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"Fino Mornasco - epoca III" - Stefano e Micaela - Lombardia

La costruzione di questo plastico è nata quasi per scommessa, ormai tre anni fa, in una delle tante riunioni modellistiche serali con gli amici Mauro e Francesco. Quasi per scherzo, mentre i treni correvano per le campagne di Castellazzo in miniatura, non ricordo bene chi saltò fuori a dire: "ma perché non costruisci anche Fino, già che ci sei… Castellazzo è venuto una meraviglia, perché Fino no?".

Li per lì, col mio matrimonio in vista e le relative spese da sostenere, la battuta venne liquidata con un "si, quando vinco al super-enalotto…" e la cosa rimase sepolta per po’.

Il progetto rimase tra i sogni fino ad una mattina di un sabato invernale, mentre per curiosità mi aggiravo per uno dei tanti mercatini all’ aperto di oggetti usati. Notai che tra i banchi, sparsi in mezzo agli oggetti più disparati, non era difficile ritrovare trenini di varie scale e marche: se alcuni erano poco più che spazzatura, non mancavano pezzi interessanti, così come non era infrequente imbattersi in componentistica sparsa di vario tipo (binari, edifici, segnali, trasformatori, ecc. ecc.).

L’ idea riprese corpo in maniera confusa: costruire Fino in epoca III (la mia preferita) limitandosi a "comprare a catalogo" era impensabile: se Castellazzo era costato, solo di materiale, attorno ai 2500€ treni esclusi, quanti soldi sarebbero occorsi per costruire un plastico di qualità, per di più di dimensioni superiori? Ognuno di noi sa che i prezzi dal 2008, anno della costruzione di Castellazzo, sono lievitati, e per alcuni articoli oltre ogni misura umanamente comprensibile. Mentre proseguivo girando per i banchi, segno del destino o casualità (fate voi), vidi una stazioncina in discrete condizioni, marca Faller, completamente sporca e buttata a terra. Guardandola meglio, mi dissi mentalmente: "assomiglia davvero alla stazione di Fino Mornasco di un tempo…però…chissà…". Il venditore me la lasciò portar via a 3€ (!!!), il giovedì tentai il mio primo "restauro serio" dopo aver lavato il piccolo edificio. Il risultato, almeno per me, fu stupefacente: la stazioncina lavata, verniciata e curata nei dettagli non aveva nulla da invidiare ad un edificio comprato nel miglior negozio di modellismo a un prezzo almeno 10 volte superiore.

Ne riparlai con gli amici del giovedì, e così, per tre anni, caldo o freddo che facesse, con tante levatacce al sabato mattina, iniziai a battere ogni mercatino dell’ usato in zona, "passando parola" ai vari venditori di avvisarmi ogni qualvolta avessero rinvenuto trenini o materiale che avesse avuto a che fare col modellismo ferroviario.

La ricerca non è stata facile, né sempre fortunata: ma non sono mancate le soddisfazioni o i colpi di fortuna; ad esempio, è stata mirabile la volta in cui ho trovato una Roco 880 in stato pietoso, che dopo una ventina di ore di lavoro (pulitura, smontaggio, sistemazione bielle, cambio carboni) può tranquillamente correre senza sfigurare con le altre acquistate in negozio.

Tutti gli edifici, tranne uno trovato in condizioni perfette, hanno subito lavori di ristrutturazione molto intensi. Quasi sempre erano sporchi, con vistose tracce di colla, coi vetri rotti o incollati con materiale improprio: pertanto si sono dovuti lavare, riverniciare ad acrilico, dotare di nuovi vetri ed abbellire in vari modi.

Alberi e ghiaia sono stati trovati a prezzi ragionevoli da fornitori "amici", mentre per i personaggi è stata molto più dura: quelli di epoca III sono già rari in negozio, trovarli nei mercatini è pressoché impossibile!

La progettazione vera e propria del plastico non ha comportato particolari difficoltà a livello tecnico: come Castellazzo, Fino dispone di due ampi anelli a poli invertiti con un solo scambio (ornamentale). Per illuminare il paese stavolta è occorso un trasformatore separato da 7A, risultando insufficiente anche il trasformatore Fleischmann "grande", che comunque è meglio non "appesantire"…

Il paese in sé non ha comportato eccezionali difficoltà di riproduzione: lavoro a Fino come agente di Polizia Locale da molti anni, e per il dritto o per il rovescio sono ormai a conoscenza di elementi di storia locale. Inoltre, dalla fine dell’ ‘800 ad oggi la morfologia dell’ abitato non è cambiata più di tanto: anzi, moltissimi edifici sono rimasti immutati.

Quindi, a partire dalle fotografie a disposizione ed in base a ciò che già sapevo, ho "solo" dovuto cercare negli anni tutti gli edifici, adattando e sistemando i più somiglianti alla realtà; com’è ovvio, questi lavori hanno comportato l’ uso di materiale dalle provenienze più svariate, ovvero vecchissimi Lima, Faller, Kibri, Pola, Auhagen, ecc. ecc...

La ricostruzione è stata comunque un lavoro appassionante: rispetto a Castellazzo, ove le fonti erano rare o mancavano del tutto, per Fino è stato possibile rivolgersi sia all’ Ufficio Tecnico comunale, sia a persone e/o associazioni del luogo, che hanno collaborato oltre ogni aspettativa: voglio ringraziare qui il Club Foto Amatori Finesi, che mi ha messo a disposizione l’ archivio storico completo, e tutte le persone che mi hanno inviato, anche da ricordi di famiglia, foto e/o cartoline di varie epoche.

La ricostruzione ha preso in esame il centro storico del paese (su piantine d’ epoca), ovvero il quadrilatero posto tra P.za Stazione, V.le Risorgimento, via Garibaldi e via Trento (un tempo chiamata “della vignetta” per motivi rimasti sconosciuti). Le foto sono state di grande aiuto per scegliere gli edifici e ricreare le ambientazioni tipiche di un paese di media collina di fine secolo, abitato da contadini ed operai: nel centro del paese, laddove ora sorgono eleganti condomini, si trovava una grande fabbrica tessile. Per i materiali rotabili il parco macchine rimane quello usato per il plastico di Castellazzo, dato che si tratta della stessa linea ferroviaria, solamente 30 km più a nord.

Alcune curiosità:

  • Il costo totale delle casette, tutte trovate nei mercatini, ammonta a meno di 150 € totali (anno 2016), cui però vanno conteggiate 3 ore di lavoro in media per ristrutturare ogni singola costruzione; su trenta edifici solo uno è stato posizionato sul plastico così com’era, senza alcun intervento. Ore di lavoro a parte, che io non calcolo poiché mi sono divertito un sacco, il costo medio è stato di 5€ ad edificio. Non aggiungo altro…;
  • I binari sono stati trovati lungo i 3 anni di ricerche sempre al mercatino: costati meno della metà del prezzo di vendita, e tecnicamente sono perfetti. Va detto anzi che alcune confezioni rinvenute contenevano binari mai usati…;
  • Alberi, ghiaia e personaggi: pur facendo estrema economia (leggi: cercare offerte), ho dovuto rivolgermi a negozianti seri e preparati, che già conoscevo per la qualità e la particolarità di ciò che avevano a disposizione; tra l’altro, ai mercatini non ho mai trovato né alberi, né vegetazione, e pochissimi personaggi. Questa è stata la voce di spesa più pesante, con circa 400€ "investiti";
  • Il plastico misura cm 130x200, dispone di un Fleischmann "grande" per alimentare le 2 linee e di un trasformatore 13,5V da 7A dedicato solo alle luci del paese. Lungo i due anelli, a poli invertiti, c’è un solo scambio non motorizzato, che porta a un binario morto di tipo "ornamentale"…
  • A conti fatti e tempo impiegato a parte, la costruzione è costata in tutto e per tutto (tavolo su ruote professionali compreso) circa 700€: per un bravo modellista questo dato da solo non ha bisogno di commenti…

Ville sulla collina antistante la stazione: bambini intenti a giocare.

La villa cerchiata in rosso, è una rielaborazione a partire da una vecchia stazione Faller.

Vista d’ insieme del paese.

Stazione di Fino Mornasco con vecchio deposito e banchina. Nel plastico il deposito risulta più alto della stazione, esattamente il contrario della realtà. Purtroppo è l’ unico errore dimensionale del plastico, non voluto ma "obbligato", in quanto depositi di epoca terza con banchina non li ho trovati nemmeno a piangere in cinese…

Nella foto sopra, un "posto di controllo primordiale" della Polizia Locale di allora. In realtà, è una licenza poetica, in quanto a Fino Mornasco i primi "vigili" vennero istituiti negli anni ’50 del 1900.

Rara cartolina e foto d’ epoca della stazione, più una foto anni 80/90 (?) di una manifestazione delle FNM (notare la Gr 200).

Di seguito potete osservare tre foto d'epoca che rappresentano l'attuale via Garibaldi intersezione V.le Risorgimento. Nelle prime due, sul lato sinistro, è addirittura riconoscibile il vecchio comando della Polizia Locale, ora sede di un sindacato.

Trattoria "La Cantina" (tuttora esistente). Sono arrivati le provviste e si attendono clienti…

Via Garibaldi intersezione via della Vignetta (via Trento): donne intente a fare la spesa;

Piazza stazione: pendolari in attesa.

Mappa storica di Fino Mornasco (1898) – fornita a cura dell’ ufficio tecnico comunale. Cerchiata, parte della zona interessata alla riproduzione nel plastico.

I ringraziamenti alle persone, associazioni e negozi specializzati sono a questo punto doverosi. Va giustamente detto che senza di loro il nuovo plastico di Fino Mornasco in epoca III non avrebbe potuto esistere. 

  • Mia moglie Micaela, che ha continuato ad occuparsi dell’ ambiente, ovvero la parte riguardante la natura…
  • Club fotoamatori finesi, nelle persone dei membri attuali e quelli ritiratisi, oltre alle numerose famiglie che hanno fornito foto-ricordo (di alcune non conosco nemmeno il nome!)…
  • Ufficio Tecnico ed Amministrazione Comunale, per la documentazione storica messa a disposizione
  • Negozio “RailShip di Roberto Donzelli” (Milano)
  • Negozio “Mezzanatto Piermarco” di Cuorgnè (Torino)
  • Sig. Franco Sartirana, appassionato di modellismo e infaticabile fornitore di edifici.
  • Sig. Franco Mastroserio, massimo esperto di treni e promotore di svariate manifestazioni sul tema.

Il plastico è risultato meritevole di un articolo sul "Giornale di Cantù" nel maggio del 2017.