Vorrei aggiungere alcune considerazioni a questo sondaggio, che ho promosso proprio con l'intento di stimolare una riflessione sul futuro del ferromodellismo.
Mi permetto innanzitutto di osservare che
partecipare senza aver letto integralmente l'articolo da cui nasce la discussione rischia, a mio modesto avviso, di condizionare le risposte e di falsare, almeno in parte, il risultato del sondaggio.
Forse sarebbe opportuno chiedere direttamente alla redazione come rendere disponibile il collegamento all'articolo, così da consentire a tutti di esprimersi avendo a disposizione gli stessi elementi.
Oppure si ritiene che la risposta sia già sufficientemente chiara?
Lo domando senza polemica, ma con la convinzione che una visione più completa possa portare a considerazioni anche diverse.
C'è però un altro aspetto che vorrei sottolineare, perché credo sia molto importante e che, almeno per quanto mi riguarda, va ben oltre la questione dei giovani e delle loro preferenze modellistiche.
Parliamo di futuro, di nuove generazioni e, inevitabilmente, anche di mercato e di possibili nuove produzioni.
Ma
siamo sicuri che il problema sia soltanto capire quali modelli potrebbero interessare ai giovani?
Mi sembra, per esempio, che si continui a parlare prevalentemente di scala H0 e N, mentre
la scala TT, pur essendo presente e diffusa in diverse realtà europee, continui a non trovare in Italia e nel resto dell'Europa la stessa attenzione.
È una questione che meriterebbe forse qualche riflessione in più.
Ma il punto che ritengo ancora più importante riguarda
la cultura del trasporto pubblico.
Noi, generazioni nate dagli anni Cinquanta in poi, quanto abbiamo realmente fatto per avvicinare i nostri figli e nipoti al mondo della ferrovia?
Li abbiamo portati a viaggiare in treno, a conoscere le stazioni, a scoprire il fascino e l'utilità del trasporto pubblico?
Oppure li abbiamo spesso lasciati semplicemente come spettatori del nostro meraviglioso hobby, mostrando loro i nostri modelli senza riuscire a trasmettere fino in fondo la passione per la ferrovia reale?
Quante volte siamo entrati nelle scuole per parlare di trasporto ferroviario?
Quante occasioni di incontro abbiamo creato tra i giovani e il mondo dei trasporti pubblici?
Le occasioni d'incontro non mancano del tutto: esistono le fiere di modellismo, le mostre e le iniziative organizzate dalle associazioni, con le loro sedi e le attività rivolte agli appassionati.
Tuttavia, si tratta spesso di appuntamenti sporadici e frequentati soprattutto da chi è già interessato al modellismo.
Quante volte, invece, abbiamo portato i nostri moduli e i nostri plastici al di fuori di questi ambienti specializzati, per incontrare persone che difficilmente sarebbero venute a cercarci?
Penso, per esempio, alle parrocchie, ai centri di aggregazione, ai centri commerciali — dove queste iniziative sono ancora piuttosto rare — e ad altri luoghi frequentati abitualmente da famiglie e giovani.
Non dovremmo forse essere noi ad andare incontro alle persone, anziché aspettare che siano loro a entrare nel nostro mondo?
Perché partecipare a una mostra di modellismo significa spesso incontrare persone che condividono già la nostra passione.
Portare un plastico o un modulo in un contesto diverso, invece, può diventare un'occasione per incuriosire un bambino, coinvolgere un ragazzo o far scoprire a una famiglia un mondo che non conosceva.
È proprio in questi contesti che il ferromodellismo potrebbe svolgere un ruolo di avvicinamento, non soltanto al modellismo in sé, ma anche alla ferrovia reale e alla cultura del trasporto pubblico.
Se fin da piccoli si viene accompagnati allo stadio, si trascorrono molte ore davanti alla televisione o ci si sposta quasi esclusivamente in automobile, senza avere occasioni concrete per conoscere e utilizzare il treno,
come possiamo pensare che nasca spontaneamente un interesse per il fermodellismo ferroviario?
A mio avviso, il problema è anche questo, e non mi sembra che emerga con sufficiente evidenza dal sondaggio.
Prima ancora di chiederci quali modelli produrre per attrarre nuovi acquirenti, dovremmo forse domandarci che cosa abbiamo fatto per trasmettere alle nuove generazioni una vera cultura ferroviaria.
Perché il ferromodellismo non nasce soltanto davanti a una vetrina o sfogliando un catalogo: può nascere da un viaggio, da una stazione, dalla curiosità per un treno che passa e dalla scoperta di un mondo che, purtroppo, non sempre abbiamo saputo far conoscere ai più giovani.
Credo quindi che, accanto alle legittime considerazioni sulle preferenze dei modellisti e sulle prospettive del mercato,
sarebbe importante affrontare anche queste problematiche, che considero altrettanto, se non maggiormente, rilevanti per il futuro della nostra passione.
![xx [36]](./images/smilies/36.GIF)
IpGio