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"Il plastico della Val di Leo" - Gian Luca - Sardegna

 

1. IL CONCRETIZZARSI DI UN SOGNO

Luglio 2009, l’attesa è finita!

Finalmente, un sogno della ormai, purtroppo, lontana infanzia sta diventando una concreta realtà. Prima di iniziare la presentazione di questa mia realizzazione vorrei “rivendere” una definizione di trenino elettrico che ho sentito qualche tempo fa durante una mostra-convegno al  “Serafico” a ROMA.

“Che cosa è un trenino elettrico? Qualcuno lo ha definito come “un giocattolo fatto per i bambini ma con cui giocano i grandi”. A pensarci bene è proprio vero, almeno nel mio caso.

L’Autore nella sala del plastico.

Sono passati due anni da quando ho iniziato a mettere giù le prime idee, prima sulla carta, a matita tenendo in considerazione come unico limite: lo spazio a disposizione. Successivamente, considerando anche consigli degli amici, curvature, pendenze massime, ingombri dei rotabili, sono passato a vedere il tutto in maniera più precisa ricorrendo all’ausilio del computer e di un programma dedicato: Wintrack. Due anni di consigli, ripensamenti e modifiche hanno termine (per il momento) e finalmente si inizia con il montaggio del telaio che dovrà sostenere il futuro plastico, il mio primo plastico ferroviario in assoluto. 

Il plastico denominato inizialmente “Il mio plastico italiano”, tutt’ora conosciuto con tale denominazione in alcuni siti di modellismo ferroviario, trova la sua definitiva intitolazione con “Il plastico della Val di LEO”, dal cognome della mia amatissima consorte che con la sua pazienza e, devo dire, appropriato e costruttivo senso critico ha contribuito e contribuisce in maniera estremamente efficace alla realizzazione del plastico nonché, cosa da non sottovalutare minimamente, a sostenere (in tutti i sensi) la mia passione.

Il plastico della Val di LEO è una realizzazione di completa fantasia il cui scenario si sviluppa  lungo una valle principale dove prendono vita, secondo il mio punto di vista, in modo consequenziale, sebbene in quinte differenti, diverse scene. L’osservatore viene, per così dire, accompagnato in un ipotetico viaggio che lo porta ad incontrare in un continuum storico, diverse realtà sia industriali che urbane dove l’elemento, “treno” è il giusto collante quale soggetto dinamico tra le varie attività rappresentate.

Nella realizzazione delle singole ambientazioni, sebbene di fantasia, ho cercato comunque di fare riferimento a strutture realmente esistenti ricorrendo nella maggioranza dei casi alla autocostruzione e quando, impossibilitato, mi sono affidato all’inevitabile “italianizzazione” di kits commerciali privilegiando, conoscendo i miei limiti, pesanti modifiche piuttosto che autocostruzioni dalla dubbia riuscita finale.      

Lo scenario cui mi sono ispirato è quello di una valle italiana di media quota, di probabile inquadramento nell’Appennino Tosco-Emiliano, essendo originario della Toscana. Peraltro, non potevo non rendere omaggio alla terra della mia consorte e mia terra di attuale residenza: la SARDEGNA. Infatti, le strutture industriali rappresentate nel complesso minerario, in particolare le torri di sollevamento del materiale, sebbene di origine commerciale, sono ispirate (dopo un po’ di modifiche) a quelle veramente esistenti, e molto simili, presso le miniere di carbone del Sulcis-Iglesiente. Con particolare riferimento a quelle di SERBARIU, MONTEVECCHIO ed INGURTOSU, luoghi che alla inconfutabile bellezza paesaggistica uniscono una indiscutibile importanza socio-economico-culturale isolana.

Volontariamente, forse qualcuno mi potrà criticare per questo, non ho ambientato il plastico in una particolare epoca. Personalmente, prediligo le epoche più datate la III, IV e V (gli attuali elettrotreni “freccia” li trovo impersonali e poco attraenti ma soprattutto poco credibili in un plastico domestico tradizionale) e, contestualmente, non disdegno la possibilità di far sbuffare anche qualche bella locomotiva simulando l’arrivo di treni storici e turistici al  Borgo Medioevale, sede storica della Famiglia nobile dei LEO.     

Dopo questa breve ma, ritengo necessaria, introduzione, è arrivato il momento di illustrare in modo più tecnico, per quanto mi permettono le mie conoscenze, e di questo chiedo anticipatamente scusa per eventuali inesattezze di termini, il plastico della Val di LEO.

La pianta del plastico è assimilabile ad una “L”, il telaio è del tipo a “telaio aperto”, dalle dimensioni di 4 mt , nel lato più lungo, e 3 mt nel lato più corto, dando vita ad un complesso di circa 12 mq.

Il supporto di base “a telaio aperto” con le “livellette” posizionate.

Il tutto è inserito in una stanza del semi-interrato dedicata e per motivi di praticità la struttura è staccata dalle pareti in modo da consentire una regolare manutenzione e permettere al “visitatore” una vista del complesso su tre lati, anche se lo spazio a disposizione non è certamente abbondante (per il momento!! E’ in previsione l’abbattimento di una parete che consentirà di ampliare lo spazio di osservazione e... perché no... anche il plastico).

Il lato lungo posteriore (circa 4 metri) è anch’esso accessibile ma per la sola manutenzione.

Il tracciato, certamente complesso ed articolato (ad una prima occhiata), si sviluppa, comunque, in maniera tale che i binari possano essere agevolmente raggiunti da ogni lato della struttura.

Il tracciato del “Plastico della Val di Leo” nel suo sviluppo completo.

Nella parte centrale prenderà vita la parte storica del centro abitato di QUERCETO, con la omonima stazione, la principale di tutto l’impianto. Il tutto è collegato alla parte più moderna dell’abitato grazie ad un ponte stradale.

Il ponte stradale che unisce l'abitato moderno di Querceto con l’antico insediamento dove è collocata la stazione FS.

Non essendovi presenza di binari nel centro della struttura è stato possibile ricavare due “botole” di ispezione che, completamente mobili, permettono di accedere, dal centro, alle parti più interne del plastico, binari e non.

2. IL TRACCIATO E LA SUA PROGETTAZIONE

Il tracciato si sviluppa su cinque livelli distinti:

- “livello - 1”, costituito da un cappio di ritorno, per l’inversione dei convogli,  e da utilizzare, volendo, anche come “stazione nascosta” con 3 binari utilizzabili sia per il transito che per la sosta di questi ultimi con una lunghezza massima di 2,50 mt;

- “livello 0”, costituito essenzialmente da:

. un anello a doppio binario, dal quale è possibile l’accesso sia ai livelli superiori sia a quello inferiore;

. il centro di smistamento della stazione principale di QUERCETO con piattaforma girevole, deposito locomotive, punto di rifornimento per i locomotori ”diesel”, smistamento merci con annesso piano di caricamento;

- “livello + 1”, elemento fondamentale in quanto tratto di collegamento tra i livelli inferiori e quelli ulteriormente superiori. E’ costituito da un tratto diagonale “passerella” in piano caratterizzato dalla stazione di IMPRUNETA, con l’annesso terminal di smistamento e caricamento containers;

- “livelli + 2 e 3”, due tratti di linea distinti che uscenti dal “livello +1” attraverso due elicoidali concentriche terminano rispettivamente:

. in una stazione di testa presso il Borgo medioevale di “CASTEL SAN LUCA”;

. nel complesso minerario di SERBARIU, con due binari di carico, dopo avere comunque attraversato la fermata di INGURTOSU, piccolo abitato di minatori (il borgo è supposto ed esiste solo la piccola stazione).

Il progetto del tracciato è stato realizzato utilizzando il software commerciale per la progettazione di impianti ferroviari “Wintrack”. Quest’ultimo ha permesso di disegnare, avendo a disposizione anche una visuale 3D dello stesso, ed adattare agevolmente ed in maniera precisa l’andamento dei binari riuscendo a contemperare, al meglio (almeno spero), i  miei desideri con l’impietosa, immanente, immodificabile ed onnipresente mancanza di spazio a disposizione, cruccio del 90 % dei fermodellisti. 

La presenza di vari livelli su cui aver posato il piano del ferro ha comportato necessariamente dover affrontare il problema delle pendenze. All’interno dell’impianto sono numerosi i tratti in pendenza che, però, grazie ad una accurata azione di progettazione e di compromessi utilizzando curvature più strette  nei punti nascosti è stato possibile “contenerla” ad un massimo del 2,50%. Tale valore massimo lo si raggiunge in un solo brevissimo tratto dell’elicoide che porta al Borgo medioevale di Castel San Luca. Peraltro tale valore percentuale non ha ripercussioni evidenti sul movimento del materiale. 

3. IL TELAIO E LA STRUTTURA NEL SUO COMPLESSO

Il telaio, come detto, è del tipo”aperto”, che ritengo sicuramente il più idoneo per un impianto come quello proposto. Su mio disegno e progetto è stato tagliato a ROMA da un amico falegname di professione e modellista provetto.

Il telaio nella sua struttura e forma originale.

Successivamente, con tanta pazienza, l’ho  assemblato in Sardegna. È costituito da listelli di multistrato dello spessore di 2,7 cm e 10 cm di altezza. Il telaio assemblato completamente ad incastri viene tenuto assieme con viti autofilettanti. È suddiviso in 4 settori, uniti tra di loro con bulloni passanti serrati con galletti. Quindi, in teoria, anche se, facilmente intuibile, con non poca difficoltà, il plastico potrebbe essere comunque smontato e trasferito in altro luogo in 4 pezzi distinti, qualora motivi di necessità lo imponessero.

Le “gambe” sono costituite da travetti in legno 8x8 con ruote per permettere (in qualsiasi momento) minimi spostamenti del complesso per manutenzione e pulizia del locale. Alle iniziali gambe con ruote sono state aggiunte, successivamente, in ben determinati punti, delle gambe fisse per assicurare un maggior sostegno alla tutta la struttura ed assicurare un migliore livellamento. Ciò ha inoltre ridotto al minimo possibili e pericolosi momenti flettenti sulla struttura principale.

Sulla struttura iniziale, a 13 cm di altezza, sono stati posti i 4 pannelli di multistrato da 1 cm di spessore che hanno costituito la base del “livello 0”. Il posizionamento delle numerose livellette (foto n.10 e 11) necessarie per il posizionamento del “livello 0” ha impegnato molto tempo al fine di contenere al massimo eventuali differenze di quota.

Il posizionamento delle livellette per la preparazione del piano di appoggio per il piano/livello 0. Tutto ciò ha permesso di ottenere un livello 0 “sollevato” di 13 cm creando lo spazio necessario per la realizzazione ed il posizionamento dei binari di una stazione nascosta con annesso cappio di ritorno.

Alla fine dei lavori si è riscontrato sul lato lungo di 4 mt una differenza tra un lato e l’altro di 0,7 mm, mentre 0 mm sul lato più corto.

I singoli fogli di multistrato sono stati avvitati sulle livellette rendendo solidale tutta la struttura.

I fogli di multistrato da 1 cm sono stati posizionati sulle livellette ed il piano/livello 0 è fatto.

La struttura così ottenuta ha consentito di utilizzare lo spazio sottostante quale base per l’impianto elettrico nonché per il passaggio dei binari costituenti la stazione nascosta.

4. I BINARI

L’armamento prescelto è stato il “Profigleiss” della Fleischmann, considerato molto affidabile nel tempo e facilmente gestibile anche da un principiante come il sottoscritto e dotato di una finta massicciata che se da un lato è risultata molto utile in corrispondenza dei deviatoi dall’altra ha costretto e costringe ad un non trascurabile lavoro di “arricchimento e camuffamento”  per cercare di aumentare l’effetto ottico e scenico finale.

Inizialmente, secondo quanto previsto dal progetto, l’installazione dei deviatoi sarebbe dovuta avvenire con i motori nascosti, come si suol dire “nascosti o sottoplancia”. Successivamente, però, viste le dimensioni dell’impianto, il numero totale dei deviatoi (n.50), la non facile accessibilità di tutti i motori in caso di un malfunzionamento, forse più per timore che per altro, mi sono convinto, sebbene a malincuore, ad un inevitabile compromesso. Ho optato, quindi, al posizionamento dei motori in vista, certamente meno belli da vedere ma sicuramente molto più pratici da gestire e più versatili in caso di un non corretto o assente funzionamento elettrico.

Per quanto è stato possibile si è evitato di inserire “in vista” tratti con curve strette (R1, raggio 360 - codice Fleischmann 6120). Le poche curve R1 sono presenti in un breve tratto all’interno dell’elicoidale per il Borgo medioevale per la mancanza di spazio sufficiente per aumentare la curvatura ed allargare lo stesso. Normalmente, al contrario, si è utilizzato curve di raggio R2 (raggio 420 - codice Fleischmann 6125) che sebbene non molto ampie permettono il transito sicuro dei rotabili a disposizione (anche gli elettrotreni) ovvero quelle a raggio maggiore R3 e R4. Nonostante questo, durante le ovvie e necessarie “prove di circolabilità” non si sono riscontrati problemi di sorta, anche da parte di rotabili “particolarmente ostici” quali Etr242, Ale 601, Aln 668, 663, Aln 772, Ale 803, etc.

Il fondo per il posizionamento dei binari seguendo le indicazioni di una rivista statunitense del settore, è stato realizzato utilizzando, inizialmente, strisce autoadesive (5 cm di larghezza per 3 mm di spessore) di gomma poliuretanica espansa (quella utilizzata per isolare le tubature dei condizionatori d’aria).

Alcune immagini che mostrano il pre-posizionamento dei binari sopra il materiale plastico espanso (spessore 3 mm) utilizzato quale materiale insonorizzante in aggiunta al tradizionale sughero.

Successivamente ho utilizzato pannelli, ovvero strisce di sughero anch’essi da 3 mm., per uno spessore totale di 6 mm.

Il posizionamento dei binari sullo strato finale di sughero da 3 mm.

In questo modo il rumore viene ridotto notevolmente e, al contempo, si ottiene un credibile rilievo del piano del ferro nei tratti in piena corsa e comunque in tutti quei tratti al di fuori delle stazioni e dei depositi.

I binari sono stati fissati, in via definitiva, utilizzando delle viti apposite, della Maerklin, sufficientemente lunghe per fissarsi sul piano di multistrato sottostante. Il tutto è stato poi verniciato con aerografo con color “red brown” della Tamiya. Il successivo dry-brushing è stato effettuato con colori acrilici passati a pennello asciutto.

L’impianto consta di 51 deviatoi, di diverso tipo (dritti, curvi, tripli, doppi inglesi), tutti asserviti da decoder digitali della Lenz.

Nel deposito della stazione principale di QUERCETO è stata posizionata una piattaforma girevole, una Fleischmann (codice 6152), al momento, non ancora digitalizzata. Viene manovrata in maniera manuale, utilizzando il comando in dotazione.

La piattaforma girevole durante alcune prove di funzionamento.

5. IL SISTEMA DI COMANDO E CONTROLLO

Il sistema di comando e controllo dell’impianto è affidato ad una centrale digitale “Intellibox II” della Uhlenbrock.

La centrale digitale Uhlenbrock Intellibox II e lo Uhlenbrock IB-SWITCH, al momento, gli apparati cui è devoluta la gestione ed il controllo di tutto il plastico. Successivamente è prevista la gestione tramite computer con programma dedicato del tipo “Win-Digipet”.

In futuro, tale centrale sarà affiancata da un computer dedicato dotato di specifico programma per la gestione automatica di parte dell’impianto, del tipo “Win-Digipet”. Una parte dell’impianto e soprattutto le manovre nei depositi, infatti, vorrei mantenerle sotto controllo manuale, altrimenti finisce il divertimento!

I solenoidi dei deviatoi sono comandati, i primi 40, da uno “IB-Switch” della Uhlenbrock. Gli altri dieci solenoidi eccedenti, collegati a decoder digitali, sono comandati tramite il tastierino alfa- numerico della centrale digitale nonché in maniera analogica tramite apposita pulsantiera. Il funzionamento analogico dei deviatoi, sebbene collegati ad un decoder, è una delle possibilità che i decoders Lenz offrono. Lo IB-Switch ha inoltre consentito di raggruppare i deviatoi in un certo numero itinerari prescelti che agevolano la gestione di tutto l’impianto.

L’impianto è alimentato direttamente dalla centrale digitale e da n. 2 booster POWER 4” della Uhlenbrock da 4 A ciascuno. In particolare:

- la centrale digitale alimenta la stazione principale e la zona del deposito principale;

- n.1 Power 4, alimenta il cappio di ritorno e parte dell’anello a doppio binario al livello 0;

- n.1 Power 4, alimenta i tratti superiori, le due spirali ed il centro industriale.

Il cappio di ritorno è gestito in maniera digitale dal modulo apposito LK200 della LENZ.

La piattaforma girevole, come detto in precedenza, viene comandata manualmente in forma analogica.

La gestione dei segnali, invece, è affidata a specifici circuiti prodotti in Italia ( DCC-World ed Oscilloscopio.it).

Il passaggio a livello del Borgo Medioevale e quello incustodito sono controllati automaticamente. Il primo da un modulo di retroazione della Uhlenbrock 63320 e da servo decoders Uhlenbrock 67800 per il funzionamento delle barriere.

Il secondo da un  sistema che per l’attivazione delle luci delle croci di S.Andrea e del sonoro sfrutta l’utilizzo di reeds posizionati sui binari( il sonoro è di  Elektrotreno.it mentre il kit croci S.Andrea è di Ma Il Treno).

6. VIAGGIO NELLA “VAL di LEO”

Dopo questa serie di dati tecnici, interessanti per gli addetti ai lavori e non solo, comunque, assolutamente necessari per comprendere al meglio non tanto le tecniche di realizzazione quanto la “filosofia” che sta alla base della realizzazione del plastico, ritengo che siamo giunti all’elemento clou di tutto. Mi riferisco al “brivido” unico ed irripetibile che ogni plastico, in genere, trasmette all’osservatore. Quel fascino che solo le ambientazioni riescono a dare, gli elementi che riescono a dare “vita” alle nostre realizzazioni. E’ arrivato il momento di addentrarci nel mondo che vive e pulsa tutt’intorno ai nostri binari, un mondo variegato dove storia, natura e lavoro dell’uomo si integrano alla perfezione con la ferrovia, elemento principale e complementare al contempo che con il proprio dinamismo riesce a dare vita, per quanto virtuale, a tutte le attività e le scene riprodotte.

a. Borgo medioevale di CASTEL SAN LUCA

Il Borgo medioevale di CASTEL SAN LUCA, arroccato sull’omonimo massiccio, incombe in maniera maestosa sulla valle sottostante.

Una veduta delle mura esterne del Borgo medioevale di San Luca situato sull’omonimo massiccio.

 

Il piccolo borgo è un tutt’uno con ciò che resta, in perfetto stato di conservazione del castello di epoca tardo medioevale, appartenuto alla famiglia nobile dei “di LEO”, da cui il nome di tutta la valle, meta e polo d’attrazione turistica.

Veduta dall’alto dell’intero Borgo medioevale di San Luca. In particolare la piazzetta, la torre principale, la chiesetta e l’annessa stazione FS.

 

Il resto dell’abitato, più moderno, è supposto al di la della stazione ferroviaria. 

Borgo medioevale di San Luca ed alcuni scorci della stazione FS.

Degna di nota la piccola chiesetta che, nata per le esigenze della famiglia nobile e degli abitanti del piccolo borgo, oggi è invece luogo particolarmente ricercato, per la particolare posizione nonché per le opere d’arte in essa presenti, da molti giovani sposi per la celebrazione del loro giorno più bello. Giusto per non smentire la tradizione, anche oggi si è appena finito di celebrare un matrimonio.

La chiesetta del Borgo medioevale di San Luca dove è possibile assistere alla conclusione di una cerimonia nuziale.

Unitamente alla cerimonia nuziale, il vecchio cortile del castello è oggi animato da un raduno di vecchie e colorate auto d’epoca. Una manifestazione sicuramente riuscita vista la particolare affluenza di curiosi ed appassionati.

E non può mancare la fontana dei desideri, dove la leggenda vuole che buttando in essa una monetina ed esprimendo un desiderio questo si avveri e che sia assicurato da un lato il ritorno al castello nonché, particolare tutt’altro che trascurabile, tanta fortuna.

Una fase della costruzione della fontana del Borgo.

 

La piazzetta del borgo vista dall’alto e da altra angolazione. Si intravede la fontana nella sua collocazione colorazione definitiva.

Al borgo si arriva dopo una tortuosa e stretta strada di montagna, da poco allargata per consentire il transito dei bus turistici (supposta per motivi di spazio) che terminano la loro corsa sul punto di sosta in corrispondenza del terrapieno quasi di fronte alla stazione in corrispondenza del passaggio a livello. Alternativa alla strada è la linea ferrata a binario unico che termina nella stazione di “San Luca”, una stazione di testa, piccola ma ben organizzata per accogliere i numerosi turisti. Una linea secondaria che ha ripreso vita grazie alla presenza dei numerosi turisti in visita al ristrutturato e valorizzato Borgo medioevale.

La stazione è animata da un continuo andirivieni di convogli, una ricca miscellanea di treni ordinari, turistici e treni speciali storici, che fanno di una gita una esperienza indimenticabile. Ecco che nella stazione si alternano sbuffanti locomotive a vapore ad altri convogli, si fa per dire, più moderni.

Un po’ di movimento nella stazione FS di San Luca.

Dalle bellissime “Littorine” a trazione diesel Aln 772 alle sbuffanti 740, 643 fino alle più recenti Aln 668 o Aln 663. Queste ultime, ovviamente, quali treni ordinari, frequentate soprattutto dagli abitanti abituali del Borgo.  

E come non descrivere, seppur brevemente, la bellissima passeggiata che si snoda tutt’intorno alla rocca ed alle mura esterne del castello.

La cinta  esterna delle mura. E’ facilmente individuabile la incantevole passeggiata con la vista mozzafiato sulla sottostante Val Maria.

 

Un itinerario incantevole, che permette di godere di alcune viste mozzafiato sulla valle sottostante e che prosegue lungo il vecchio sentiero di accesso al castello, tutt’oggi percorribile a cavallo o in carrozza, in mezzo a bellissimi boschi fino alla vecchia miniera di carbone, ormai chiusa e non più visitabile, ma i cui resti sono ancora visibili, ad esempio,  un tratto di linea in completo abbandono insieme ad alcuni carrelli.

Un tratto di linea decauville di una miniera ormai abbandonata.

La rocca è anche un’ottima palestra di roccia. Uno dei tanti percorsi “ferrati” termina proprio alle spalle della vecchia torre per il rifornimento idrico della stazione. 

La rocca di San Luca è anche un’ottima palestra di roccia frequentata da moltissimi appassionati. La ferrata più frequentata si conclude proprio alle spalle della torre piezometrica della stazione FS di San Luca.

Ma è alla sera che il fascino del luogo raggiunge il suo massimo.

Alcune immagini suggestive del Borgo medioevale di San Luca e della stazione FS di San Luca al momento del tramonto ed alla sera. L’atmosfera che si viene a creare è veramente unica.

 

 

Quando il gioco di luci mette in risalto tutta l’austerità e la magia del Borgo cui contribuisce la discreta ma efficiente ed efficace illuminazione della stazione FS di San Luca.

Tutto ciò in completa sicurezza vista la costante e discreta presenza di una pattuglia di Carabinieri a cavallo (foto n. 66) che si integra perfettamente nell’ambiente circostante.   

Una discreta ma onnipresente pattuglia a cavallo dell’Arma dei Carabinieri assicura la sicurezza della popolazione di San Luca.

 

Alcuni FILMATI.

 

Il castello detto "dei Templari" ed il borgo medioevale di San LUCA

 

 

Il complesso minerario ed il colle di San Marco con il castello detto "dei Templari"

 

 

 

Clip con un po' di "movimento di bielle".

 

 

 

Clip con un po' di "movimento".

 

 

 

Clip con un po' di "movimento".

 

 

Gian Luca Giovannini è a disposizione per curiosità, domande e chiarimenti nel forum GAS TT.

Partecipa QUI alla discussione sul suo plastico.