Un breve riassunto del mio vecchio libro.

Quando non sai dove mettere una discussione ovvero non è fermodellismo.

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roy67
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Un breve riassunto del mio vecchio libro.

Messaggio da roy67 » dom apr 28, 2013 3:49 pm

Cari amici.

Molti di voi sanno che, per molti anni, mi sono occupato di modellismo navale. Incentrato sui vascelli del secolo XVII e XVIII. La maggior parte di questi vascelli parteciparono alla trementa battaglia di Trafalgar, al largo di Cadice, alle porte dello stretto di Gibilterra. Cedendo alle richieste di amici, scrissi, nel 1998 (per i 200 anni del varo), un libro ove venivano spiegate tante cose tecniche, ma soprattutto, la vita di bordo sui vascelli del periodo (per spiegare il realismo costruttivo del modello).
Per rendere scorrevole la lettura, pensai di inserire, nel racconto, alcuni fatti di fantasia, trasformando il racconto in un romanzo. Ove, fra le righe, si può "assaporare" la realtà che avvolgeva un vascello da guerra da 98 cannoni del 1798. Il vascello in questione, scenario del racconto, è la H.M.S. Téméraire.

Il manoscritto è di 175 pagine, con carattere "arial", in dimensione "8".
In questi giorni, volendolo trasformare e salvarlo in formato che... Non si sa mai... lo sto "risalvando", da "Word '98" a formato "word 2011".
Per chi volesse "assaporare" la vita di bordo, su un vascello da guerra di fine 1700...
Ripeto. Ovviamente sono state inserite situazioni di fantasia, personaggi fantastici. Ma ciò che successe nella battaglia... E' fatto realmente accaduto.

P.S. Il racconto è crudo. Non fa assolutamente sconti... Ma è ciò che successe e fa parte della normale (di allora) vita di bordo. Fra le righe si possono acquisire importanti nozioni modellistiche. Scopo primario del racconto.

P.P.S. il simbolo "...[...]..." sta a significare che il racconto è stato tagliato. D'altra parte... E' molto lungo e... sanguinario.

P.P.P.S. Se siete dotati di ottimo Q.I. troverete analogie "strane", relative al "tenente di vascello", interprete principale del racconto. :wink:

Buona lettura:

Capitolo 1°: L'imbarco.

14 Agosto 1805.


Quel giorno, per me, fu un giorno molto importante: Era il mio diciannovesimo compleanno e mi stavo recando all’Alto Ammiragliato della Royal Navy, di Bombay, per ricevere la promozione ufficiale a Tenente di Vascello.
La cerimonia cominciava alle 9:00, ma io, alle 7:30, ero già per strada e camminavo per le vie putride e puzzolenti che, dal porto, andavano nella zona residenziale della città.
Non avevo dormito quella notte, dall’euforia e dalla smania dell’avvenimento. Passai tutto il tempo a lucidare i bottoni e le fibbie della mia divisa, sentivo il cuore battere in ogni parte del mio corpo, finché decisi di uscire e farmi due passi per calmarmi...[...]...
...[...]... Arrivai davanti all’Ammiragliato alle 8:10 e vidi che il marinaio Spencer ed i Guardiamarina Murray e Collier erano già la che aspettavano. Mi fermai con loro per scambiare le ultime novità. Anche loro, come me, dovevano essere promossi ed erano quindi emozionati.
Eravamo imbarcati insieme sulla Fregata Calypso da quarantotto cannoni, addetta ai rifornimenti fra Madagascar e Città del Capo (Sud Africa)...[...]...
...[...]... Un mese prima, durante uno dei soliti viaggi di routine, venimmo attaccati, al largo delle Seicelle, da due brigantini pirata da venti cannoni. Ci presero di sorpresa, di notte, mentre l’equipaggio di guardia era ridotto al minimo. Prendemmo tante bordate da distruggere quasi tutti i nostri cannoni che non erano pronti al fuoco e chiusi dietro i portelli...[...]...
...[...]...Eravamo noi gli unici ufficiali a bordo ancora vivi e fummo proprio noi quattro a spostare i pochi cannoni ancora funzionanti di fronte agli squarci sulle fiancate e fare fuoco sui brigantini, affondandone uno ed indurre l’altro alla fuga...[...]...
...[...]...I pirati miravano all’alberatura per impadronirsi della nave e del suo carico. Noi, invece, mirammo agli scafi. Non ci interessava salvare nulla di loro.
Riuscimmo a portare la Calypso a Bombay, nonostante i danni subiti e l’equipaggio ridotto al dieci per cento, catturammo anche otto prigionieri, che consegnammo alle autorità portuali che li processò ed impiccò il giorno stesso.
Diventammo degli eroi. Avevamo salvato nave e carico.
Questa mattina ci aspettava la cerimonia ufficiale di promozione...[...]...
...[...]... Alle 8:30 arrivò una carrozza bianca decorata in oro, trainata da quattro cavalli bianchi. Si fermò davanti alla scalinata dell’Ammiragliato, scesero i cocchieri, montarono la scaletta e aprirono la portiera. Scese il Contrammiraglio Graham Mc Arthur che, con un sorriso di sbieco, toccandosi la punta del cappello a tricorno con la mano destra, ci salutò. Scesero anche due Comandanti di vascello con lui, salirono insieme la scalinata parlottando fra loro ed entrarono dal portone centrale del palazzo...[...]...

...[...]... La sala era gremita di Ufficiali, Capitani, Comandanti e quant’altro, non mi aspettavo ci fosse tanta gente. Camminammo uno al fianco dell’altro fino ad arrivare ad un’immensa scrivania piena di carte, sestanti, astrolabi e altri oggetti di bordo, il Contrammiraglio Mc Arthur si alzò in piedi e cominciò un lungo e noioso discorso finché, alle 10:00 circa, girò intorno alla scrivania e ci tolse i gradi di Guardiamarina e ci mise gli spallini frangiati da Tenente di vascello a me, Collier e Murray e mise i gradi di Guardiamarina a Spencer. Ci puntò sul petto anche una medaglia al valore militare. Ci fu un grande applauso. Poi, lentamente, la gente si avviò verso l’uscita...[...]...
...[...]... Ci avviammo anche noi, ma il Contrammiraglio ci fermò e ci chiese di attendere un istante. Seguì un breve silenzio, poi, facendo un cenno con la mano destra, chiamò i due Comandanti che erano arrivati con lui in carrozza, questi si avvicinarono e si misero al suo fianco. <<Vi presento il Comandante Harvey ed il Comandante Mc Pearson>> disse, indicandoli con la mano. Poi aggiunse <<Sono rispettivamente il Comandante della Her Majesty Ship Téméraire e della H.M.S. Constellation: avrebbero una proposta da farvi>>.
Ci guardammo ed acconsentimmo annuendo col capo.
Cominciò il Comandante Mc Pearson. << La Constellation è una nave da carico della Compagnia delle Indie Orientali che fra cinque giorni salperà, insieme ad altre sei, navi per trasportare sete pregiate, pietre preziose, gioielli e spezie in Inghilterra. E' un bottino, che potrebbe fare gola a molti, saremmo onorati se voi foste al nostro fianco...>> venne però interrotto dal Comandante Harvey <<Sarei onorato se accettaste l’incarico di imbarcarvi sulla Téméraire., Un vascello di primo rango con novantotto cannoni che, insieme al H.M.S. Orion, dovrà scortare e difendere il convoglio del Comandante Mc Pearson fino in Inghilterra. L’equipaggio purtroppo è stato decimato dallo scorbuto nell’ultimo viaggio e devo reintegrarlo entro quattro giorni>>. Intervenne a questo punto il Contrammiraglio Mc Arthur << L’H.M.S. Téméraire è una nave della flotta di sua maestà, ma è al soldo della Compagnia delle Indie Orientali per difendere i carichi che da qui partono alla volta dell’Inghilterra. Sapete quanto la Compagnia paghi bene ogni nave che arriva....... ed anche il suo equipaggio>>...[...]...
...[...]... Rimanemmo in silenzio senza fiatare, la Calypso era distrutta ed eravamo senza imbarco. Avrei voluto urlare <<Si !!!!>> ma non volevo far notare la mia felicità di fronte alle più alte autorità della Marina che avessi mai avuto l’onore d’incontrare, ma dopo un secondo risposi <<Si. Accetto con piacere>>. Non stavo nella pelle dovevo rispondere subito, anche perché la paga sarebbe raddoppiata...[...]...
...[...]... Il giorno dopo uscii di buon ora per andare ai magazzini generali del porto. C’era sempre un buon affare da combinare, gente che parte e vuole disfarsi di qualcosa o gente che arriva e vuole vendere ciò che non gli serve più.
Comprai un letto con supporto a cinghie, il venditore mi garantì che in caso di mare grosso non si sarebbero sentite le onde. Una lanterna ad olio, un orologio da parete, un baule nuovo ove riporre le mie cose personali ed un filtro per l’acqua. Il venditore mi garantì che avrebbe reso potabile anche la più lurida delle fogne...[...]...
...[...]...Quattro scialuppe, mosse da venti rematori ognuna, stavano tornando al pontile scariche. Avevano già fatto due viaggi, caricando sulla nave gli effetti degli altri membri dell’equipaggio.
Ogni pontile del porto era riservato ad una nave e sopra vi erano accatastate tutte le merci da caricare. Il nostro, e quello della H.M.S. Orion, erano i più sgombri. D’altra parte, non dovevamo caricare merci, ma solo generi di prima necessità, alimentari, acqua potabile, e attrezzature belliche...[...]...
...[...]... Le funi vennero slegate e subito recuperate, alcuni rematori allontanarono la scialuppa dal pontile usando i remi, ci girammo e cominciammo il nostro breve viaggio.
L’acqua era torbida, color cammello, ad ogni remata si formavano grosse bolle di schiuma grigia che faticava poi a diradarsi, si poteva vedere galleggiare ogni sorta di schifezza.
Passammo a lato di altre due navi dove l’equipaggio era intento a trasbordare, dalle loro scialuppe, aiutandosi con gli argani, casse di ogni forma e dimensione.
Nonostante ci allontanassimo dalla costa l’acqua rimaneva lercia, oleosa e putrida, come a riva. Arrivammo a lato della H.M.S.Téméraire. Un tanfo maleodorante mi avvolse. Un odore misto fra acqua stagnante, marcio, urina e muffa. Mi avvicinai la manica della giacca al naso e cominciai a respirare attraverso la stoffa. Era insopportabile.
Il Comandante mi vide, e ridendo, disse: <<Ci si abituerà Tenente. Ci si abituerà>>...[...]...
...[...]... La scialuppa si avvicinò all’enorme fiancata. Due marinai lanciarono da bordo delle cime che vennero presto legate e assicurate a prua e a poppa della scialuppa e ci accostammo alla scala verticale fissata alla fiancata.
Il primo a salire fu il Comandante seguito dal primo ufficiale di bordo, il Capitano Terence Cunningham, il tenente Collier ed il tenente Murray, poi toccò a me. Non era facile. Benché il mare fosse calmo, le piccole onde facevano saltare la scialuppa e s’infrangevano sullo scafo della nave come se fosse un gigantesco scoglio.
Bisognava prendere il ritmo e spiccare un salto, aggrappandosi con le mani. Ma i primi gradini erano molto scivolosi a causa dell’acqua che li bagnava costantemente. La salita era ripida, sopratutto la prima parte che, seguendo la forma dello scafo, sembrava andasse all’indietro...[...]...
...[...]... Il Comandante si avvicinò al primo Ufficiale di Bordo e gli disse << Accompagni i signori ai loro alloggi>>. Il Capitano Cunningham fece cenno di seguirlo, chiamando altri quattro membri dell‘equipaggio. Arrivammo a poppavia del ponte di coperta dove alcuni marinai stavano montando dei tramezzi di legno a mo di pareti per delimitare le nostre piccole cabine. <<Questa sarà la sua Tenente>>. Disse, indicandomela con una mano, poi aggiunse <<Sarà pronta fra un’ora circa, intanto il Maggiore Smith le farà visitare la nave>>...[...]...
...[...]... Senza fermarsi arrivò al timone. Le due gigantesche ruote, montate sullo stesso asse, ne facevano un monumento al centro del ponte. Pensai, immediatamente, al motivo di tale dimensione e lo chiesi al Maggiore. Lui rispose <<Ah! Già. Voi eravate sulla Calipso. Su una nave di queste dimensioni, per la normale navigazione, con mare calmo, per tenere ferma la barra del timone sono necessari quattro uomini..... Dodici se il mare è mosso>>. Poi aggiunse <<Dove li metterebbe dodici uomini se il timone fosse più piccolo?>> Sgranai gli occhi nel rendermi conto d’aver fatto una domanda tanto stupida...[...]...

Fine capitolo 1°

A presto con il 2° capitolo. "Il viaggio".
Ciao. Roberto Alinovi - L'uomo non teme ciò che in lui non c'è. (Hermann Hesse)

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Messaggio da roy67 » dom apr 28, 2013 9:50 pm

Ho scordato di mettere la copertina:

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Ovviamente si tratta del manoscritto originale, quando ancora era correggere e tutto "rivedere".


Capitolo secondo (per il forum. In realtà siamo già al 6° capitolo):

Il viaggio.

...[...]... Il Comandante Harvey si guardò intorno e disse <<Bene. Tenente Collier, dia il segnale che siamo pronti>>. Dopo alcuni istanti, dalle sartie dell’albero di maestra, salirono una ventina di bandierine colorate che segnavano alla piccola flotta che la Téméraire era pronta. La risposta dalle altre navi non si fece attendere troppo. Il Tenente Collier, che con il suo cannocchiale le stava osservando, disse <<Tutti pronti a salpare. Signore>>. Nello stesso istante una cannonata a salve fu sparata dalla Constellation, immediatamente il Comandante, rivolgendosi al Quartiermastro, disse, quasi urlando <<Questo è il segnale Signor Laney! Alle manovre. Tutte le mani a riva. Usciremo di gabbia e pappafico>>. Immediatamente il quartiermastro ripeté l’ordine all’equipaggio che era in attesa sul ponte di coperta. Un centinaio d’uomini salì sulle sartie degli alberi di trinchetto e maestra, i pennoni si riempirono di gabbieri ed in breve tempo le vele scesero sventolando al vento. <<Mollare gli ormeggi. Issare le ancore>>. Disse urlando con tutta la sua voce, si sentì il cigolio sordo degli argani che sollevavano le ancore legate alle loro pesanti catene. La nave cominciò a muoversi timida. Quando le ancore furono fuori dall’acqua e assicurate ai loro supporti, il Comandante ordinò di nuovo <<Alare le scotte. Barra a dritta>>. Un’altra trentina d’uomini cominciò a tirare i bozzelli, le vele si tesero, si gonfiarono, la nave s’inclinò in uno scricchiolio lento e cupo e cominciò a muoversi decisa verso il largo...[...]...

...[...]... I giorni cominciarono a passare, lunghi, monotoni e sempre uguali, l’unico svago che avevo era fumarmi un sigaro con il Maggiore Smith sul casseretto ...[...]...

...[...]... Ormai il cibo fresco era terminato, nel quadrato ufficiali si mangiava solo pesce salato, gallette o carne essiccata. Erano le uniche cose che potevano resistere a lungo sulla nave. Anche l’acqua potabile cominciava a puzzare di marcio dentro le botti.
La carne o il pesce essendo stipati in botti colme di sale facevano anche aumentare la sete già alimentata dalla salsedine del mare e dal caldo equatoriale.
Una mattina mi alzai, mi vestii e uscendo dalla cabina andai a riempire d’acqua la piccola botticella che tenevo a fianco del letto, arrivai alla botte del ponte di coperta ne aprii il coperchio ed un odore nauseabondo ne usci. Mi voltai immediatamente, un colpo di tosse mi riaprì la gola, mi sembrò di soffocare. Riempii la botticella usando un mestolo e ritornai nella mia cabina. Decisi di provare il filtro che comprai a Bombay. Versai l’acqua nel contenitore del filtro, misi la botticella sotto il tubicino di uscita e aprii la valvola.
Quello che ne uscì aveva il colore del the, ma almeno era trasparente, l’odore era sempre quello di legno putrefatto misto ad alghe marce. Ne sorseggiai un poco ma sputai subito, il sapore era lo stesso dell’odore. Girai tutta la nave alla ricerca di una botte con acqua decente ma ormai tutte contenevano acqua marcia. Mi rassegnai a bere quella ricavata dal mio filtro. Almeno quella non aveva cose che galleggiavano ed era quasi trasparente...[...]...

...[...]... All’alba del 16 settembre arrivammo a Città del Capo dove il convoglio si fermò in rada per i rifornimenti. La Téméraire e la Orion si ancorarono in difesa all’imboccatura del porto. Come vennero gettate le ancore il comandante diede subito l’ordine di calare tutte le quattro scialuppe che cominciarono la staffetta verso i moli...[...]...

...[...]... Per tutto il giorno e quello successivo le scialuppe continuarono a portare a terra casse e botti vuote riportandole a bordo piene, i marinai che non erano di guardia facevano il bagno in mare tuffandosi dai portelli dei cannoni, aperti per cambiare l‘aria. Il Capitano Cunningham approfittando della situazione chiamò sul ponte di coperta tutti gli uomini che non erano di guardia e disse <<Due pinte di rhum a chi riesce a portare a bordo il quantitativo maggiore di alghe che si è attaccato allo scafo>>. Ci fu un boato e tutti quegli uomini si gettarono a capofitto in acqua armati di coltelli fra i denti e cominciarono a raschiare lo scafo sotto la linea di galleggiamento. Ridendo chiesi al Capitano <<A cosa servono tutte quelle alghe a bordo?>>. <<A nulla>> mi rispose e continuò <<Ma intanto vengono tolte dallo scafo. Li attaccate ci rallenterebbero nella navigazione. Quegli uomini sanno cosa stanno facendo, le pinte di rhum sono solo una scusa per fare staccare quante più alghe possibile>>. Fece una pausa poi continuò: << La maggior parte dell’equipaggio è formata da ladri od assassini che hanno scelto d’imbarcarsi anziché la prigione. Oppure sono figli di “Michey Finn”, quindi non faranno nulla solo perché gli è stato chiesto, ma bisogna dargli un motivo. Ed il rhum, per loro, è un ottimo motivo>>.
<<Michey Finn?... Chi è Michey Finn?>> Domandai, chiedendomi se fosse grave non saperlo. Il Capitano mi fissò serio negli occhi per alcuni istanti poi scoppiò a ridere e disse: <<Non mi dica che non sa COSA è un Michey Finn>>. <<No!>> risposi vergognandomi.
Il capitano Cunningham si fregò le labbra con le dita della mano destra, abbassò lo sguardo e: <<Mmmh>> disse <<Vediamo come spiegarlo brevemente. Le taverne e le osterie dei porti pullulano di marinai di scarso valore, ubriaconi, eccetera. Fra questi ci sono anche marinai con molta esperienza che s’imbarcano come mercenari, ma spesso avviene che chiedano di essere pagati più di quel che si meritano, oppure ci sono marinai scomodi che qualcuno vuole fare sparire. Fin qui ci siamo?>>. <<Si>> Risposi. << Bene, Capita molto spesso che alcuni allegri osti, per poche ghinee, stiano al gioco di persone poco rispettabili che vogliono far imbarcare contro voglia questi marinai, servendogli, anziché il solito whisky e rhum, un cocktail formato da whisky, rhum, gin, laudano e oppio. L’effetto è quasi immediato ed il poveretto si risveglia una settimana dopo su di una nave già a centinaia di miglia dalla costa. Quel cocktail viene appunto chiamato Michey Finn>>...[...]...

...[...]... Eravamo di nuovo in navigazione, prossima meta Capo Verde.
La routine di bordo riprese rapidamente e le giornate ritornarono lunghe e noiose, il mio unico svago era sempre quel sigaro...[...]...

...[...]... Nei giorni successivi la bonaccia aumentò, non un solo filo di vento. Le vele rimanevano flosce, sgonfie sembravano lenzuola stese. Per rispettare la tabella di marcia il Comandante Mc Pearson, dalla Constellation, diede ordine di mettere a mare le scialuppe e trainare le navi remando. In questo modo riuscivamo a navigare con la velocità di 1 nodo all’ora...[...]...
...[...]...Le quattro scialuppe vennero legate a prua della Téméraire ed i marinai a bordo di ognuna, anziché venti, erano quaranta, alternandosi ai remi ogni mezz'ora. Durante la notte tutto veniva sospeso per ricominciare l’indomani all’alba. I marinai che tornavano a bordo erano stremati e, per ordine del Comandante, il giorno successivo, avrebbero avuto doppia razione di rhum e mezza giornata di libertà. Sulle scialuppe salirono altri rematori che a rotazione si sarebbero dati il cambio ogni giorno...[...]...

...[...]... La navigazione continuò lunga e noiosa fino a Capo Verde, dove arrivammo, la sera del 12 Ottobre, al porto di Boa Vista. Ci fermammo per i rifornimenti per due giorni. Al posto di comando della Royal Navy trovammo informazioni sull’intera flotta Inglese. L’Ammiraglio Collingwood, con una decina di vascelli, pattugliava al largo di Gibilterra e l’Ammiraglio Nelson con altrettanti vascelli teneva bloccata la flotta Franco-Spagnola nel mediterraneo. Il nostro convoglio sarebbe passato all’interno del corridoio formato dalle due flotte. Saremmo stati in una botte di ferro. I turni di guardia sarebbero dimezzati, pochi giorni di navigazione e saremmo arrivati, finalmente, in acque sicure anche dai pirati. Ripartimmo all’alba del 15 ottobre per l’Inghilterra. Ogni sera a bordo c’era una festa, finalmente tornavamo a casa...[...]...

Fine 2° capitolo.

A presto con il terzo ed ultimo.. La battaglia di trafalgar.. Vissuta in prima persona dal nostro tenente di vascello Robert Newings, imbarcato sulla Her Majesty Ship Téméraire.
Ciao. Roberto Alinovi - L'uomo non teme ciò che in lui non c'è. (Hermann Hesse)

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Messaggio da roy67 » dom apr 28, 2013 10:10 pm

P.S. Una razione di Rhum era intesa come razione giornaliera. Ed era equivalente ad una pinta, circa mezzo litro.
Ciao. Roberto Alinovi - L'uomo non teme ciò che in lui non c'è. (Hermann Hesse)

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Messaggio da liftman » dom apr 28, 2013 11:07 pm

A quest'ora non ho voglia di leggermi 'sto popò di scritto, ti faccio solo una domanda: perchè non salvi direttamente in PDF?
Ciao! Rolando

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Messaggio da roy67 » dom apr 28, 2013 11:31 pm

liftman ha scritto:

A quest'ora non ho voglia di leggermi 'sto popò di scritto, ti faccio solo una domanda: perchè non salvi direttamente in PDF?


Perchè sto facendo un lavoro da "animale". Il File originale è scritto su "Works" per "Win 3.11" salvato su floppy disc.. Fu, poi, risalvato in "Works 2000" per "Win 98"... Sempre su floppy.

Quindi, lo sto ora riconvertendo in "Office Word" per "Win 98" e Ricostruendo per "Office 2011" con "plugin" per "Win7".....

I passaggi portano ad una vera valanga di errori ortografici, punteggiatura mancante, caratteri inesistenti. In alcuni casi devo proprio rileggere il file originale stampato e ricopiarlo, per mancanza di intere frasi.
Ho rimesso in funzione il mio vecchio "Compaq Presario" con "Win 98".... e la vecchia stampante Lexmark.
Da quello, riconverto i file per "Win7"...... Una volta riportati i file completi su Win7, posso fare ciò che voglio.. :wink:

Comunque. Credetemi. E' un emozione per me rileggerlo.
Per questo motivo ho pensato di pubblicarne il riassunto.

Cuccatevi anche il disegno scannerizzato.

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Messaggio da roy67 » lun apr 29, 2013 12:36 am

Errata corrige.

Il terzo capitolo è il penultimo.

Un brutto risveglio

21-10-1805.

Quella mattina mi svegliai tardi, con un leggero cerchio alla testa, forse a causa della
razione doppia di rhum bevuta la sera prima. Guardai l’orologio inchiodato alla parete della mia cabina . Erano le 6:30.
Cercai di fare il più in fretta possibile a lavarmi e radermi, mi misi la camicia, le calze di
seta bianca, i pantaloni allacciando il bottone che li terminava appena sotto il ginocchio, mi infilai le scarpe con la fibbia argentata, mentre con una mano mi misi a battere la giacca blu dalla quale frusciarono gli spallini dorati che, sottoposti ai miei colpi, facevano vibrare le frange che contornavano i gradi di Tenente di vascello della Royal Navy.
Uscii dalla cabina situata sulla dritta poppiera del ponte di coperta, allungando il braccio per prendere il cappello a tricorno e richiudendo la porta dietro di me.
Feci alcuni passi e vidi che il largo corridoio che raggiungeva il ponte di coperta era bloccato da casse, botti, assi e svariate altre cose, scesi quindi le scale che portavano al primo ponte di batteria dove un tanfo maleodorante di sentina, acqua stagnante e muffa toglieva il fiato.
Percorsi tutto il corridoio, passando fra circa una ventina di cannoni da 32 libre, intravedendo nell’oscurità, appena rotta da piccole lanterne ad olio, artiglieri che ancora dormivano su amache legate fra gli affusti dei cannoni chiusi dietro i loro portelli.
Arrivato in fondo salii le scale e aprii il tambuccio che porta a prua del ponte di coperta, lo richiusi lentamente e mi avviai verso il cassero.
Solo a quel punto mi accorsi che la nave non era come al solito inclinata dalla spinta del vento sulle vele, non ondeggiava, non beccheggiava sulle onde, una calma surreale, rotta saltuariamente dallo schiocco di una vela, frustata da un innocua folata di vento che s’infilava fra la gabbia ed il velaccio. C’era di nuovo bonaccia...[...]...

...[...]... Le due ruote del timone erano tenute da quattro soli marinai e non sette come al solito, il Guardiamarina Spencer addetto al solcometro urlò <<Due, Signore>>, rivolto al Comandante Harvey che, sul cassero, appoggiato alla murata di dritta, rivolto verso prua, scrutava ad est. <<Solo due nodi? >>. Rispose, senza togliere lo sguardo dal cannocchiale.
Abbassò lo sguardo e come mi vide, con uno spasmo di felicità, mi gridò: << Abbiamo compagnia! >>, con un paio di balzi salii sul cassero aprii il mio cannocchiale e guardai dove stava guardando il Comandante, cercando con lo sguardo di oltrepassare vele e sartie. Stavamo navigando verso est. Perché? Mi chiesi.
Il sole stava sorgendo, dipingendo l’orizzonte in una cupola di rosa pallido, lasciando intravedere tutt’intorno un azzurro intenso, c’era solo una piccola nuvoletta grigia al confine fra cielo e mare.
Ma a poche centinaia di yarde da noi, sulla stessa rotta, ci stavano precedendo due vascelli di primo rango, dai quali sventolava a poppa la Sovereign ensign, mi guardai tutt’intorno richiudendo il cannocchiale, ovunque guardassi c’erano navi Inglesi. Ne contai ventisei.
Ci eravamo aggregati alla Flotta di Sua Maestà...[...]...

...[...]... Il Tenente Collier, l’Ufficiale addetto alle segnalazioni urlò << E’ per noi Comandante. Dice che L’Ammiraglio Nelson la vuole a bordo della Victory per colazione >>.
Questi, dopo un attimo d’esitazione, disse << Rispondete subito Signor Collier, non si può far attendere un Ammiraglio a colazione >>.
Dopo alcuni istanti, dalle sartie dell’albero di Maestra, salirono una miriade di bandierine
colorate che segnalavano l’arrivo a bordo della Victory del Comandante Harvey e del
Primo Ufficiale di bordo. Il Quartiermastro diede ordine di calare in mare la scialuppa del comandante, tutto era così calmo che si poteva raggiungere la Victory superando la Temeraire remando. Allungai il cannocchiale per vedere quale fosse la Victory, guardando le navi che ci precedevano.
Quella a destra, leggermente arretrata, era la H.M.S. Royal Sovereign comandata dall’Ammiraglio Collingwood, era un vascello di primo rango che nascondeva dietro i portelli chiusi delle sue fiancate gialle e nere centodue cannoni disposti su tre ponti di batteria, seguita dal vascello di secondo rango Belleisle con ottantotto cannoni.
Mi spostai verso la fiancata di sinistra del cassero e vidi le luccicanti balconate di poppa, dove brillava di riflessi del mare, il nome dorato della Victory, a circa 150 yarde davanti a noi sulla sinistra.
La Victory era un vascello di primo rango identico alla Royal Sovereign.
A 100 yarde sulla nostra sinistra navigava la Neptune, la quale si frapponeva fra noi e la Euryalus, a bordo di queste si notava un formicolio di marinai che stavano mettendo in mare le loro scialuppe.
Ancora non avevo capito cosa stesse succedendo quando il Comandante mi disse:
<< Tenente ha visto quanti sono? >>
Io trasalii. Riaprii il cannocchiale e guardai finalmente più in là del mio naso, quella nuvola all’orizzonte non erano altro che le vele delle navi della flotta Franco Spagnola. Erano più di trenta navi in navigazione verso nord divise in tre gruppi ben distinti. Gli scafi erano ancora oltre l’orizzonte, ma si vedevano chiaramente le vele tutte spiegate per catturare quanto più vento possibile.
La scialuppa del Comandante venne calata in mare e il Quartiermastro diede il segnale all’equipaggio di salirvi a bordo, il Comandante lasciò a me il comando.
<< Mantenga la rotta fino al mio arrivo>> disse e s’incamminò verso la scala che scendeva alla sua scialuppa.
Dopo alcuni minuti vidi la scialuppa con i suoi venti rematori dirigersi verso la Victory insieme ad altre venticinque scialuppe. Ci misero circa mezzora prima di raggiungerla e sparire dietro l’enorme fiancata gialla e nera.
La campana di bordo suonò per il cambio della guardia.
Erano le 8 del mattino.
Continuavo a non capire.
Navigavamo verso nord, avevamo già lasciato l’Africa e stavamo raggiungendo le coste del Portogallo, eravamo di fronte allo stretto di Gibilterra. Sapevamo che la flotta Napoleonica era bloccata dalla flotta dell’Ammiraglio Nelson nel mediterraneo e che l’Ammiraglio Collingwood pattugliava con la sua flotta al largo di Gibilterra, ormai anche il pericolo pirati era scongiurato, potevamo, da quella sera, dormire tranquilli.
La sera precedente appunto festeggiammo nel quadrato ufficiali, i turni di guardia erano stati dimezzati.
Ma questa mattina la Téméraire stava navigando ad est verso quello per cui era stata costruita.

La guerra.

...[...]... Dopo circa un ora, dalla Victory , cominciarono ad allontanarsi le scialuppe dirette ognuna verso la nave da cui erano partite, aprii il cannocchiale per scorgere quella del Comandante Eliab Harvey e, quando la riconobbi, diedi l’ordine al Quartiermastro di accogliere a bordo il comandante e l’equipaggio della scialuppa, si avvicinarono rapidamente anche perchè gli andavamo incontro...[...]...

...[...]...Quando il Comandante, dopo essere salito a bordo, raggiunse il cassero mi spostai e gli lasciai il centro del ponte. Diede immediatamente l’ordine di ammainare la bandiera della Compagnia delle Indie Orientali ed issare la Sovereign ensign, la White ensign e di fare uscire i coltellacci.
Dopo alcuni minuti dalle vele di trinchetto, pappafico, maestra e gabbia, uscirono i pennoni ed i coltellacci scesero fino quasi a toccare il mare, schioccarono e si gonfiarono nel lieve vento, la nave in uno scricchiolio s’inclinò leggermente e si avvertì che la velocità cominciò ad aumentare.
Il comandante mi guardò consapevole che non avevo capito ciò che stesse accadendo.
Dopo un attimo di silenzio gli chiesi:
<<Che ne è stato delle navi che scortavamo, Signore>>. Si girò verso di me e con un sorriso nascosto a fatica mi disse << Non corrono nessun pericolo Tenente, la flotta Napoleonica è tutta là >> e facendo un cenno con la testa indicò verso quella nuvola di vele ormai incendiate dalla luce del sole.
Aggiunse poi << Stamattina alle 5:30 abbiamo incrociato la flotta di Nelson, il quale ha ordinato a noi e alla Orion di aggregarci , stanno rincorrendo la flotta di Villenueve per ingaggiare battaglia, hanno bisogno della Temeraire e del suo equipaggio>>. Capii finalmente qualcosa: tutti i comandanti delle navi andarono sulla Victory per discutere il piano di battaglia...[...]...

...[...]...Mi sedetti alla sinistra del Comandante, mi tolsi il tricorno e me lo misi sulle ginocchia attendendo che tutti si fossero seduti.
Il Capitano Harvey si alzò appoggiandosi con le mani sulla tavola, rimase alcuni secondi in meditazione, alzò lo sguardo perso nel vuoto e disse: << Sulla Victory , l’ammiraglio Nelson ha proposto di infrangere il primo regolamento della Royal Navy che prevede di disporsi in linea fronteggiando il nemico con la nostra fiancata, bordando la fiancata dell‘altra nave.
Nelson propone di tagliare la strada al nemico in due punti diversi la loro linea........>>.
Sospirò, si girò, e prese dalla panca che aveva a fianco due bottiglie di rhum, le mise sul tavolo, dove il mozzo aveva già servito i bicchieri e con le mani fece cenno di servirci.
Attese che tutti in nostri bicchieri fossero pieni, poi continuò: << La proposta è stata messa ai voti ed ha ottenuto consenso ad unanimità>>. Si girò verso la vetrata, bevve il suo rhum in un fiato inclinando velocemente indietro la testa, si voltò di nuovo verso di noi espirando i vapori del rhum con la bocca aperta e disse: << Saremo sottoposti alle loro bordate per circa mezz’ora, dopo di che, quando attraverseremo la loro linea.... . Saremo noi a scaricare finalmente il nostro orgoglio Inglese e loro dovranno solo restare a guardare, inermi>>. Disse le ultime parole in modo greve, come se già gustasse la vittoria. <<Vi devo avvisare>> aggiunse << che stiamo infrangendo il regolamento. Potremmo essere giudicati alla Camera dei Lord ed essere impiccati dopo 24 ore>>.
<<Chiunque di voi non sia d’accordo può alzarsi ed uscire: si consideri consegnato nel suo alloggio fino alla fine della battaglia, allorché verrà giudicato da Nelson in caso di vittoria o non giudicato dai Lord perché non reo d’aver infranto il regolamento>>.
Un silenzio assoluto regnò per alcuni secondi.
Si senti solo il ticchettio del cronometro appoggiato sul mobile di fronte a me.
Tutti ci guardammo in faccia, nessuno si alzò.
Poi, dal fondo della tavola, il commissario di bordo alzò il bicchiere e urlò: << A Nelson. Lo seguirei in capo al mondo>>. E tutti brindammo a Nelson.
Il Capitano in un sorriso di felicità si alzò dritto e battendo le mani disse:
<< Bene, questi sono gli ordini : Maggiore Smith, nessun fuciliere o moschettiere sulle coffe, Nelson teme che il loro fuoco possa incendiare le vele>>.
Voltandosi poi verso il Quartiermastro <<Signor Laney, verniciare gli alberi di giallo fino alla prima coffa, sarà l’unico modo per riconoscerci nella nebbia, fumo e chissà cos’altro ci aspetta là in mezzo. Tutte le navi Inglesi saranno verniciate così>>. Sorrise poi aggiunse:
<< Non vorrei prendere una bordata dalla Victory solo perché non ci ha riconosciuto >>.
Si mise sull’attenti e disse << Signori ! >>
Ci alzammo tutti sull’attenti e il comandante aggiunse: <<Cos’altro dire... Ai posti di combattimento>>.
Uscimmo dalla sua cabina, quando arrivai al listone del cassero, vidi che tutto l’equipaggio, sul ponte di coperta, stava cantando, al suono di una cornamusa, canzoni delle quali io non conoscevo le parole ed altri marinai ballavano un’ impossibile danza scozzese.
Feci per chiamare il tamburino, ma il comandante che era dietro di me, mi fermò il braccio dicendo: << Li lasci ancora qualche minuto. Per alcuni di loro è l’ultima danza.>>...[...]...

...[...]...Poi, dopo alcuni minuti, prese dalla tasca interna della giacca un libretto di preghiere, ne sfogliò alcune pagine e alzo il braccio destro.
Le musiche cessarono, l‘equipaggio ammutolì, tutti si tolsero il cappello e si misero ad ascoltare...[...]...

...[...]...Subito dopo ordinò al tamburino di suonare “ai posti di combattimento“, tutti i marinai s’infilarono nei tambucci e scomparvero nel ventre della nave lasciando sul ponte di coperta solo gli artiglieri addetti ai cannoni legati alle murate di quel ponte.
<< La Victory ordina alla flotta di Collingwood di separarsi>> . Gridò il Tenente Collier che, preso dall’emozione, non sapeva se prima comunicare il messaggio o scriverlo sul suo taccuino...[...]...


Fine 3° capitolo.
Ciao. Roberto Alinovi - L'uomo non teme ciò che in lui non c'è. (Hermann Hesse)

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Messaggio da Pecetta » lun apr 29, 2013 2:15 am

@ Roy67,

Ti anticipo che qualche anno fa facevo il superlettore in un Forum di aspiranti scrittori. Non che sia un lettarato (io) ma avendo avuto più volte l'aspirazone di scrivere ed essendomici impegnato per un pò di anni credo di poter dire qualcosa a riguardo delle tue fatiche e così, dopo aver letto le prime parti del tuo scritto penso sia giusto segnalarti la presenza di cose che andrebbero riviste.

Mi ripeto: NON sono un professore di lettere e tantomeno ho fatto un liceo ma un'idea basilare di come si scrive penso di averla ed è per questo che mi sbilancio in commenti. Scusami se i miei pareri potranno offenderti ma mi sento di doverti qualcosa in cambio dei tuoi consigli ferromodellistici ed è per questo che mi sto osando 'ribaltare' il tuo scritto. [:I][:I][:I]

<div align="center" id="quote2"><table class="quote"><tr><td class="quotetd"></td></tr><tr><td class="quotetd2"><span class="quotetext">Quel giorno, per me, fu un giorno molto importante: Era il mio diciannovesimo compleanno e mi stavo recando...[/quote]
<font color="brown">Quel giorno, per te, fu un giorno molto importante: Era il tuo diciannovesimo compleanno e ti stavi recando...</font id="brown">
Qui stai narrando di te a chi ti legge e di te parli in prima persona, era un giorno molto importante tra l'altro ma non era un giorno-importante-giorno. Stai facendo due ripetizioni in una riga.

Prova così:
<font color="orange">Quel giorno fu molto importante. Era il mio diciannovesimo compleanno e mi stavo recando...</font id="orange">

<div align="center" id="quote2"><table class="quote"><tr><td class="quotetd"></td></tr><tr><td class="quotetd2"><span class="quotetext">all’Alto Ammiragliato della Royal Navy, di Bombay, per ricevere la promozione ufficiale a Tenente di Vascello.[/quote]
C'è un secondo errore (tra l'altro già fatto nella prima frase) che è quello di mettere due virgole in poco spazio e questo si fa quando si vuole far risaltare qualcosa d'importante durante un periodo complesso dello scritto mentre tu così dai l'idea di voler dare importanza a tutto il tuo lavoro e questo salta agli occhi di che ti legge ma in questi momenti è del tutto superfluo.
Sei all'inizio del racconto e questo deve presentarsi leggero e bello ma non super-importantemente-importante.
Lascia che chi ti legge possa scorrere via senza 'incespicare' tra questo tipo di virgole, il succo e l'importanza di ciò che vuoi raccontarci salterà fuori da solo.
Quindi:
<font color="orange">...all'Alto Ammiragliato della Royal Navy di Bombay per ricevere la promozione ufficiale a Tenente di Vascello.</font id="orange">
C'è un dubbio che mi sorge, lo dico ma potrei sbagliare: la promozione è a Tenente di Vascello giusto? Perché è anche 'ufficiale'? Vuoi dire ad Ufficiale Tenente di Vascello oppure che si usa dare prima una promozione ufficiosa e poi una ufficiale?

Poi scrivi:
<div align="center" id="quote2"><table class="quote"><tr><td class="quotetd"></td></tr><tr><td class="quotetd2"><span class="quotetext"> La cerimonia cominciava alle 9:00, ma io, alle 7:30, ero già per strada e camminavo per le vie putride e puzzolenti che, dal porto, andavano nella zona residenziale della città.
Non avevo dormito quella notte, dall’euforia e dalla smania dell’avvenimento. Passai tutto il tempo a lucidare i bottoni e le fibbie della mia divisa, sentivo il cuore battere in ogni parte del mio corpo, finché decisi di uscire e farmi due passi per calmarmi...[...]...[/quote]
Un errore tra i più gettonati è quello di usare i numeri invece di scriverli ed un altro è quello di voler essere precisi al minuto. Non si scrive 9 ma si scrive nove intendo e (a meno che sia strettamente necessario), si parla di mezz'ore, quarti d'ora e decine di munti. Questo perché uno scrittore non è un... matematico! :razz:
In più 'sposti' un fatto dopo i tempi che indichi, cioé dici prima che eri per strada già dalle sette e trenta e dopo che non avevi dormito quella notte. Sembra che ti ripeti intendo, e così facendo fai dubitare gli occhi di chi legge su ciò che ha già letto. Questo è un'osatcolo che si supera con un pò di prosa perché con questa (la prosa), si riesce sempre a risistemare quasi tutto. :wink:
Infine ci sono le solite virgole da eliminare. Anzi, adesso ti faccio vedere come si usano in modo appropriato mentre provo a risistemare i fatti ed i tempi: :geek:

Ti suggerirei così:
<font color="orange">Dovevo presentarmi alla cerimonia entro le nove in punto ma preso com'ero dall’euforia e dalla smania dell’avvenimento proprio quella notte non ero riuscito a prendere sonno. Ricordo che passai tutto il tempo a lucidare bottoni e fibbie della mia divisa e che sentivo pulsare i battiti del mio cuore in ogni parte del corpo e quando, finalmente, udii il canto del gallo <font color="red">(oppure puoi scrivere 'vidi che erano le sette e mezzo')</font id="red"> mi decisi ad uscire con l'intento di calmarmi facendo due passi.
Scesi lungo putride e puzzolenti strade del porto che conducevano verso la zona residenziale della città... </font id="orange">


Ok, se ci sono riuscito ho dato a queste frasi un aspetto più prosaico, ho eliminato i numeri matematici e ti ho mostrato un buon modo di quando è appropriato far risaltare qualcosa tra due virgole.
In altre parole (e parlo ancora di virgole) è ovvio che un edificio si trovi in una città (L'Ammiragliato di Bombay) tanto com'è ovvio che in un racconto scritto in prima persona si parla di sé (quel giorno per te era molto importante) mentre (e se ti va bene come esempio) quel finalmente sottolinea qualcosa di lungo come la notte che non passava mai.
Nota anche che se vuoi dare un'idea di 'levataccia' al tuo protagonista allora anziché indicare un'orario preciso puoi usare il canto del gallo e che, forse, nel 1700 gli orologi che spaccavano il minuto non erano poi così diffusi.

Spero di esserti stato utile. :grin:

Bye

P.S.
Forse che quel mio ultimo forse messo tra due virgole vuole farTi risaltare qualcosa? :cool:
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Messaggio da roy67 » lun apr 29, 2013 9:34 am

Ciao Pecetta. Grazie per l'attenzione. Il racconto che ho pubblicato è nella versione originale, così come lo scrissi nel '98, prima che l'editore lo correggesse (nel 1999-2000).
So perfettamente che ci sono salti temporali nei verbi ed errori grammaticali d'ogni tipo e forma [:I]
Ma ho preferito pubblicare il manoscritto originale e non quello corretto.

Un appunto però devo farlo io... Nel 1805 (data di ambientazione della storia) gli orologi da taschino (ed anche quelli di bordo) erano molto precisi (per quel che la tecnologia dell'epoca fornisse). Soprattutto per gli ufficiali di marina. I quali si basavano proprio sui minuti "spaccati" per tracciare la rotta in base a sestante ed astrolabio. Tant'è che, ancor oggi, le ore 9:00, vengono dette a voce "le nove e zero-zero".
Inoltre, un gallo a Bombay (sempre in quel periodo)... sarebbe divenuto un prelibato arrosto.. appena poco più di "pulcino" :wink: .

Nel racconto, la cosa fondamentale che volevo trasmettere era la vita di bordo, i problemi che s'incontravano, l'ambiente malsano e putrido, nel quale bisognava vivere per mesi e mesi... Ad esempio (parte che ho tagliato) l'utilizzo delle latrine (situate a prua) era caldamente sconsigliato con il mare grosso. Le onde refluivano negli scarichi... :wink: Quindi la andavi a fare nella chiglia, sotto la stiva, fra i sassi della zavorra..... E li rimaneva fino alla fine della tempesta..[xx(] Pensa una tempesta che dura 5 giorni... Circa 1200, fra gabbieri, artiglieri, fucilieri ed ufficiali... Che meraviglia....
Comunque, tutto ciò per dare indizi di realismo nella costruzione di un vascello in legno da guerra.... Tutti quelli che ho visto (e vedo tutt'ora) spesso alle fiere, hanno errori madornali... Non di costruzione, ma di allestimento dei ponti. Costruiti senza tenere conto della vita reale di bordo.
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Messaggio da liftman » lun apr 29, 2013 11:03 am

A Pecè.... :wink: Per la grammatica o altre "finezze" sintattiche non mi pronuncio, visto che la mia istruzione è quella che è, però in quel poco che leggo, ed ho letto (Fallaci, Koontz, Deaver, Reichs, King per citare i più noti) trovo raramente i numeri scritti in lettere, soprattutto se si tratta di date e/o orari.
Ciao! Rolando

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Messaggio da roy67 » lun apr 29, 2013 12:47 pm

Ora posso rispondere con un po' più di calma.

Riferendomi al post Pecetta. La correzione di un libro non vuole fatta, così come suona meglio la frase. Come meglio ci aggrada, aggiungendo a caso particolari. So che hai fatto esempi.. Ma vorrei sottolineare il realismo di tali esempi.

Il nostro neo tenente (protagonista della vicenda) ha perso l'imbarco in quanto la fregata su cui era imbarcato è andata distrutta. Avendo perso l'imbarco, ha perso anche la misera paga... Non potendosi permettere di meglio, ha affittato una misera e maleodorante stamberga nei pressi del porto (zona malfamata e miserabile della città - Ricordo che si parla della Bombay dell'inizio 1800). E' quindi impensabile che possa esservi un gallo che se ne va tranquillo per le strade... Sarebbe stato mangiato vivo immediatamente (considerata la miseria del luogo).

Inoltre, la prima cosa che veniva insegnata all'accademia navale della Royal Navy era proprio la precisione cronometrica dei tempi. In questo modo si poteva calcolare con precisione la rotta. Un buon ufficiale doveva essere un possesso di un buon orologio da taschino. Sulla nave era installato un cronometro a molla. Senza alcun pendolo. Le onde avrebbero falsato il regolare ritmo :wink:

Altro appunto. Il tenente non uscì dalla stanza in quanto erano le sette e mezzo (7:30) ed il gallo cantò....
Ma uscì perché non stava nella pelle dall'emozione, benché fossero solo, ancora, le 7:30... Cambia molto il senso della frase. :wink:

Sono esempi. Ma nella correzione bisogna tenerne conto. Altrimenti si incappa in errori anacronistici o completamente fuori dalla realtà, oppure si stravolge completamente il senso dell'accaduto.

Ripeto... E' il mio manoscritto originale. venne poi corretto e rivisto 3 volte. :wink:
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Messaggio da Pecetta » lun apr 29, 2013 1:22 pm

@ roy67,

Ok, a riguardo della vita a Bombay e dei suoi galli effettivamente non sono molto pratico [:I] però avevo letto tre le prime righe del tuo primo post che la vicenda avveniva nel 1700 e quindi avevo considerato che gli orologi erano meno diffusi rispetto al secolo successivo.
Toh, oso anche dicendoti che se ll protagonista aveva un'orologio allora nel tal punto della nottata e mentre pulisce anche l'orologio e vede l'ora prima di decidere di uscire.... :razz:

Curiosità:
Si può acquistare il libro e che editore ha? :grin:

Bye
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Messaggio da roy67 » lun apr 29, 2013 2:00 pm

All'inizio parlo di "fine 1700", intendendo la data del varo della H.M.S. Téméraire (1798). Il racconto è incentrato sulla battaglia di Trafalgar, avvenuta nel pomeriggio del 21 Ottobre 1805.

Non è mai stato pubblicato.... In questo modo.... Venne inventato un vascello di fantasia, venne inserita una parentesi "rosa", venne stavolta la posizione delle navi a Trafalgar (ovviamente, essendoci una nave di fantasia.. doveva pur fare qualcosa..)... Mi rifiutai di dare l'OK alla pubblicazione.... Per i motivi che già ho spiegato sopra.
Se viene corretto nella forma, nella punteggiatura e nella sintassi.. OK! Se viene stravolto il senso del racconto.... 'Fan"""o.

Venne spudoratamente copiato e totalmente stravolto.. Uscì nel 2004...
Ecco perché ci tengo particolarmente, con tutti gli errori che vi sono. Questo è ciò che scrissi io. Questa è la mia storia. Scritta nel 1998

Ti mando il titolo in MP.
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Messaggio da cf69 » lun apr 29, 2013 5:48 pm

<div align="center" id="quote2"><table class="quote"><tr><td class="quotetd"></td></tr><tr><td class="quotetd2"><span class="quotetext">Nel racconto, la cosa fondamentale che volevo trasmettere era la vita di bordo, i problemi che s'incontravano, l'ambiente malsano e putrido, nel quale bisognava vivere per mesi e mesi.[/quote]

L'ho letto tutto d'un fiato, secondo il mio modestissimo parere, sei riuscito nell'intento che ti eri prefisso.
Complimenti, abbiamo così conosciuto anche il tuo lato letterario/romanzesco; occorrerebbe l'intervento di Cararci per la correzione del testo e credo proprio che da buon prof.... gli risulti naturale!!
Se Carlo deciderà di rispondere a questo mio appello, la vedo brutta per tutti noi...... si doterà di web_penna rossa ed inizierà a correggere!!
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Messaggio da Massimo Salvadori » lun apr 29, 2013 7:08 pm

Roberto , bellissimo, non mi sono curato della storia nè della grammatica, tra l' altro non credo di esserne all' altezza, ma quello che mi interessa è la vita di bordo di quegli anni, per questo mi farebbe piacere leggere le parti mancanti se sono quelle che illustrano il quotidiano vivere degli s""""ti che formavano gli equipaggi di Sua Maestà.

Moltissimi di noi hanno scritto qualcosa, io compreso, senza particolari ambizioni letterarie, ma per il piacere di condividere emozioni e conoscenze, per questo mi piacerebbe leggere anche il resto.

A presto !
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Messaggio da roy67 » lun apr 29, 2013 8:20 pm

Grazie ragazzi. Ora c'è la parte più bella. Il momento della battaglia. Ma non so se pubblicarlo.. A causa della crudità della storia.

@ Massimo: Appena ho finito di sistemarlo ti mando una mail. Ma devi avere pazienza....[:I]
Ciò che manca sono parti violente, i trattamenti ai marinai per insubordinazione, furti... Quindi le frustate, le impiccagioni ed i famigerati "giri di chiglia".
L'ammutinamento del Bounty (per citare un famoso esempio) non avvenne perché l'equipaggio fu trattato bene.. ma perché venne in primo luogo il complito da portare a termine (la consegna della pianta del pane), a scapito della stessa vita dei membri dell'equipaggio (razioni d'acqua fresca quasi annullate per annaffiare le piante).
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Messaggio da Massimo Salvadori » lun apr 29, 2013 9:29 pm

Aspettiamo, aspettiamo ... :wink: :geek: [:I]
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Messaggio da roy67 » lun apr 29, 2013 10:53 pm

Entriamo nel dramma. Iniziamo con lo spiegare com'è strutturato un vascello ed i suoi armamenti. Nel libro queste informazioni s'incontrano durante la lettura. Avendo tagliato oltre il 70%, mi sembra giusto mettere informazioni importanti.

Questa è una piccola prefazione all'ultimo capitolo, per comprendere meglio le fasi concitate e sanguinarie che si svolsero.. in poche ore.

Schema di un vascello di primo rango (con più di 90 cannoni).

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Per questioni di bilanciamento dei pesi, i vascelli da guerra avevano i cannoni più leggeri (da 18 libbre) in alto, al centro dello scafo (inteso per la sua lunghezza). Mentre a prua (davanti) ed a poppa (dietro) e per tutti i ponti di batteria inferiori v'erano cannoni da 32 libbre.
Ciò per mantenere in assetto corretto di navigazione il vascello durante la bordata. Per bordata s'intende la sequenza di fuoco, da parte di tutti i cannoni d'ogni ponte, quasi in contemporanea. Infatti bordata significa proprio il fuoco contemporaneo di un intero "bordo" (lato della nave).

I proiettili sparati:

Palla incatenata ad anelli:
Formata da 2 semisfere, unite con anelli metallici e saldate chiuse a mò di sfera, piene di polvere da sparo.
Al momento dell'eiezione dalla canna del cannone, la polvere da sparo interna esplode, aprendo le 2 semisfere, che rimangono unite grazie ad anelli. Questa inizia a roteare in volo, avvolgendo e tranciando ogni cosa trovi sulla sua traettoria
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Palla incatenata a catene:
Formata da 2 palle di ferro piene da 18 libbre l'una, legate da una catena. Molto più devastante della prima, ma di più corta gittata. Aveva il potere di tranciare l'albero della nave se vi si avvolgeva contro.
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Palla piena:
Palla di ferro di 2 diametri diversi, utilizzata in base al calibro del cannone. Erano da 18 libbre o 32 libbre.
Talvolta ne venivano inserite 2 da 18 libbre in cannoni da 32.
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Palle a grappolo:
Piccole palle di ferro da 5 libbre, legate fra loro da catene. Il gruppo era variabile in numero, a seconda da dove si volevano sparare. Normalmente venivano sparate dalle "carronate". Giganteschi cannoni a canna corta del calibro da 40 libre, installati sul ponte di castello.
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Anelli a spranghe:
Erano anelli nei quali erano inserite delle spranghe di ferro, affilate come rasoi. Avevano la funzione come quella di un ombrello.
Una volta sparate si aprivano e cominciavano a roteare tranciando ogni cosa si trovasse sulla loro corsa. Normalmente ne venivano inserite 3 o 4 in ogni cannone da 18 libbre od una decina sulle carronate. Mirando al ponte dell'altra nave.
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Ora... Siete sicuri di voler sapere cosa successe, il 21 ottobre del 1805, a Trafalgar?
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Messaggio da roy67 » mar apr 30, 2013 1:59 am

Addentriamoci ulteriormente... prima di partire con il racconto.
Dopo diventa complesso spiegarlo.

La flotta inglese era formata da due diverse flotte, riunitesi per l'occasione.. Su tutte sventolava la "Royal ensign" sull'alberetto di giardinetto (piccolo pennone a poppavia del vascello, con lo scopo di sorreggere la bandiera):

Royal Ensign:
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Ma all'apice dell'albero di maestra sventolava la bandiera dell'ammiragliato a cui apparteneva la flotta.
La Flotta dell'Ammiraglio Horatio Nelson batteva la "White ensign"
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Mentre la flotta dell'Ammiraglio Cuthbert Collingwood batteva la "Blu ensign"
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Tutte le navi di ogni flotta seguirono la nave ammiraglia, cioè quella che ospitava a bordo L'ammiraglio di flotta a cui appartenevano. Ma che non fu il Comandante del vascello in questione.

Il Comandante della Victory, ad esempio, era Thomas Masterman Hardy.
Ciao. Roberto Alinovi - L'uomo non teme ciò che in lui non c'è. (Hermann Hesse)

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cararci
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Messaggio da cararci » mar apr 30, 2013 10:21 am

Ho letto velocemente il testo di Roberto, i cui obiettivi descrittivi mi sembrano centrati.
Un giudizio complessivo dovrebbe derivare, però, da una lettura integrale dei capitoli, per verificarne la coerenza, l'omogeneità e la "tenuta" narrativa.
Non mi pronuncio sugli aspetti grammaticali, sia perchè il testo non è integrale, sia perchè, come sottolinea Roberto, si tratta di una bozza.

E comunque sono in pensione! :geek:

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Messaggio da Massimo Salvadori » mar apr 30, 2013 11:30 am

Ciao Roberto, interessantissima la descrizione della nave da battaglia e dei proiettili usati, mi rendo conto che l' artiglieria terrestre coeva aveva una minore diversificazione dei proiettili. Interessantissimo, anche se immagino un proseguo piuttosto sanguinolento. Vai avanti !
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Messaggio da Marshall61 » mar apr 30, 2013 2:37 pm

Caro Roberto, il mio "giudizio" ( meglio considerazioni) non può essere "super-partes" dopo 34 anni di carriera nella Marina Militare e oltre 100.000 miglia percorse tra Atlantico, Pacifico, Indiano ( da Baija Blanca- Argentina a Singapore passando dalla California alla Florida, Mar dei Caraibi etc....superando quattro volte avanti e quattro indietro la linea dell'Equatore, e due nel Canale di Panama) e nel Mare Nostrum ( meno in superficie più in immersione visto la mia natura sommergibilista addestrato in due basi della Royal Navy all'inizio degli anni '80: Nelson Base e Dolphin base a Gosport).
Il tuo racconto mi ha entusiasmato e non posso esimermi dai complimenti, molto bello ricco di dovizie di particolari (sono stato in India a Cochin ed è stato impressionante rivivere quel luogo attraverso il tuo racconto, era il 1995 e non era cambiato niente! :cool: .
Però, ci devi dire chi era il Guardiamarina di "primo pelo" messo di "BOTTE" sulla HMS Victory quel pomeriggio a Trafalgar!!!! :cool: :cool: :cool: :cool:
Scherzi a parte Roberto, complimenti vivissimi per il manoscritto!!!! :cool: :cool: :cool: :cool: :cool: :cool:

Ciao, Carlo
NON ESISTONO PROBLEMI, ESISTONO SOLO LE SOLUZIONI. E' LO SPIRITO DELL'UOMO A CREARE IL PROBLEMA DOPO. (Andrè Gide)

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Messaggio da roy67 » mar apr 30, 2013 8:26 pm

Caro Carlo, Sta per arrivare proprio la notizia che aspettavi. La famosa botte che servì per la carne salata, messa sul ponte della Victory.... Alla fine dell'ultimo capito la troverai.

Ho eseguito una "pulizia" del racconto. Essendo molto crudo e sanguinario, ho deciso di renderlo più... un po' più.... un po' meno... drammatico. Per il semplice fatto che è un forum pubblico, con possibilità che venga letto anche da bambini. Ho fatto il possibile.

Entriamo nel vivo della battaglia. Ciò che seguirà è assolutamente storia vera. Tutto ciò che viene narrato, è ciò che realmente successe il pomeriggio del 21 ottobre 1805. Tranne che per alcuni personaggi di fantasia.. ma anche questi, alla fine verranno spiegati.

I nomi delle navi francesi e spagnole saranno seguiti da una lettera che le contraddistingue, nessuna lettera per quelle inglesi.
Quindi, ad esempio:
Victory= Inglese
Redoutable (F) = Francese
Santissima Trinidad (S) = Spagnola.

Spendo ancora un paio di parole prima di iniziare il "copia ed incolla" del racconto.

Ad un certo punto del racconto troverete una frase scritta in grassetto, con carattere più grande.

Alla fine del racconto, in altro post, verrà spiegata tale frase.
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Messaggio da roy67 » mar apr 30, 2013 10:25 pm

Eccoci... Buona lettura:

Capitolo 3°. L'attacco.

...[...]...La Royal Sovereign virò a dritta allontanandosi dal gruppo, seguita subito a breve distanza da Belleisle, Mars, Tonnant, Bellerophon, Colossus, Achilles, Revenge, Defiance, Swiftsure, Dreadnought, Polyphemus, Thunderer e Defence.
Noi invece rimanemmo in coda alla Victory insieme alla Euryalus, Neptune, Leviathan, Conqueror, Britannia , Aiax, Agamemnon, Orion, Prince, Minotaure e Spartiate.
Il convoglio dell’Ammiraglio Collingwood si allontanava verso sud, puntando lo spazio che si era formato fra l’Imdomtable (F) e la Santa Ana (S) , mentre il nostro puntava verso lo spazio fra la San Agustin (S) e la Heros (F).

Si vedeva chiaramente fare capolino fra le onde il lucido rivestimento di rame dello scafo della Royal Sovereign brillare. Era appena stato revisionato e pulito dai cantieri navali in Inghilterra, mentre, le altre navi, essendo da tanto tempo in mare, avevano lo scafo color verde, ossidato dalla salsedine e pieno di alghe. Le navi senza rivestimento in rame avevano lo scafo intaccato dalla teredine, un mollusco tipico dei mari tropicali che si attacca al legno scavando lunghe gallerie, rovinando irrimediabilmente lo scafo, rendendole più lente...[...]...

...[...]...Era ormai mezzogiorno e la flotta napoleonica era dritta davanti a noi a circa un paio miglia, la Royal Sovereign, ormai lontana e più veloce, aveva distanziato le altre navi che la seguivano di circa un quarto di miglio ed era ormai, sola, a tiro del fuoco franco-spagnolo.
Il comandante Harvey, rivolto all’ufficiale di rotta, disse:
<< Faccia raddoppiare i frenelli del timone >>. Poi girandosi mi spiegò:
<< Se saremo colpiti alla timoneria avremo una seconda probabile possibilità di governare>>....[...]...

...[...]...Sulla nave continuava la frenetica corsa, gli artiglieri montavano gli acciarini sui cannoni, altri preparavano le polveri ed altri ancora impilavano le palle a lato degli affusti, alcuni marinai stavano spargendo sabbia sui ponti per renderli meno scivolosi dall'eventuale (certo) sangue versato. Altri marinai, legati con corde che pendevano dalle coffe, stavano verniciando gli alberi. Mentre altri ancora stavano smontando i tramezzi delle cabine, compresa quella del comandante, e portavano ogni cosa nella stiva. Dai ponti stava scomparendo ogni cosa che, se fosse stata colpita, si sarebbe trasformata in una micidiale nuvola di schegge. Un marinaio aveva portato sul ponte di coperta una mola per affilare daghe e sciabole. Anch’io mi avviai come tanti altri ad affilare la mia sciabola...[...]...

...[...]...Quando tornai sul cassero scrutai, con il mio cannocchiale, la fila indiana di navi nemiche e vidi aprirsi tutti i portelli, tutte le fiancate delle navi si erano trasformate in una scacchiera nera, gialla e rossa.
Il rosso era il colore dell’interno dei portelli, dai quali comparvero i cannoni che cominciarono a fare fuoco verso la nave di Collingwood in un tonante frastuono, dopo alcuni secondi tutto era avvolto da un denso fumo grigio, si potevano vedere solo gli alberi spuntare da sopra quella nuvola cupa, modellata dal lieve vento, dalla quale si continuavano a intravvedere le fiammate delle bordate...[...]...


...[...]...Noi non eravamo ancora a tiro e proseguivamo quasi appaiati a dritta della Victory.
Una strana paura mi avvolse, ero riuscito a contare le navi nemiche, erano trentatre, non riuscivo a parlare, guardavo solo con il cannocchiale ciò che stava accadendo alla Royal Sovereign, che si stava infilando fra la Santa Ana (S) e la Fougueux (F).
Aprì i portelli e comparvero i cannoni. In pochi secondi scomparve nel fumo e, dopo altri veloci istanti, quella nebbia s’illuminò di centinaia di lampi, seguita da un lungo e tremendo tuono, la Royal Sovereign aveva aperto il fuoco verso le due inermi navi che aveva a destra e a sinistra, le quali continuavano a fare fuoco sulle navi più lontane...[...]...

...[...]...Le bordate furono sicuramente devastanti, da sopra il fumo si videro gli alberi delle navi franco-spagnole vibrare, l’albero di mezzana della Santa Ana (S) crollò, portandosi con se tutti gli uomini che vi erano sopra e le sartie si allentarono facendo cadere i pennoni in quella nuvola di fumo che era sempre più densa, alimentata dal continuo fuoco della Royal Sovereign.
La Fougueux (F) virò, cercando di sfuggire alle bordate nemiche e, nel contempo, cercò di passare a poppa delle navi inglesi che stavano sopraggiungendo.
Udii altri boati e, dopo alcuni istanti, sentii un sibilo roteante passare a pochi metri dalla murata destra della Téméraire. Creando, poco più avanti, un gigantesco tonfo in mare.
Erano palle incatenate, sparate per distruggere vele ed alberi. Il comandante, che tamburellava con le dita sul listone del cassero, con sarcasmo disse << Non sembra il batter d’ali di un demonio? >>.
Eravamo entrati sotto il tiro dei cannoni nemici...[...]...

...[...]...Di fronte a noi c’era la Santissima Trinidad (S), un vascello spagnolo da centoquaranta cannoni, nave ammiraglia della flotta spagnola, ove era imbarcato l'Ammiraglio Federico Carlo Gravina, il più grande vascello da guerra che abbia solcato i mari. Dovevamo evitarlo.
Il comandante ordinò all’Ufficiale di rotta di virare a dritta di 45° per poi tornare sui nostri passi. I timonieri cominciarono a fare leva sulle caviglie delle due gigantesche ruote del timone, la nave s’inclinò a sinistra, scricchiolò, per poi raddrizzarsi in un’altro cupo scricchiolio...[...]...

...[...]...Tutti gli uomini erano nascosti sotto coperta, solo i moschettieri erano sul ponte di castello, intenti a caricare le loro armi. Sempre sul castello di prua c’erano due carronate girevoli da 32 libre, dove quattro artiglieri stavano caricandole con palle di moschetto, chiodi, catene, schegge metalliche, anelli a spranghe e qualsiasi altra cosa metallica che si potesse sparare.
Erano micidiali gli effetti di questi due cannoni sul nemico, potevano con un solo colpo fare tabula rasa sul ponte di qualsiasi nave...[...]...

...[...]...I sibili delle cannonate nemiche si facevano sempre più frequenti, il comandante ordinò di scendere al ponte di coperta, saremmo stati più protetti. Alcune palle di cannone cominciarono a colpire le sartie, sulla vela di trinchetto si erano aperti due tremendi squarci, i coltellacci erano ormai a brandelli, le palle incatenate sibilavano tutt’intorno alla Téméraire distruggendo ogni cosa trovassero, l’acqua del mare era diventata schiumosa e ribolliva di proiettili e schegge che s’inabissavano. Il comandante ordinò che venissero tolte tutte le vele a brandelli che cominciavano in parte a penzolare in mare, infilandosi sotto la chiglia....[...]...

...[...]... Improvvisamente una forte esplosione fece tremare la nave, come un forte terremoto. Per non cadere mi aggrappai all’affusto di un cannone che, movendosi, mi schiacciò la mano sinistra.
Una palla piena aveva colpito la fiancata destra della prua, aprendovi uno squarcio e facendo esplodere le polveri dei cannoni ancora chiusi dietro i loro portelli. Mi affacciai dalla murata guardando in basso e vidi alcuni marinai che stavano gettando in mare, attraverso lo squarcio, alcuni cadaveri orrendamente mutilati. Uno dei portelli dei cannoni penzolava quasi divelto, un marinaio lo staccò con un calcio e lo fece cadere in mare dove notai che l’acqua era rossa, altri cadaveri galleggiavano, probabilmente gettati dalla Victory.
Un’altra palla colpì l’impavesata di prua del ponte di castello, vidi le schegge fumanti uscire, sfondando i boccaporti, ed arrivare fino al ponte di coperta, investendo mezza dozzina di marinai....[...]...

...[...]...Il comandante ordinò ai serventi d’artiglieria di accovacciarsi fra gli affusti dei cannoni, sarebbero per il momento rimasti protetti dal fuoco nemico.
Altre palle incatenate colpirono la cavigliera sul castello di prua, distruggendola in un esplosione sorda.
L’albero di trinchetto s’inclinò scricchiolando a sinistra, le sartie, strappandosi in uno schiocco, frustarono orrendamente tutto ciò che trovarono e tutte le vele del bompresso caddero in mare, alcuni marinai corsero a tagliare le cime che le tenevano ancora legate alla nave. Vidi un lento e denso ruscello rosso colare dall’impavesata del castello e supposi l’accaduto; in quel luogo si trovavano circa 10 moschettieri.
Un’altra palla piena sfondò la murata di prua del ponte di coperta, attraversando con un sibilo tutta la nave per la sua lunghezza sfondando in uscita le balconate di poppa, fortunatamente non colpì nessuno. Un’altra palla piena colpì l’ancora sinistra che risuonò come un’enorme campana...[...]...

...[...]...Eravamo ormai molto vicini, circa 50 yarde, quindi le bordate nemiche non erano più dirette a noi ma alle navi più lontane. Cominciai a sentire i sibili dei proiettili dei moschetti, sparati dall'alto degli alberi delle navi nemiche, qualche marinaio fu colpito, un sibilo mi sfiorò scheggiando l’impavesata del cassero.
Le assi del ponte vibravano scoppiettando in quella tempesta di pallottole.
Ero pietrificato.
Avevo paura...[...]...

...[...]...La Victory virò leggermente a dritta,

alzando le bandierine di segnalazione.

<< Ai posti di combattimento! >> Urlò il tenente Collier che, dopo aver decifrato il messaggio, cadde a terra svenuto per l’emozione...[...]...

...[...]...Il comandante Harvey ordinò ai timonieri di virare a dritta.
Dopo alcuni istanti si girò verso di me ordinando: << Tenente, al primo e secondo ponte di batteria: caricare con due cariche rosse (massima), due palle da 32 libre e un secchio di palle da moschetto. Batterie di coperta: caricare con cariche nere (media) e due palle da 18 libre, mirare basso, allo scafo ed alle loro batterie. Si tenga pronto ad aprire il fuoco>>.
Mi seguì con lo sguardo mentre aprii il tambuccio per scendere al ponte sottostante.
Arrivato in fondo alle scale notai subito l’enorme squarcio alla mia destra, dal quale si poteva vedere ciò che accadeva fuori, tre dei cannoni erano distrutti.
Un’altro agghiacciante particolare mi fece rabbrividire, tutto l’interno di quel ponte: pavimenti, soffitto, pareti e pilastri erano verniciati color rosso vivo. Colore che aveva lo scopo di mimetizzare il sangue delle vittime.
Il Sergente di batteria, come mi vide, si mise sull’attenti, riferii l’ordine e lui lo ripetè ai suoi uomini ancora accovacciati fra i cannoni, seguì un lungo passaparola, i cannoni vennero caricati, poi ordinò di aprire i portelli.
In un fastidioso e prolungato cigolio si aprirono i 30 portelli del primo ponte di batteria, seguiti dai portelli degli altri ponti. Non serviva dare l'ordine anche più sotto (Il passaparola urlato fungeva da ordine implicito).
Il ponte s'illuminò della luce del giorno, illuminando quel rosso, rendendolo più “vivo”.
Non avevo mai visto quel posto illuminato, era tremendo, c’erano circa 150 persone,
che a gruppi spingevano, aiutandosi con leve e carrucole, i cannoni verso i portelli per farne uscire la bocca da fuoco, questi, sotto il loro peso, nel movimento, facevano vibrare le assi di tutta la nave...[..]...

...[...]...Ad ogni cannone c’erano cinque uomini, due con secchi d’acqua e spugne per raffreddare le canne, uno con polvere e palle, uno con l’asta per scovolare la canna ed un’altro con l’acciarino...[...]...

...[...]...Ritornai in me. Il Sergente di batteria attendeva l’ordine.
Che ordine?
Quando?
Quello non era più un gioco d’addestramento...[...]...

...[...]...Guardai fuori dai portelli e vidi la Victory che scomparve nel fumo, incuneandosi fra la Bucentaure (F) e la Redoutable (F) aprendo il fuoco con i suoi centodue cannoni in un boato spaventoso. Sentii il comandante Harvey che ordinava di incunearci fra la San Justo (S) e la Neptune (F) (anche i francesi avevano un vascello chiamato Neptune).
Le due navi erano molto distanziate ma il capitano della Neptune avendo capito la nostra mossa, virò di bordo per impedire che la sua nave rimanesse inerme al nostro fuoco. La Redoutable (F) fece la manovra inversa, affiancò la Victory e si preparò all’arrembaggio...[...]...

...[...]...Sguainai la sciabola, la alzai e guardando fisso di fronte a me mi accorsi che l’intero equipaggio di quel ponte pendeva dalle mie labbra.
Ora, era il momento giusto. Proprio quel "famoso" momento giusto.
Dall’enorme squarcio vidi la Neptune (F) che virava, attesi che un‘onda alzasse la prua e...... <<Fuoco!!!>> urlai con tutta la mia voce.
La Neptune riuscì quasi ad evitarci ma non la San Justo (S) che, in sequenza, si prese una decina di bordate nell’inerme poppa che fu completamente distrutta, s’inclinò paurosamente a sinistra, aveva perso completamente tutti gli alberi, era senza timone e credo che almeno metà dell’equipaggio perse la vita in quella raffica di bordate, che io stesso ordinai e guardai impietrito...[...]...

...[...]...L’aria era irrespirabile, tutta la nave era avvolta dal fumo dei cannoni, le orecchie mi fischiavano dal rombo continuo, l’odore ed il fumo della polvere da sparo mi facevano sanguinare il naso...[...]...

...[...]...Quando ritornai sul cassero vidi la Neptune (F), che, con la sua fiancata destra rivolta verso la nostra poppa, cominciò ad aprire il fuoco facendo tremare la Téméraire...[...]...

...[...]... Avevamo oltrepassato le linea nemica, dovevamo virare e tornare indietro...[...]...

...[...]... Dopo circa dieci minuti il timone girò, i pennoni alti rotearono e le vele, prima si allentarono sventolando, poi si rigonfiarono, inclinando la nave dall’altra parte. Impiegammo circa un ora prima di completare la manovra.
In quel momento udii un forte boato, una delle navi spagnole esplose sotto il fuoco inglese. Verso sud vidi un’enorme nube nera dalla quale uscivano, sfrecciando, schegge infuocate che investirono una nave francese, incendiandole le vele.
Incrociammo la Victory che ormai era agganciata alla Redoutable (F), e, dall'altro lato, alla Bucentaure (F). Sul ponte della prima erano ammassati tutti i marinai pronti all’arrembaggio e, dalle coffe, i moschettieri sparavano sul ponte della nave ammiraglia Inglese. La Victory era alta più di tre metri rispetto la nave francese, quindi i marinai facevano fatica e si accalcavano sul ponte per cercare di oltrepassare l’alta murata mentre, i ponti di batteria, continuavano a tuonare da distanza ravvicinata, tanto che le palle della Victory oltrepassavano la nave francese uscendo dalla murata opposta, trascinando con loro artiglieri, marinai, botti ed ogni cosa trovassero nella loro rombante corsa.
Quando la Téméraire passò di bordo alla Redoutable (F), il comandante Harvey ordinò agli artiglieri delle carronate di prua di fare fuoco sul ponte francese, e scaricare quante più bordate da tutte le batterie.
Seguì un tremendo e lungo boato e quando il fumo si diradò leggermente, sul ponte della nave francese si videro solo cadaveri, mentre le batterie di dritta cominciarono a fare fuoco contro lo scafo....[...]...

...[...]... La bandiera tricolore francese si staccò dall’alberetto di poppa e cadde in acqua. La nave era messa a ferro e fuoco...[...]...

...[...]... Il Comandante Harvey ordinò d'inseguire la Neptune (F), ma mentre venivano messe in essere le manovre necessarie, incrociammo la Fougueux (F), che cercava di fuggire verso Cadice...[...]...

...[...]...Nonostante i danni che aveva riportato, la Téméraire, riusciva ad essere più veloce della Fougueux (F)...[...]...

...[...]...Le navi erano ormai affiancate, nella confusione e marasma generale, alcuni artiglieri della nave francese non attendevano il raffreddamento delle culatte dei cannoni e, quando ricaricavano, l'autocombustione delle polveri li "sparava" attraverso i portelli, facendo uscire di loro solo ciò che riusciva a passare...[...]...

...[...]...Fra bordate e fucilate, dalle carronate vennero sparate le ancore di abbordaggio che legate a corde avrebbero permesso di agganciare le due navi.
Dopo che le ancore penetrarono, sfondando la murata dello scafo della Fougueux (F), una ventina di marinai legò l’altra estremità della corda al verricello di sollevamento dell’ancora principale del vascello e cominciarono a tirare. I due scafi scricchiolarono, s’inclinarono avvicinandosi, mentre le batterie continuavano a fare fuoco da distanza ravvicinata, si potevano vedere le schegge, che fumanti, uscivano dalla parte opposta di entrambi gli scafi. Dalle coffe i moschettieri francesi facevano fuoco sul nostro ponte mentre le nostre carronate ed i nostri moschettieri sparavano sul ponte di coperta della nave francese...[...]...

...[...]...Il Comandante Harvey guardò sul cassero della Fougueux (F) e quando incrociò lo sguardo con il Comandante Francese, entrambi si fecero un inchino togliendosi il tricorno in segno di rispetto reciproco ...[...]...

...[...]...Crollò improvvisamente il pennone di maestra della nave francese sul ponte ormai quasi inanimato, portandosi, fra le loro urla, una ventina di moschettieri. Il comandante sguainò la sua sciabola e si buttò all’arrembaggio, usando come passerella il pennone che in parte era caduto sul ponte della nostra nave, lo seguii su quel “ponte” di fortuna che si era formato, con la sciabola in mano, facendomi strada fra i pochi francesi che mi venivano incontro.
Sotto di me i marinai inglesi stavano passando sull’altra nave utilizzando i portelli dei cannoni sparandovi attraverso con i moschetti e facendosi strada con la daga. Alcuni cannoni di batteria tuonavano ancora...[...]...

...[...]...Tutto era avvolto da un denso fumo, il ponte della nave francese era reso scivoloso dal sangue che lentamente s’infiltrava fra le assi e scompariva nel ponte sottostante, a fatica si riusciva a stare in piedi, quando raggiunsi il comandante Harvey sul cassero della Fougueux (F), questi stava ricevendo in segno di resa la sciabola dell’altro comandante e mi ordinò di spiegare la bandiera inglese sull’albero più alto che rimaneva...[...]...

...[...]... L’ufficiale di rotta venne a bordo della Fougueux con la bandiera Inglese, la presi e mi arrampicai sulle sartie dell’albero di maestra ormai tronco, raggiunsi la coffa e legai in maniera fortunosa i lacci a ciò che rimaneva dell’albero di gabbia, mi fermai un istante ed osservai intorno a me il “campo di battaglia”...[...]....

...[...]...Dalla Bucentaure, la nave ammiraglia della flotta napoleonica, dove era imbarcato Villenueve, stava sventolando la bandiera inglese, era stata conquistata dalla Victory ancora agganciata e fumante alla Redoutable, era rimasta senz’alberi e non riusciva più a governare, ma aveva conquistato due navi nemiche mettendole a ferro e fuoco...[...]...

...[...]...La densa nebbia si stava diradando e ovunque si affacciavano navi fumanti dalle quali sventolava la bandiera inglese. In lontananza, ormai quasi oltre l’orizzonte, si vedevano una quindicina di navi franco-spagnole che fuggivano verso Cadice...[...]...

...[...]... Dopo aver dato degna sepoltura in mare a tutti i marinai morti e lavato i ponti delle navi, la flotta si radunò rimorchiando le navi senza alberi e si avviò verso Portsmonth in Inghilterra.
Alla Royal Sovereing il compito di rimorchiare la Victory. Ora l’ammiraglio al comando della flotta era Collingwood, ma su tutte le navi sventolava la White ensign in onore all’ammiraglio Nelson, ucciso da un colpo di moschetto, sparato dalle coffe della Bucentaure (F)...[...]...

...[...]...Sul cassero della Victory era stata messa una botte, utilizzata per la carne salata, contenente il corpo dell’ammiraglio Horatio Nelson, per potergli dare i massimi onori e sepoltura in Inghilterra...[...]...

...[...]... Il convoglio stava per riprendere la via dell’atlantico, quando il vento cominciò a soffiare forte, le onde divennero enormi montagne da valicare e le navi erano in condizioni pessime.
Alcune cominciarono ad imbarcare acqua, altre tranciarono i cavi di traino rimanendo in balia della tempesta, altre ancora si rovesciarono sotto le onde.
Delle diciassette navi conquistate solo quattro arrivarono in Inghilterra, insieme a tutte le ventisette navi inglesi.
La Victory affondò nel porto di Portsmonth il giorno dopo che fu sbarcata la botte contenente il corpo dell’ammiraglio Horatio Nelson.

Forse ci arrivai anch’io a Portsmonth, ma non lo ricordo.

Royal Navy Lt. Robert Newings.

(Al secolo Roberto Alinovi).
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Messaggio da roy67 » mer mag 01, 2013 2:06 am

Postfazione

Così conclusi il libro: "Forse ci arrivai anch'io a Porthsmoth.... Ma non lo ricordo".

Questa frase mi fa venire ancor oggi i brividi.

Ovviamente, come dissi all'inizio, vi sono molti fatti di fantasia nel racconto. Personaggi inventati, per dare credibilità e creare un dialogo. Tutto questo per rendere più scorrevole la lettura. Come creai situazioni per spiegare alcune caratteristiche tecniche costruttive.

Ad esempio, per spiegare che il ponte di corridoio era molto basso, siegando le misure, scrissi (parte tagliata): Era impossibile poter raggiungere di corsa l'infermeria, situata al centro del ponte di corridoio. I bagli erano alti dal pavimento non oltre 1,70 mt. Si rischiava di rompersi la testa ad ogni passo.

La maggior parte dei personaggi principali sono di pura fantasia. A partire dal tenente di vascello Robert Newings. (Tradotto dall'inglese Roberto "Nuove ali").. Leggasi Alinovi.
Che compì gli anni il 14 agosto... :wink: Come di fantasia sono molti altri ufficiali e sottoufficiali.

La H.M.S. Téméraire e la H.M.S. Orion non fecero mai parte della Compagnia delle Indie Orientali. Ma furono parte integrante della Flotta dell'ammiragliato di Nelson, battenti la "White Ensign". Quindi non si unirono alla flotta in un secondo momento, ma ne erano già parte integrante.

Di vero c'è:
Il Comandante Eliab Harvey. Fu veramente il Comandante della H.M.S. Téméraire nella battaglia di Trafalgar.
Tutto l'ultimo capitolo narra ciò che realmente successe, fra le 12:00 e le 18:00, del 21 ottobre del 1805.
Gli ammiragli di flotta, la posizione delle navi, la loro rotta, il vento (meglio dire la bonaccia) e chi, con chi, ingaggiò battaglia.

Ad un certo punto dell'ultimo capitolo ho scritto:

...[...]...La Victory virò leggermente a dritta,

alzando le bandierine di segnalazione.

Promisi di spiegare tale frase.

Bene. Ecco la spiegazione:

Il 21 ottobre del 2005, per commemorare i 200 anni delle quasi 8000 vittime di tale battaglia, alle ore 14:00, dalla riproduzione (in scala 1:1) della Victory a Porthsmoth, vennero inalzate le stesse bandierine, riproducendo la stessa segnalazione che comparse pochi minuti prima di aprire il fuoco.

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Messaggio da Enrico57 » gio mag 02, 2013 7:03 pm

Bella storia Roberto. Mi sono rilassato nel leggerlo e mi è piaciuto tutto tranne la battaglia che ho scorso velocemente. Non perchè non fosse interessante, ma solo perchè non mi piace la guerra.
Grazie per la condivisione :razz:
Ciao Enrico. il plastico di Enrico 57
L'uomo è ciò che sceglie di essere. (Soeren Kierkegaard)

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