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"Il plastico mignon"  -  Dario - Valle d'Aosta

Come dice il nome "il plastico mignon" è un piccolo impianto, realizzato ancora con il vecchio armamento Marklin di tipo M, con ambientazione tedesca e che si colloca in un lasso temporale che va dagli anni trenta fino ai cinquanta, con le inevitabili licenze del caso perlopiù dovute ad alcuni tipi di segnali ferroviari installati.

Le dimensioni dell'impianto (85cm x 140cm) sono veramente al limite per la scala HO e per fare un qualcosa di sensato ho giocato molto su gallerie, collinette, muri e quant'altro che rendesse meno monotono e prevedibile il paesaggio.

Quest'ultimo, infatti, a rispetto delle dimensioni, conta uno sviluppo in altezza più che adeguato e permette a seconda di come si guardi l'impianto, di avere scenari sempre un po' diversi.

Se visto nella giusta prospettiva, l'impianto è un'insieme di piccoli scorci su di una ferrovia secondaria in Germania dei primi del novecento con il suo tranquillo scorrere del tempo e con un bel trenino che ogni tanto fa la sua veloce comparsa. Un’altra caratteristica è la velocità dei convogli, che nel mio caso si muovono a circa 12 - 18 km/h calcolati in scala 1/87...

BR 80 in partenza. Gù per la montagna.
La mangiatoia. Il VT 98 con la sua rimorchiata pilota VS 98.

A parte alcuni fabbricati di nota derivazione commerciale, comunque rimaneggiati, quasi tutto il resto dell'impianto è di completa autocostruzione, come ad esempio i pali dell'illuminazione che sono tutti perfettamente funzionanti con diodi led superluminosi, che ben simulano il colore di quelli normalmente impiegati per la pubblica illuminazione, oppure profonde elaborazioni come il caso della segheria che è stata costruita, partendo da una base commerciale, che ha ricevuto una pannellatura di listelli di vero legno di noce e tutto l'arredamento interno con i relativi macchinari.

Nei pressi della segheria.

In partenza....

Al capolinea di Wriller...

I marklinisti avranno sicuramente notato, osservando la foto sopra, che il binario che ospita la loco a vapore bavarese B VI "TOLZ"non è di tipo M ma bensì di tipo K in quanto in quel tratto vi è un ponte da attraversare e il raggio di curvatura all’interno del capolinea potevo ottenerlo solamente impiegando un binario di tipo flessibile, tutto il resto dell’impianto invece è realizzato con il buon vecchio armamento di tipo M in quanto ne avevo a disposizione una quantità discreta in buono stato nonostante che sopra vi fossero transitati migliaia di convogli durante la mia infanzia...
Per il mascheramento dello stesso, specie all’interno del deposito il metodo è molto semplice, una volta recuperato presso di un supermercato degli scatoloni di cartone eccezionalmente duro e rigido, dallo spessore di circa 5 mm, ho provveduto con il medesimo a riempire la spazio tra i binari applicandovi due o più strati, in modo da annegare il binario e di conseguenza diminuirne l’altezza, poi il tutto è stato riempito con della graniglia che altro non è che sabbia per smerigliatura a base di quarzo, e di seguito l’insieme è stato invecchiato con colori acrilici.

Un cenno anche sull’autocostruzione dei lampioni:
i pali, quelli di legno, sono ricavati da bastoncini per lo spiedo, opportunamente tagliati a misura, e lavorati con una spazzola di ferro, di seguito forati da 0.8mm per ricevere i bracci di sospensione delle lampade e le mensole di sostegno dei cavi, questi ultimi portano come al vero l’energia elettrica necessaria al funzionamento del led, e sono stati ricavati dall’attorcigliamento di due cavetti che compongono la cordina all’interno dei cavi comunemente impiegati per la costruzione di impianti elettrici.

Panoramica del deposito.

Le mensole, e i bracci sono ricavati da filo d’ottone da 0.8 mm di diametro, saldati far di loro e impreziositi da particolari che si possono comunemente reperire in mercerie specializzate per la costruzione fai da te di collanine, quindi perline per gli isolatori, anellini etc. etc.
I pali all’interno del deposito sono stati invece realizzati con uno o due tubi d’ottone per il palo e filo d’ottone da 0.8mm per i bracci, la lampada è sempre un led superluminoso da 300 mcd di tonalità ambra.

Una gloriosa BR 18.1 in uscita dal deposito.

Qui di seguito vorrei illustrare il sistema che ho adottato per ricoverare l’impianto quando non è in uso. Non avendo posto altrove, ho deciso all’epoca della sua costruzione di sistemare il plastico in garage, tenendo conto però di potervi entrare tranquillamente con l’automobile e di poter utilizzare il box anche per altri scopi. Quindi occorreva una soluzione che occupasse il minimo spazio possibile, e che nel medesimo, salvaguardasse il plastico dalla polvere e dagli urti senza doverlo maneggiare troppo, quindi pensa e ti ripensa ho fatto ciò...

Chiuso. Senza copertura. Aperto. Pronto.

Ultima nota sul sistema di alimentazione che è triplice:

analogico in corrente alternata, digitale con la Mobile Station, e analogico in corrente continua.

Essendo l’impianto concepito ancora in maniera analogica, tutti i tronchini e alcune sezioni di binario che ho ritenuto opportuno, sono serviti da interruttori sezionatori. A seconda dei rotabili al momento in uso, mediante deviatori si può selezionare il tipo di alimentazione più opportuno, il tutto concepito a prova di errore ossia se è presente un tipo di alimentazione non si può per errore inserirne nel medesimo un’altra, con le inevitabili conseguenze...


Per non avere mille trasformatori in giro, la MS quando in uso viene direttamente alimentata dal trafo analogico bianco della Märklin, adibito esclusivamente per la trazione, sfruttando l’uscita "luci" e il massa. Per tutti gli accessori elettrici, all’interno della mia centralina, è presente un ottimo trasformatore da 50 V 12 / 24 V.

Spazio ora alle ultime immagini...

Caricatore di scorie. Pieno allo "Schienenbus". Perdita d'olio. Pieno di carbone.
T3 sotto il carroponte Loco in parata Discussione BR80 in manovra

Un sentito ringraziamento al sito 3rotaie.it per la concessione di testo ed immagini.