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"La rimessa e lo smistamento della Val solata"  -  Stefano e Marta - Lombardia

Il diorama della "Val Solata" (anch'esso di pura fantasia come quello di San Damiano precedentemente pubblicato ma successivamente costruito) prende il nome dalla via Solata di Bergamo Alta dove ha sede il nostro piccolo ristorante tipico chiamato Officina dei Sapori.

Anche questa realizzazione che misura cm. 130 x 30 é stata collocata in una nicchia ricavata in un anfratto di un antico muro, sfrattando alcuni oggetti d'epoca e vecchie bottiglie di vino e liquore da collezione (così imparano...).

La tipologia di costruzione è sempre la stessa e quindi: materiali di recupero a go-go (bordi di vaschette di alluminio per conservazione cibi, chiodi di rame, bacchette e puntali d'ombrello, forex, retine e zanzariere, rame intrecciato e stagnato, cartoncino, sabbia della gabbietta del  canarino, tubetti d'ottone, termoretraibile, led da 1,8 e 3 mm ed altri recuperati da luci natalizie, sale grosso da cucina, resistenze dei led, bulloncini, starter di neon, stecchi di legno per spiedini, spezie e grani di pepe, filo sartoriale per imbastitura, balsa, ombretti e terre per trucco di mia moglie ecc.).

Completano ed ovviamente rendono più viva e realistica la visione; personaggi della Preiser, un locomotore italiano E424 Märklin, un vagone debitamente invecchiato e usurato dal tempo.

La rimessa delle locomotive.

Alla rimessa c'é sempre parecchio movimento e i meccanici, ora di sera, sono a dir poco stravolti dalla stanchezza (tranne Giacomo...).

Le pareti e il tetto della rimessa che misura cm 27 x 15 a un binario sono realizzate in balsa da 2 mm (non avevo ancora scoperto la "generosa versatilità" del forex...).

I finestroni sono fatti con striscioline di una vecchia tessera telefonica, i muri in mattoni con materiale stampato da internet su cartoncino semi crespato bianco Fabriano da 200 gr.

La grondaia è realizzata utilizzando il bordo di una vaschetta per alimenti in alluminio, i pluviali con filo di ferro verde per giardinaggio, resistenze per led, carta vetrata ecc.

La piccola carbonaia.

Il deposito della Val Solata, ricostruito nell'immediato dopoguerra perché andato distrutto dai bombardamenti aerei, dispone di due carbonaie.

Essa é poco funzionale e il carico avviene ancora a forza di braccia, gli infortuni sono molto frequenti e gli operai ci lavorano malvolentieri (ma Giacomo non vuol sentir ragioni...).

La struttura, se non ricordo male é stata brutalmente scopiazzata da un Kit Faller, il carbone é sale grosso da cucina dipinto di nero (da allora i miei sciué-sciué all'Amalfitana escono tremendamente insipidi...), la carrucola sono due micro rondelle accoppiate, il grande bidone del carbone é ricavato dalla parte finale di un beccuccio del silicone e una strisciolina di retina per giardinaggio simula la ringhiera.

La pompa dell'acqua.

A lato della piccola carbonaia c'é la pompa dell'acqua con il suo tubo di raccolta liquido.

La pompa e il tubo di raccolta sono realizzati con un chiodo di ferro tenero da carpentiere, debitamente tagliato, sagomato ed  abbellito (si fa per dire) con segmenti di  fischer, bulloncini e rondelle varie.

La gru di servizio alla piccola carbonaia.

La rumorosa e stanca gru di servizio é spesso ferma per manutenzione e gli uomini faticano a tenere insieme questa macchina la cui costruzione risale agli anni '30 (ma anche qui Giacomo non interviene sulla sostituzione...).

Gli ingranaggi sono stati recuperati da un orologio al quarzo diventando parte della gru e un pezzo di una bacchetta d'ombrello con il suo puntale, il braccio e tirante da 15 tonn.

La grande carbonaia.

Come precedentemente descritto, la Val Solata dispone di due carbonaie; ecco la seconda, quella più significativa, quella più funzionale dove il carico del carbone avviene a cascata (non si sa come il materiale possa arrivare alla piattaforma; manca un nastro trasportatore ma Giacomo dice che per il momento non ci sono fondi finanziari per la sua costruzione... la Spending Review deve averlo irrimediabilmente condizionato!

Il metodo di costruzione é sempre lo stesso: forex, segmenti di bacchette d'ombrello, retina, tanto sale grosso, cartoncino, borchiette d'ottone, fiammiferi svedesi ecc.

A costruzione quasi ultimata, per accelerare la fase di asciugatura della prima mano di colore, avevo messo tutto in formo a 80° per 3 minuti... un asino non l'avrebbe mai fatto! (chiedo scusa al nobile quadrupede). Risultato finale: Tutta accartocciata su se stessa!

Dichiarazione del costruttore: "...tanto non era nemmeno riuscita come la immaginavo" (questa é la scusa che ho prontamente addotto al cospetto della sghignazzante Marta; anche se, in onor del vero, ho fatto una gran fatica a sedare le bollenti vampate di rabbia e il rossore immediatamente comparso sulla mia faccia).

La cabina dell'Enel.

La sua realizzazione riprende un esempio reale di una cabina Enel che é posta a fianco di un ponte in ferro e nel lato opposto della rimessa delle locomotive.

La cabina fornisce forza motrice alle due carbonaie, alla gru, alla rimessa e, con un cavallotto anche alla nostra attività (beh... del resto ci si arrangia come si può...).

Cartoncino da 1,5 mm, zanzariera per il finestrone, filo di rame da 0,3 mm, resistenze tubetto ottone con diametro 1 mm, stecchi degli spiedini per i pali della luce.

Alcuni altri piccoli particolari.

Il deposito raccolta oli esausti (due starter di un neon dismesso).

Sostituzione binari ammalorati.

I giardinieri e bonificatori dello smistamento Val Solata.

I personaggi.

L'operaio trasportatore di traversine (il carretto é autocostruito con rondelline di ottone, cartoncino fine e la solita zanzariera) e la stanchezza del duro lavoro si fa avanti...

L'operaio giardiniere seduto per un respiro in più... o forse per un "bianchino" di troppo (foto a sinistra). Il verificatore della linea di smistamento (una draisina andrebbe certamente meglio... ma Giacomo...).

Un carro merci pronto al rifornimento del materiale staziona sotto la grande Carbonaia ed un operaio entra nella cabina Enel per verificare l'assorbimento della forza motrice dopo aver sostituito un palo dell'energia (temporaneamente posizionato a lato della cabina).

E poi... per ultimo c'é lui... Giacomo, il responsabile dell'intera area di smistamento e rimessaggio.

Giacomo é sordo come una campana a causa del bombardamento aereo della seconda guerra, é arrabbiato col mondo intero, diffidente, suscettibile e  prepotente con tutti i suoi validi collaboratori.

Trascorre quindi l'intera giornata, mani dietro la schiena, a spiare e criticare ciò che gli operai fanno e quando é stanco (non si sa per cosa) si siede su una delle due sedie e si abbiocca brontolante e indispettito per  il decreto della Fornero che lo costringe a lavorare ancora per altri 4 anni...

Anche per questo diorama ci scusiamo se alcuni particolari non sono perfettamente in scala H0 e potevano essere meglio curati; ma anche questo ci é servito da "palestra" per capire quanto sia affascinante il mondo del fermodellismo e da quanta gente sana, pulita ed altruista sia abitato.

Sempre che Andrea ci ospiterà ancora, il prossimo (magazzino e cabina manovratori della linea immaginaria Bergamo - Cracovia) risulterà sicuramente più curato e fedele dei precedenti.

Tutto questo per prepararci all'attenta e meticolosa realizzazione del Binario 21 Milano C.le destinazione Auschwitz sulla quale, e grazie anche all'assidua collaborazione documentale di tanti iscritti al Forum GAS TT, sia il sottoscritto che mia moglie Marta, promettiamo che ci sforzeremo nel renderla la più realistica possibile.

Stefano e Marta.