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Il  "plastico di Kirchbach" - Massimo e Andrea - Lombardia

Come tanti modellisti nel corso degli anni ho messo insieme una quantità notevole di rotabili, ma ... neppure un metro di binario.

In verità avevo realizzato un diorama, un piccolo deposito locomotive  ed avevo anche iniziato a costruire un plastico modulare cominciando ovviamente dalla stazione, ma la mancanza di spazio per lavorare con continuità e altri interessi mi avevano indotto a rinunciare al  progetto.

Finché non invitai l’amico Andrea,  un costruttore di plastici sopraffino, a vedere la mia collezione di treni in scala TT  e …  accadde il fattaccio.

"Ma come … !, hai questi bellissimi elementi e non vuoi costruire un plastico ?!?." Non c’è niente di meglio dell’adulazione smaccata per solleticare un modellista scarso come me.

Le parole dell’amico Andrea fecero breccia. Seduta stante gli diedi il modulo del deposito ed il modulo della stazione con qualche edificio che avevo montato già da qualche anno che tenevo in cassetto, il tutto accompagnato dalla speranza che almeno lui fosse capace di realizzare qualche cosa di bello.

Passarono poche settimane e una mail con foto allegata mi fece vergognare della mia inattività pluriennale. I miei due moduli erano già inglobati in un modulo di grandi  dimensioni e si intravedevano già i due moduli laterali di completamento.

Nell’arco di sei mesi il plastico aveva preso forma ed era pronto per il collaudo da parte dei rotabili.

L’ ambientazione è in un periodo a cavallo degli anni ’60 e ’80, in una zona collinare della ex Germania Est, ma il tutto è di fantasia per poter fare circolare tutti i rotabili che abbiamo in vetrina.

L’ armamento è il conosciuto Tillig in codice 83, sono stati usati sia i segmenti classici che tratti di binario flessibile, quest’ultimo – anche se richiede una posa un poco più accurata - è senz’altro preferibile. In corrispondenza delle giunzioni tra i pannelli, le rotaie sono affacciate e sono tenute in posizione dalle scarpette. Il binario è posato incollato con colla vinilica e appoggia su strisce di polistirolo pressato proveniente da cartelli pubblicitari.

Il sistema di comando dei treni è il classico digitale della Roco, il “Multimaus”, mentre il comando degli scambi è del tipo analogico. Il comando digitale dei treni, oltre a mantenere sempre accese le luci di testa, consente delle velocità lente e costanti e ci ha semplificato notevolmente la parte elettrica eliminando tutti i sezionamenti. L’azionamento degli scambi è realizzato con motori elettrici di produzione Tillig, per inciso è bellissimo vedere l’azionamento lento degli aghi degli scambi. Per restare nei limiti di budget che ci eravamo imposti e per semplificare i cablaggi elettrici, abbiamo volutamente evitato di inserire segnali.

Gli scambi sono in numero di 15, tutti del tipo ad ago incernierati tranne uno che ha gli aghi elastici come nella realtà. Sono elettrificati ed azionati da interruttori – anch’essi di produzione Tillig – che dalla posizione della levetta consentono di capire la posizione dello scambio.

 Il pannello di comando riporta anche il tracciato schematico delle stazioni e dello scalo.

I fabbricati sono di produzione Ahuagen e Faller, le rocce realizzate con il classico polistirolo inciso e colorato con colori acrilici, i rilievi in cartapesta colorata e polistirolo. Per dare un poco di colore è stata realizzata della cartellonistica, Andrea ha ridotto veri cartelli pubblicitari , precedentemente scannerizzati, tramite stampante laser ad alta qualità di stampa, il risultato ci è sembrato veramente soddisfacente, stesso procedimento per le targhe delle stazioni.

Il parco dei mezzi di trazione è composto da macchine  Roco, Tillig, BTTB, Brawa, Gutzold, Piko e altre marche ancora; i rotabili trainati sono ancora più eterogenei, abbiamo anche un vagone di produzione russa, ma tutti sono in rigorosa scala 1:120; ho provveduto per quasi tutti ad una leggerissima sporcatura, principalmente del sottocassa e dei rodiggio, per eliminare quell’aspetto di plastica nuova che fa tanto giocattolo. Per la sporcatura  - non possedendo un aerografo – ho adoprato colori Plaka Pelikan  e pennello, usato con il metodo detto “punta secca”.

L’ambientazione è quella di una linea secondaria della Sassonia (DDR) nel periodo tra gli anni ’50 e ’80, il che ci consente di impiegare sia locomotive a vapore che diesel. Il tracciato dei binari è semplice e consente il contemporaneo movimento di tre treni, mentre una locomotiva può manovrare nello scalo merci principale, le pendenze sono state contenute nel 25 % circa, che è un valore più che accettabile per ottenere prestazioni di tutto rispetto dalle locomotive; i tratti curvi sono stati opportunamente occultati dai rilievi.

Per simulare la volta delle gallerie gli imbocchi sono stati dotati – al loro interno – di cartoncini verniciati in nero.  La stazione principale (Kirchbach) è dotata di binario di raddoppio, 2 binari per lo scalo merci ed ha un tronchino a servizio di una linea secondaria. Questo tratto di linea secondaria, ordinariamente è percorso da un treno di automotrici diesel,  e termina verso una delle estremità del plastico, dando la possibilità di allacciarsi ad un futuro quarto modulo.

La stazione secondaria (Radeburg), è dotata di un binario di precedenza e di un breve tronchino che termina con una rimessa locomotive in precarie condizioni. A breve distanza dalla stazione secondaria, si stacca in piena linea un binario di raccordo - “anschlussgleis” - secondo la terminologia tedesca, che si inoltra in una valletta ove avviene il carico dei tronchi di abete.

Tutto intorno al binario è stato realizzato un bosco tagliato di cui si vedono le ceppaie, mentre alcuni tronchi sono già pronti per il carico sui vagoni. Nella stazione principale vi è un piccolo deposito locomotive, commisurato alle dimensione della stazione, con rifornitore di acqua per le vaporiere ed un serbatoio;  forse è un po’ troppo grande per una stazione così piccola, ma il deposito è un accessorio che non può mancare su nessun plastico, altrimenti non sapremmo dove mettere tutte le nostre locomotive.

Tempo impiegato: circa otto mesi Andrea, io il tempo necessario a mettere i rotabili sulle rotaie. A lavoro concluso abbiamo osservato che la mancanza di linea aerea ci penalizza perché non possiamo mettere sui binari le nostre locomotive elettriche ed è un vero peccato perché in una scatola ho parecchio materiale Viessmann per la linea aerea.

Mah! Forse dovremo pensarci sopra… i lavori non finiranno mai.

E allora... arrivederci alla prossima "Fotostoria" !