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"Un plastico passerella" - Claudio - Emilia Romagna

La passione per il modellismo ferroviario è come la brace in un caminetto: continua a bruciare sotto la superficie. L'eterno problema dello spazio mi bloccò per anni ma con l'acquisto di una nuova casa, munita di mansarda sufficientemente ampia, il desiderio di costruire il mio primo plastico divenne finalmente realtà. Il paesaggio scelto è di fantasia, ma plausibile: di grande aiuto sono stati i numerosi viaggi compiuti in montagna.

La struttura del plastico è realizzata con listelli di legno di vari spessori, nonché sottili pannelli di legno compensato che sostengono soltanto il binario, a eccezione del piazzale della stazione principale, costituito da un intero pannello. Tutte le zone sopraelevate sono state costruite usando polistirene recuperato da vecchi imballaggi raccordato da una rete metallica sottile, lasciando così libera la parte inferiore per accedere alle stazioni sotterranee per la manutenzione.

Tracciato dei binari e paesaggio seguono le dimensioni della stanza e si sviluppano lungo le pareti: il plastico è quindi di forma rettangolare, ma vuoto nel mezzo per l'accesso alla parte centrale.

Un particolare modulo apribile, ben integrato nel paesaggio, permette di raggiungere l'interno chiudendo anche il tracciato dei binari.

La "crosta" del terreno sorretta dalla rete metallica è costruita con carta di giornale imbevuta di colla vinilica e gesso liquido, mentre le parti rocciose sono di polistirene espanso, inciso e sagomato con un ferro riscaldato sulla fiamma, poi ricoperto con carta igienica sottile cosparsa di gesso semiliquido mescolato a colla vinilica.

La zona più in vista delle pareti rocciose è stata realizzata mediante stampi di gomma siliconica, da me stesso realizzati per eseguire calchi in gesso di rocce vere raccolte durante le passeggiate in montagna. 

Il tracciato.

Il percorso ferroviario del plastico si sviluppa a doppio binario senza anelli di ritorno, formando così una grossa "8", e comprende una grande stazione sotterranea lunga 2,5 metri, con possibilità di sosta di composizioni lunghe fino a due metri per ciascuno dei binari di corsa. Nella parte in vista, la stazione principale è servita da ben dieci binari affiancati per una lunghezza di tre metri ed è completata da un magazzino merci e dalla piattaforma girevole con annessa rimessa a due stalli.

Dalla stazione principale (foto sopra) ha origine anche una linea secondaria a binario unico che raggiunge una fermata posta nella zona montuosa del plastico. Tale linea, in forte salita, attraversa una lunga galleria prima di entrare in una profonda gola scavalcata con un paio di ponti, uno costruito con cartone e gesso, mentre il secondo è fabbricato con listelli di legno per modellismo navale.

Oltrepassato il ponte di legno, la ferrovia secondaria giunge alla piccola stazione di montagna posta alla fine di un'altra lunga galleria. La stazioncina è munita di un binario di transito e di uno di precedenza, oltre a un paio di tronchini al servizio del magazzino merci.

La linea di montagna non termina qui: dopo un breve percorso tortuoso attraversa un terzo ponte metallico, derivato dalla produzione commerciale, e si infila nell'ultima galleria, in curva, che porta a una stazione nascosta nella montagna, dove la ferrovia termina con tre binari di sosta.

Poco prima della stazione terminale nascosta, nel tratto tra le gallerie, la linea costeggia una vecchia segheria, dotata di un breve raccordo. Proprio una simile segheria ho intenzione di realizzare per il mio prossimo lavoro. Ho infatti deciso di cimentarmi nella realizzazione di un modulo GAS TT.

Per la realizzazione dell'edificio ho elaborato una vecchia scatola di montaggio, sostituendo il tetto con l'imitazione di una copertura di lamiere arrugginite, mentre il piccolo magazzino per il legname presente sul piazzale è stato costruito con listelli di legno e molti stuzzicadenti da cucina di sezione quadrata.

I due ponti.

L'immagine accattivante di un vero ponte di legno a traliccio, colta sfogliando un libro sull'argomento ha subito catturato la mia attenzione e ho deciso di riprodurlo in scala 1:87. In origine il manufatto vero, lungo 300 metri, poggiava su sei pile ma, per motivi d'ingombro, ho ridotto il modello in modo che ne avesse soltanto tre: esso risulta quindi lungo 40 cm e alto 16 cm dal fiume sottostante. Per il lavoro mi sono servito di oltre 500 listelli di legno di vari spessori... e di molta pazienza, ma il risultato finale mi ha pienamente soddisfatto.

Un treno merci proveniente dalla stazione terminale nascosta esce dalla galleria al traino di un'immacolata 0.345 e costeggia la segheria raccordata.

Il ponte di pietra è stato costruito utilizzando tecniche note agli appassionati di modellismo: cartoncino robusto per l'armatura poi ricoperto con gesso scagliola semiliquido. A materiale essic­cato, ho inciso tutte le pietre una per una con un punteruolo: un lavoraccio, d'accordo, ma alla fine dell'opera la tecnica utilizzata si è rivelata molto efficace. Dipinto e macchiato qua e là con colori acrilici molto diluiti, il ponte non presenta difetti, e anche i corrimani (costruiti con filo elettrico da 0,25 mm, recuperato da una vecchia bobina) risultano ben allineati e rettilinei.

Ecco un'inquadratura d'effetto per il grande ponte ad arco in muratura che domina la scena nella gola sul lato corto dell'impianto.

La vegetazione.

Tutti gli abeti presenti nei boschi sono di produzione commerciale, elaborati con polveri per renderli più naturali, mentre i cespugli, i rovi e le piante di basso fusto sono realizzati con arbusti naturali raccolti durante le salutari passeggiate in montagna. La natura infatti offre svariate possibilità per ottenere un buon realismo e una grande varietà. Per esempio, i pini naturali affetti da una caratteristica malattia lungo il loro tronco, producono muschi e licheni particolari che ben si adattano, senza molti ritocchi, a imitare piante basse o cespugli molto folti.

L'impianto elettrico.

Con un lavoro d'elettricista alle spalle, non ho avuto alcun problema nella realizzazione dell'impianto elettrico del mio plastico. Per l'alimentazione dei treni ho recuperato un alimentatore da un vecchio elaboratore (offre tuttora una buona tensione stabilizzata), poi mi sono costruito tutti i variatori di ten­sione, trovando gli schemi sulle riviste di elettronica. Alcuni scambi sono ancora mossi da elettromagneti (Peco), ma per la maggior parte ho utilizzato motori a tensione continua, modifican­doli per ottenere un lento spostamento degli aghi.

Un lavoro complesso, ma di notevole soddisfazione, si è rilevato quello relativo alla costruzione della plancia di comando. Per prima cosa ho progettato all'elaboratore la disposizione di interruttori, variatori di tensione e deviatori, poi, dopo le necessarie verifiche, ho eseguito una stampa fotografica di 40x60 cm (cioè le misure totali della plancia) che ho incollato su un foglio di legno truciolare pressato fine, economico ma rigido a sufficienza. A essiccazione avvenuta, ho passato da tre a quattro mani di vernice all'acqua trasparente opaca, allo scopo di proteggere da urti e graffi la stampa stessa. Quindi è stata la volta del montaggio degli interruttori, di tutti i variatori elettronici di tensione e dei LED di controllo, seguita dalla saldatura dei numerosi fili elettrici. I trasformatori primari collegati alla rete domestica a 220 V non sono contenuti nel quadro, ma sistemati direttamente sotto il telaio del plastico, per motivi di risparmio, di spazio e di peso.

Ho infine previsto, oltre al sistema di comando manuale, anche automatismi di funzionamento, assai utili durante le visite di amici e appassionati, che permettono di far circolare tre diversi treni per senso di marcia. Così, per esempio, un treno giunto nella stazione sotterranea si arresta e nello stesso tempo fa partire un secondo convoglio in attesa. Compiuto il suo tragitto, il secondo treno raggiunge la stazione centrale, poi rallenta fino a fermarsi. La sua sosta è temporizzata e al termine del tempo predefinito può ripartire, continuando il viaggio fino alla stazione sotterranea e dando il cambio a un altro treno ancora.

Ma un plastico ferroviario, non è solo questo, ma armonia, natura incontaminata e verdi pascoli. Ed ecco un bucolico scorcio alpestre nella parte alta del plastico.

Alla vista di amici ed appassionato, oltre che alla mia, lo spettacolo non annoia mai!