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FERROVIE REALI (di Bruno Placenti).

L’interesse o almeno la curiosità per i treni e le ferrovie caratterizzano tutti i visitatori di questo sito; il sottoscritto non sfugge a questa regola e l’amico Andrea Altrocchi ha saputo sapientemente far leva su questa mia grande passione (e di questo lo ringrazio) per convincermi a scrivere la mia prima fotostoria su una linea ferroviaria reale.

Ognuno ha una sua storia personale che spiega la passione per i treni; per me è nata dal mondo dei treni merci, poi si è spostata alla rete e alla sua disposizione sul territorio e alle caratteristiche dell’armamento, poi agli impianti e alle tecnologie sul controllo della circolazione, passando attraverso il vasto settore delle automotrici e locomotori.

Il mondo delle ferrovie è vastissimo e un vero appassionato non ha mai modo di annoiarsi; ci sono sempre nuovi campi da esplorare e conoscere, e poi è un settore sempre in evoluzione.

Nel mio caso l’interesse per i treni solo in parte si è trasformato in interesse per i plastici e il modellismo, sebbene anch'io abbia avuto la mia scatola di tremi Lima  e abbia adorato il mio miniplastico (il primo nel 1980!). Mi sono sempre piaciuti molto i treni reali e la logistica ferroviaria al punto di orientare in questo senso anche i miei primi passi professionali, lavorando in una società proprietaria di carri ferroviari per il trasporto di autoveicoli nuovi e prodotti chimici.

Dopo ho seguito strade diverse, ma la passione per le ferrovie è rimasta.

I miei primi ricordi “ferroviari” sono legati ai carri che dalla stazione di Palermo Brancaccio, Lolli o Sampolo, erano trasportati su carrelli stradali all’interno di un centro di distribuzione di materiali edili. Provenivano da Senigallia o Calusco d’Adda, e con la fantasia immaginavo il viaggio di questi carri da luoghi per me allora lontanissimi e indefiniti attraverso monti e valli per raggiungere la loro destinazione. Mi colpivano i numeri e le scritte con il gesso sulle pareti dei carri, lasciate dagli operatori degli scali di smistamento per esigenze di manovra; e l’aspetto “vissuto” con la ruggine, i rattoppi e la patina lasciata dal tempo e dall’uso (che mi piace tanto vedere nei modellini “invecchiati”).

Poterli vedere alla stazione è stato il passo successivo, e devo ringraziare i miei genitori per la pazienza avuta nell’accontentarmi, quando era possibile; per loro infatti, che non condividono questa passione, doveva essere noia allo stato puro…ma io mi divertivo moltissimo, soprattutto quando passavano i treni merci, che ho visto soprattutto alla stazione di Bari. Che emozione nello scoprire in composizione un carro che trasportava cavalli e poterli accarezzare! Una volta vidi anche un puledro molto piccolo e allora la mia fantasia non aveva limiti!

Mi piaceva l’odore dei freni, il profumo di resina del legname trasportato, immaginare le origini disparate dei carri provenienti da tanto lontano e che attraverso ponti, gallerie, passaggi a livello, deviatoi, scali e manovre erano arrivati fin li. Leggevo le origini e la destinazione sul foglio di viaggio e poi a casa sull’atlante cercavo di individuarle e capire l’itinerario seguito dal carro nel suo viaggio: ricordo ancora una cisterna Rotterdam – Pisticci (PZ) o un carro H da Altamura (BA) a Stavenger in Norvegia.

Non so se adesso nascerebbe in me la stessa passione, se dovessi affacciarmi ora per la prima volta  nel mondo delle ferrovie: fino a circa 10 anni fa c’erano sicuramente più varietà e più spunti interessanti nel panorama ferroviario, oggi sempre più vittima di una omologazione (banalizzazione per un appassionato) finalizzata al contenimento dei costi e alla razionalizzazione dell’esercizio.

Oggi circolano convogli intermodali con carri tutti uguali, oppure treni passeggeri assolutamente asettici, con i finestrini bloccati, tutti con la stessa livrea e terribilmente monotoni.

Prima invece in un treno passeggeri, locale o a LP, potevano esserci tante carrozze di modello ed epoche diverse, ognuna con la sua livrea (X, MDVE, MDVC, altre anni 50 e 60); a volte veri pugni in un occhio, ma di certo mai noiose.

Stesso discorso per i merci: prima le composizioni erano estremamente variegate, con una miriade di tipi di carri che trasportavano di tutto, delle più diverse amministrazioni ferroviarie e con origini e destinazioni ancora più disparate; oggi purtroppo monotoni treni completi di carri H o cisterne o Shimms per acciaio o intermodali, tutti tremendamente uguali.

Per fortuna circola ancora qualche treno EUC (convenzionale per traffico diffuso), e questo alimenta il mio entusiasmo in un panorama altrimenti piuttosto grigio. Se non sarà più possibile osservare un carro Gs “Stazione per l’Alpago – Francavilla Fontana” con un carico di abiti usati (si, prendevo nota di tutto!) visto che RFI chiude uno scalo dopo l’altro, alla faccia del riequilibrio modale dei trasporti evidentemente perseguito solo a parole,  almeno ci si può ancora fare un’idea di quelli che una volta erano i traffici merci su ferrovia, da cui tutto ha avuto origine per me...

"in viaggio da Bari a Mungivacca con le Ferrovie del Sud Est"
Puglia
Bruno Placenti - 20/9/2009
"dalla Puglia alla Sicilia in treno" (fotostoria introduttiva)
Puglia - Sicilia
Bruno Placenti -20/9/2009
"dalla Puglia alla Sicilia in treno":  fotostoria 1: "Bari - Taranto"
Puglia - Sicilia
Bruno Placenti -23/10/2009
"dalla Puglia alla Sicilia in treno":  fotostoria 2: “Taranto - Sibari"
Puglia - Sicilia
Bruno Placenti -27/12/2009
"Quel treno per Ormea"
Liguria - Piemonte
Marco Siccardi - giugno 2012

 

ARCHEOLOGIA FERROVIARIA (di Matteo Nebiacolombo).

 

Mi chiamo Matteo (per gli amici del web nebix93ge ) e sono un giovane appassionato di ferrovie (classe 1993), sono nato e vivo a Genova da sempre.

Sin dalla nascita, ho sempre vissuto a contatto con la ferrovia. Quando abitavo a Bogliasco (Ge) vedevo i treni a 30 metri dalla terrazza di casa e ora abito a 50 metri da una delle più grandi stazioni d’Italia: Genova Brignole (foto).

La mia passione non so da dove sia nata, però ricordo bene che a meno di cinque anni il mio più grande divertimento era andare a vedere i treni a Genova Brignole con mio padre. Di quel periodo ricordo solo la presenza comune delle e321, che io e mio padre definivamo "loco di servizio elettriche", per distinguerle dalle 245.

Da sempre ho coltivato la passione per la storia e l’archeologia, che normalmente i miei coetanei considerano solo una perdita di tempo e unendo la passione ferroviaria a quella storica, non poteva che venir fuori un archeologo ferroviario!!!

Inoltre mi interesso di tecniche costruttive ed ingegneria ferroviaria, materia che in Liguria ha dato e da spettacolo in ogni forma, con lunghe gallerie e grandi ponti, spesso in curva e spero un giorno, di diventare anch'io uno di quegli ingegneri ferroviari .

Come andrete a leggere (e vedere) nei miei racconti (ho intenzione, tempo permettendo, di scriverne diversi), sono un cultore delle "ferrovie di un tempo", ovvero quelle composte da binari unici, magari a scartamento ridotto,con curve e controcurve, ponti e gallerie, ahimé troppo speso sacrificate per la smania della velocità che il nostro tempo ci impone!

Oltre ad esplorare ferrovie dismesse, mi diletto anche a filmare i treni veri e circolanti (che tra graffitari e radiazioni di massa sono sempre meno interessanti e caratteristici), caricando i rispettivi video su internet. Questo mi permette di fare conoscere meglio la fantastica Liguria ferroviaria e di mettere in luce aspetti e luoghi ferroviari poco conosciuti.

Per chi fosse interessato ai miei video li può vedere qui:

Purtroppo frequento una delle scuole più difficili della Liguria, pertanto, a differenza di molti miei coetanei, non ho molto tempo libero per poter "girare per ferrovie".

In ogni caso, quel poco che riesco a fare, credo che sia interessante e meriti di essere fatto .

Ma ora basta parlare del sottoscritto, è giunto il momento di lasciarvi alla lettura di questa prima "fotostoria"… Buona lettura!

“il sale sui binari"  - Matteo
Liguria
3/10/2009
"Sant'Ilario la stazione di bocca di rosa"
Liguria
15/10/2009

MODELLISMO MINERARIO (di Andrea Altrocchi).

Ho deciso di parlare di questa esperienza, subito dopo aver visitato, in Val di Scalve (Bergamo), un affascinante parco minerario.

La val di scalve fu fino agli anni ’70 una terra a vocazione mineraria per via dei suoi ricchi giacimenti e con lo scopo di rivalutare e trasmettere alle future generazioni la storia e la cultura mineraria della valle, la cooperativa SKI MINE ha realizzato vari percorsi museali all’interno del sotterraneo delle miniere di Schilpario.

Non è scopo di questa pagina addentrarsi in "disquisizioni tecniche" relative alla miniera, è comunque sufficiente visitare il sito www.minieraschilpario.it per avere tutte le notizie al riguardo.

Ecco solo alcune foto che ho scattato durante la visita alle miniere Gaffione nell’agosto del 2010:

l'ingresso della miniera il trenino all'interno sul convoglio un vecchio carro a tramoggia il percorso museale nei cunicoli... l'uscita

Il fascino di una miniera è indiscusso e mi piacerebbe portare alla ribalta immagini, foto, e materiale riguardante il modellismo minerario. Non vi nego che uno dei miei desideri sarebbe proprio quello di realizzare un piccolo plastico o un diorama ferroviario a carattere minerario. Questa sezione è a disposizione di tutti gli appassionati che hanno qualsivoglia materiale relativo al tema in oggetto.

Chiunque abbia un diorama o un plastico od altro materiale fermodellistico inerente al tema, si metta in contatto con il sito all’indirizzo info@scalatt.it e avrà il necessario spazio per mostrare ad altri appassionati quanto in suo possesso.

Incominciamo con il racconto di Alex

Da qualche anno visito una manifestazione che si tiene a Schilpario, in provincia di Bergamo, dedicata al mondo delle miniere ed ho avuto modo di ammirare i modellini di locomotori e vagoni da miniera costruiti da un appassionato in scala 1:10 perfettamente funzionanti.

La settima edizione ("Antiche Luci") della mostra-scambio di lampade da minatore, minerali, cristalli, vagoni, locomotori da miniera, libri antichi e nuovi a tema minerario e tutto ciò che si può associare alla vita in miniera, si è svolta a fine luglio 2010.

Oltre a collezionisti provenienti da tutto il nord Italia era presente anche lo stand del Museo Storico dell’Oro Italiano di Predosa (AL).

Ecco alcuni scatti fotografici della mostra.

Potrete vedere nelle prime due immagini una vista generale dei convogli, nella terza un Locomotore Montania Diesel utilizzato nelle miniere di Schilpario negli anni '60 e nella quarta un Locomotore Jung elettricoo a batteria in uso ancora adesso per la visita turistica nelle miniere a Schilpario. (cliccare sulle foto per ingrandirle)