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"Il plastico di Abraxas"  -  Gianni, Francesco, Lorenzo - Piemonte

Ecco una breve presentazione del plastico che da circa due anni occupa felicemente una parte della nostra casa, un ex scantinato trasformato in locale multiuso anche a tale scopo. È un plastico di fantasia, non ambientato in un luogo o un’epoca specifica, che prende il nome dal castello posto sulla sommità della montagna che domina l’intero tracciato e l’abitato sottostante: il castello di Abraxas, appunto. Così l’ha chiamato il mio figlio maggiore e il nome è stato esteso a tutto il plastico.

La struttura, divisa in tre moduli, misura mt. 3,10 x 1,50 ed è su due livelli. Il livello superiore, in piano, è costituito da una linea a due binari che diventano cinque nella stazione principale, più una diramazione a due binari che conduce a un terminale per treni navetta e due binari morti che conducono rispettivamente a un deposito merci e ad una rimessa locomotive. La montagna sulla cui sommità si erge il castello di Abraxas è attraversata da una galleria in curva, mentre dietro la stazione principale si stende il centro abitato, con un cavalcavia che supera la linea ferroviaria dalla parte opposta del castello. Al livello inferiore si trova la stazione nascosta a quattro binari, cui si accede dal livello superiore con un binario unico. L’armamento è Roco Geoline.

Alcune immagini del plastico in costruzione. Per cominciare, lo scheletro del tracciato, con i quattro binari della stazione nascosta a sinistra. Mancano ancora i tronchini del terminale per treni navetta e quelli per lo scalo merci e la rimessa locomotive. Le foto 2 e 3 si riferiscono alla realizzazione del tracciato con la posa dei binari.

Questa foto si riferisce invece al completamento del primo modulo, che include la montagna.

Come ho già accennato e come è facilmente desumibile anche dal suo nome, il plastico è completamente di fantasia, e lo stesso vale per la sua ambientazione, ugualmente sfumata: vi sono infatti rotabili di varie epoche, che vanno da locomotive a vapore come la Br 55 e la Gr. 740 a convogli di epoca V, incluso un treno ad Alta Velocità come il Thalys.

Un po’ di rotabili in movimento. Nella foto a sinistra transita nel binario che serve la stazione nascosta una EU43 con carri merci di varie amministrazioni. Nella foto successiva sale dalla stazione nascosta un IC guidato da una E632 con carrozze bandiera, bigrigio ed Eurofima arancione.

Il materiale è comunque prevalentemente italiano, con qualche concessione al mitteleuropeo. Non sarà il massimo della coerenza, ma il piacere principale mio e dei miei figli è di veder circolare i treni, in diverse composizioni purché realistiche e queste sì, coerenti: insomma, non ci disturba se il nostro Treno Azzurro incrocia un convoglio regionale con carrozze a due piani XMPR, trainato o spinto da una E464, o una Gr. 740 con carrozze Corbellini al seguito.

Va bene la fantasia e la mescolanza di epoche diverse, ma un po’ di coerenza ogni tanto! Ecco un incrocio tra un convoglio TEE  guidato da una E444 e una E424 alla testa di un diretto con carrozze grigio ardesia.

Lo scalo merci e la rimessa locomotive. Sono visibili i tronchini per la stazione secondaria con due treni navetta in sosta, mentre transita la E632, stavolta alla testa di un convoglio con carrozze MDVE.

Ecco la montagna con il castello e alcune ruspe al lavoro. In primo piano la galleria a doppio binario del secondo livello e quella a binario unico che serve la stazione nascosta. Ai piedi del monte una fabbrica e vicino un laghetto con gitanti: contraddizioni della modernità!

La gestione digitale dell’impianto è affidata a una centralina ESU ECoS collegata a un PC; confesso che non avendo la necessaria competenza in materia mi sono fatto aiutare per questo da un esperto del settore. Finora non si sono verificati grossi inconvenienti, anzi il problema più grave (ridete pure!) è stato causato dal mio gatto, che non solo più volte è salito sopra il plastico, ma ha anche giocherellato con i fili staccandone parecchi, e non è stato facile risistemarli.

Alcune visioni del plastico ultimato. Nella foto a sinistra si vede in primo piano la stazione principale, con due treni passeggeri (un convoglio di carrozze MDVE con in testa una E444R e sul tronchino antistante la stazione una Aln668) e un convoglio merci. Sullo sfondo il parcheggio coperto, la torre piezometrica, l’ufficio postale, la chiesa, il planetario. La foto successiva ritrae il plastico dall’angolatura opposta: in primo piano transita una E645 verde magnolia con un convoglio di carrozze grigio ardesia e una carrozza letto in coda. Nella terza foto una visione del plastico dall’alto: sullo sfondo il terminale per treni navetta e la vetrinetta nella quale ripongo i rotabili momentaneamente non utilizzati.

Uno scorcio del centro abitato, con il distributore e un mezzo per la pulizia delle strade, e del cavalcavia con alcuni mezzi in transito.

Veduta del plastico con la via principale del centro abitato: di giorno… e di notte.

Insomma, non si tratta di un plastico professionale nel senso vero e proprio del termine, ma a parte i soliti problemi che incontrano tutti i possessori di questo splendido giocattolo, sono molto soddisfatto del risultato, raggiunto grazie anche al consistente aiuto di chi ha sopperito alle mie carenze in campo digitale.

Spero solo che non sfiguri di fronte a ben altri impianti ospitati su questo sito.

Godetevelo così come lo godiamo noi!

 

Gianni, Francesco, Lorenzo