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"In viaggio da Borghetto S. a Biella" - Andrea - Lombardia

(ogni riferimento a fatti e persone, NON è puramente casuale)

Luglio 2009, siamo in piena estate e il sole splende alto sulla cittadina di Borghetto S.

Sono le 14,30 e Giovanni, persona precisa e puntuale, quel giorno  era appena giunto in stazione con un occasionale ed inconsueto ritardo a causa di intoppi da troppo lavoro.

Una loco a vapore aveva da poco spento i motori ed era parcheggiata all’interno del deposito ferroviario.

"L’espresso per Biella delle 14,30 è in partenza dal binario 1" gracidò una voce dagli altoparlanti.

E via, Giovanni raggiunse con uno scatto fulmineo il binario (fortunatamente il primo) ed arrivò nel momento in cui si stavano chiudendo le porte e l’omino in divisa stava fischiando l’OK alla partenza.

"Anche stavolta ce l’ho fatta" pensò, riaprendo una delle porte e saltando sul treno. Non senza aver notato l’occhiata di traverso che fece Capotrenogiò, l’omino col fischietto.

Il fiato era corto, gli scatti da cortometrista che lo resero imbattibile negli anni del liceo (?), non erano più quelli e, nemmeno a farlo apposta... neppure un posto a sedere nello scompartimento, solo… posti in piedi!

Intanto l’Aln 668 lasciava la stazione  (foto a destra).

Poco dopo, il treno aveva già imboccato la galleria a due vie per allontanarsi definitivamente da Borghetto S. (foto sotto).

Giò, così lo chiamavano gli amici, dopo aver scandagliato il successivo vagone, finalmente intravide un posto a sedere. "è libero quel posto?" chiese agli occupanti. "Mi sembra di sì" gli rispose Monica, una ragazza vestita di rosso e con dei lineamenti delicati che le disegnavano il viso.

Finalmente si sedette, era finalmente rilassato e le piccole  gocce di sudore che gli imperlavano la fronte a causa della frenetica corsa erano scomparse.

Prese quindi il giornale, lo aprì e cominciò a sfogliarlo. Le solite notizie di tutti i giorni, decise così di dare uno sguardo al paesaggio circostante.

Il treno era appena uscito dal lungo tunnel.

Alla sua destra potevo vedere un carro cisterna parcheggiato nel vicino deposito e subito dopo una bellissima villa immersa nel verde.

Il treno rallentò per l’approssimarsi di un passaggio a livello. Giovanni fece appena in tempo a vedere, all’interno della villa, un signore sulla quarantina.

Giacomo, scuro, mani gigantesche. Forse un camionista. O un contadino. Sguardo affaticato, di chi ne ha viste tante, e di chi tanti sacrifici ha dovuto fare, nella sua vita.

Al suo fianco una signora di nome Paola, forse sua moglie.

Il treno rallenta ancor di più, ed appena superato il passaggio a livello custodito, lo sguardo sfugge nell’osservare una ragazza bionda, formosa, molto in carne, tanto che i pantaloni e la camicetta sembravano scoppiare. Da persona felicemente sposata qual'era,  Giò pensò: "Meglio non guardare". Certamente preferibile continuare a sfogliare il giornale...

Ormai la stanchezza e il sonno stavano però prendendo il sopravvento. La testa cominciava a calare pian piano sul giornale. Poi la rialzava di scatto. Ma due secondi dopo calava di nuovo, lentamente.

Un’occhiata all’orologio: erano le 15,30. Il viaggio era ormai agli sgoccioli, dal finestrino si intravedeva la chiesa e Biella era alle porte.

I due signori seduti di fronte a Giò avevano ceduto, e ormai dormivano entrambi.

Lui con la testa appoggiata allo schienale e la bocca aperta. Lei perfettamente seduta, composta, ma dormiva lo stesso...

"Sveglia... sveglia" sussurrò il controllore. Ci affacciammo al finestrino...

Biella era li fuori!

Si ringraziano per la gentile partecipazione gli amici Giovanni (Capotrenogiò), la moglie Monica (Lady Train) e Giacomo (Doctortreno).