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"Il diorama di Portofino"  -  Roberto - Liguria

Questo lavoro in scala HO è nato come desiderio di avere a disposizione uno spazio per far “sgranchire” le gambe ai miei modelli di locomotive, senza pretese di convogli o altro: uno spazio d’ingombro minimo da poter tenere anche sul ripiano di un mobile per fare eventualmente da esposizione ai modelli.

Il mio scopo era anche quello di realizzare un modulo operativo indipendente da collegare eventualmente un domani ad altri moduli. Le dimensioni del diorama sono di cm 115 x cm 28 ed è costituito da un telaio in listelli di legno grezzo, con controventature, di sezione cm 4 x cm 1 ed un piano di compensato da mm 8 su cui è stato fissato un foglio di sughero da mm 3.

Il diorama in una delle prime foto con lo sfondo della baia di Portofino.

Il tutto è stato rinforzato esternamente da una cornice in legno levigato di sezione cm 5 x cm 1,5 e successivamente lucidata per motivi estetici. Tutto il diorama è inoltre provvisto di una bacheca “a tunnel” antipolvere, costruita in plexiglass, davvero indispensabile per proteggerlo da urti e polvere. Una maniglia a scomparsa fissata nella parte inferiore del telaio ne consente un agevole trasporto come una valigia. Non ho voluto spendere eccessivamente nella costruzione, infatti gran parte degli elementi sono autocostruiti come gli scambi, il deposito locomotive e la torre di carico della carbonaia; il resto proviene dalla produzione commerciale che peraltro possedevo già da parecchi anni.

Gli scambi, uno a tre vie e l’altro semplice, sono la peculiarità del diorama in quanto li ho autocostruiti, partendo da profilato Roco Line. Un particolare impegno ha richiesto quello triplo per il quale ho dovuto eseguire pezzi da certosino utilizzando profilati di ottone di varie sezioni.

"prima".

"dopo".

Il comando l’ho realizzato utilizzando dei vecchi servocomandi da aeromodellismo che non uso più, modificando il circuito elettrico per adattarlo alle mie esigenze. Ho dovuto realizzare anche dei fine corsa registrabili per non sollecitare eccessivamente il meccanismo di azionamento degli aghi (tutto è affidato alle saldature che talvolta hanno superfici molto ridotte), visto che i servocomandi hanno una corsa estesa ed esercitano uno sforzo notevole.

Naturalmente per ottenere un funzionamento regolare di marcia ho abbinato al movimento anche un deviatore elettrico per alimentare i cuori degli scambi. In totale mi sono serviti due servocomandi per comandare le due coppie di aghi dello scambio triplo mentre lo scambio semplice viene azionato mediante leve sincronizzate collegate ad uno dei due servocomandi. Dalle foto si può notare il particolare degli azionatori con i registri dei fine corsa e i deviatori elettrici.

Si vede anche la squadretta con il comando di rinvio per l’azionamento dello scambio semplice (tutto autocostruito). Dato che questi micromotori sono azionati a tensione di 6 - 9 Vcc, la loro alimentazione è prelevata dall’uscita in corrente alternata del trasformatore principale, opportunamente raddrizzata e ridotta mediante un semplice partitore di tensione. Inoltre il movimento degli aghi risulta essere molto lento e di notevole realismo. Dalle foto si può notare il particolare degli scambi posati in opera (di fianco si vede la piastra amovibile per poter accedere al meccanismo motore, qualora necessario….).

"prima".

"dopo".

Il tracciato consiste principalmente in una linea d’arrivo (interconnessione all’esterno del diorama) che si dirama in tre tronchi: uno va al deposito, uno alla fossa ed uno all’asta di manovra che serve per accedere alla carbonaia.

Particolare della "fossa" non ancora ultimata.

Ogni ramo, compresa la linea d’arrivo, è sezionato ed inoltre ho inserito un moto automatico di va e vieni mediante un classico relè elettromeccanico (Faller, anno 1970) e pedali di contatto (a controrotaia) autocostruiti in ottone che consente il moto alternato da un estremo all’altro, tra rami preselezionati a piacere. In totale possono stazionare contemporaneamente 3 locomotive e funzionare alternativamente.

Il binario è Roco (codice 83) e la posa delle traversine è stata modificata per renderle più rade come si usa nei depositi, ad eccezione degli scambi.

In stazione c'è fermento...

Il pietrisco è semplice sabbia per edilizia passata al setaccio.

Il deposito locomotive è autocostruito con cartoncino, polistirolo rigido e listelli di legno; le finestre sono ricavate da fogli lucidi con stampata a computer la grigliatura che simula l’intelaiatura; il tetto è ricavato incollando su una base di cartoncino 2735 tassellini di 2 x 4 mm di carta vetro fine (un buon passatempo per le serate piovose d’inverno); le grondaie sono ricavate da cannucce di plastica per bibita (tagliate a metà) e tondino di ferro sagomato mentre le pietre a vista d’angolo sono ritagli di carta vetrata.

Locomotiva 746 del 1922 (100 km/h).

Le ruote motrici erano di 1.880mm di diametro, la distribuzione era Walschaert, potenza 1600 hp.

Locomotiva 691 carenata: nel periodo in cui si pensava già all'alta velocità, fu realizzata questa carenatura (tra l'altro molto pesante e che impediva la normale manutenzione). Molti anni dopo fu infatti di nuovo tolta.

La carbonaia proviene da una vecchia scatola di montaggio Vollmer e ho deciso di usarla anche se la tipologia non è senz’altro in stile italiano; però così da sola non aveva alcun senso perché mancava il sistema di rifornimento ed allora ho ideato la torre di carico, autocostruita utilizzando del profilato di rotaia HO, cartoncino, legno.

La carbonaia e il fascio di binari che conduce ai due tronchini posti all'estremità del diorama.

Il motore è un accessorio navale e il cavo di sollevamento è filo di rame recuperato da un rotore elettrico mentre il cassone del carbone è ricavato da fogli di cartoncino rigido (naturalmente non funzionante).

La linea decauville per alimentare la carbonaia proviene dalla vecchia Atlas-Rivarossi scala N e sono gli scarti di un vecchio plastico N che realizzai nel lontano 1969: anche la tre assi che si vede nelle foto risale a quell’epoca, sempre della Atlas-Rivarossi (made in Jugoslavia) e funziona ancora, svolgendo un onorevole servizio nel mio plastico N.

Naturalmente tutto il carbone presente (carbonaia, decauville, tender) è vero.

Per la vegetazione ho utilizzato alcuni prodotti commerciali come erba, fogliame e felci (Bush, Heki, Noch, Faller). Ho trovato un sacchetto di licheni sintetici per pochi euro da un grosso fiorista che vendeva anche articoli decorativi (la confezione per modellismo è molto più cara...).

I tronchi degli alberi sono rametti veri come pure molti cespugli reperiti durante le gite in montagna (macchia mediterranea e Alpi).

La fossa d’ispezione è autocostruita in cartoncino, come pure la sabbiera dove ho utilizzato dei fiammiferi. Anche la base in cemento della gru è di cartoncino mentre le pietre a vista sono fogli commerciali.

I personaggi sono di varia provenienza (principalmente Preiser e Merten) e sono tutti "elaborati", sempre con colori a base acrilica (i militari sono ricavati da personaggi dei carabinieri).

L’invecchiamento/sporcatura di tutto il diorama, compresi i modelli, è ottenuto sempre con colori acrilici e terre. Tutto il controllo del diorama avviene tramite piccolo quadro sinottico esterno collegato tramite cavo da computer con porta parallela dal quale si possono comandare gli scambi, i sezionamenti e naturalmente disabilitare l’automatismo per le manovre manuali.

Per il momento non esiste illuminazione, in seguito si vedrà...