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"Radiax a Firenze"  - Fabrizio - Toscana

Alla memoria di mio nonno Francesco.

Sì, perché uno dei miei nonni lavorò come fattorino presso l'ATAF, l'azienda che gestisce i trasporti pubblici a Firenze, come fattorino o bigliettaio dal 1949 al 1973 e quindi certamente gli sarà capitato anche di lavorare su una vettura Radiax, la cui riproduzione modellistica in scala 0 (1:43,5) è l'oggetto di questa fotostoria.

1940. La Radiax a Firenze in Via Pisana in zona San Frediano, mentre effettua la Linea 16 P. Duomo-Vingone in direzione P. Duomo.

Le Radiax erano vetture cosiddette a carrelli monoassiali, cioè aventi gli assi che potevano orientarsi in curva, trascinando con loro anche il motore e parte dell'impianto frenante, per  facilitare l'inscrizione nelle curve più strette. Il periodo di ambientazione è intorno al 1940, durante il quale la tranvia fiorentina era gestita da una società denominata STU (Società Trasporti Urbani) e le vetture esibivano la tipica livrea ministeriale a due toni di verde.

Il modello è completamente autocostruito, fatta eccezione per le ruote che provengono da una locomotiva in scala H0 di produzione commerciale. Sono comunque state anch'esse elaborate per variare sia la forma che il numero delle razze e per ridurre l'altezza del bordino.

Le tecniche costruttive sono elementari, cioè non comprendono né macchine utensili, né supporti informatici complessi quali per esempio il CAD, fatta eccezione per un programma di grafica open source usato per la ricostruzione delle scritte. Sono quindi alla portata di tutti.

Il modello è scomponibile in tre parti tenute insieme da viti che sono il truck, la cassa ed il tetto.

Truck

Per truck, al vero, si intende un telaio motorizzato sul quale è sospesa la cassa per mezzo di molle ad elica ed a balestra. Nel modello è una struttura realizzata con parti di foglio di polistirene da 1,5 mm di spessore con rinforzi in listello di legno di tiglio ed arricchita con numerosi particolari riportati di plastica e di ottone: boccole, balestre, molle elicoidali, etc.

Il truck è dotato di una motorizzazione con motore ad asse longitudinale che trasmette il moto a due gruppi vite senza fine-ruota dentata mediante alberini di trasmissione inclinati ed articolati alle due estremità con giunti cardanici autocostruiti. Le ruote dentate sono direttamente calettate sugli assi. La captazione della corrente dalle ruote avviene tramite lamelle di ottone crudo da 0,1 mm di spessore. Gli alberini inclinati sono necessari per tenere il motore abbastanza in basso da poter essere contenuto sotto il piano di calpestio della vettura.

Il tram è fatto per poter viaggiare su un binario con scartamento di 32 mm e può captare le due polarità dalle rotaie, o una polarità dalle rotaie e l'altra dal trolley ad asta dotato di puleggia realmente girevole che viene a contatto con il filo aereo. 

Gli assi hanno ruote con bordino maggiorato e sono intercambiabili con altri folli con ruote dal bordino realisticamente ridotto solo per esposizione statica del modello.

Cassa 

La cassa è una struttura realizzata con foglio di polistirene da 1,5 mm di spessore rinforzata nella parte bassa con listelli di legno di tiglio.

La vetreria è fatta con plexiglas da 1 mm di spessore. Nell'abitacolo viaggiatori i vetri sono stati riprodotti direttamente applicando il foglio di plexiglas dalla parte interna della parete, mentre sulle due cabine i vetri sono stati ritagliati singolarmente ed incastrati nei rispettivi finestrini.

Sia l'interno che l'esterno sono stati arricchiti da una grande quantità di particolari riportati, come corrimano di ottone, panche di legno a correre, fanali di testa, accoppiatori del freno pneumatico, controller, sedili ribaltabili per il manovratore, specchietti retrovisori, predellini, manovelle del freno di stazionamento, rubinetti del freno pneumatico, manometri, cartelli direzionali, cancellini amovibili alle porte di accesso, etc.

Le scritte sulla cassa sono decals fatte stampare da una ditta specializzata su progetto grafico personale usando un programma di grafica vettoriale open source (InkScape). I cartelloni laterali della linea effettuata sono stampati su normale carta poi incollata su cartoncino.

La verniciatura segue la livrea ministeriale a due toni di verde imposta a partire dal 1929 ed è realizzata a pennello sia con colori ad acqua che con smalti, la finitura superficiale è satinata. In epoca precedente le stesse vetture esibivano una sgargiante colorazione in giallo e rosso fegato con svariate filettature gialle.

L'aggancio tranviario funziona come al vero, ossia tramite un inserto a forma di staffa con 4 fori che viene fissata ai due ganci con due perni per ciascuno creando quasi una barra rigida che collega le due vetture.  

Tetto

Il tetto è una struttura fatta con listelli di legno di tiglio e multistrato da 1 mm di spessore seguendo tecniche molto simili a quelle del modellismo navale, infatti il tetto rovesciato ricorda proprio una barca!

Sia sopra che sotto al tetto sono stati applicati molti particolari riportati. Sopra ci sono i cartelloni che indicano la linea che sta servendo la vettura e sono realizzati in lamiera d'ottone da 0,3 mm di spessore con sopra incollata la scritta stampata con una normale stampante su carta a partire da una ricostruzione grafica personale.

Sotto al tetto sono riportati gli appigli per i viaggiatori fatti con filo d'ottone da 0,5 mm e le lampade per l'illuminazione interna realizzate a partire da tondino di legno da 3 mm opportunamente sagomato.

Il molleggio dell'asta del trolley è realizzato come quello vero per mezzo di una molla orizzontale e due tiranti, il tutto realizzato in ottone saldato a stagno. La captazione della corrente comunque non è facile a causa dello sporco che si deposita velocemente nella gola della puleggia.

All'asta è legata una cordicella realizzata con filo da cucito nero che serviva al bigliettaio sia per riagganciare la puleggia al filo di contatto in caso di uscita, sia ai capilinea quando il verso di percorrenza della vettura cambiava e l'asta andava girata di 180°. La verniciatura del trolley non è stata fatta per non compromettere il buon funzionamento del molleggio e della puleggia.

Di seguito, il disegno del trolley.

Fabrizio Baroni