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"BINARIO 21... un diretto per Auschwitz" - Stefano, Marta e Damian - Lombardia

Dedicato in memoria di tutti coloro che furono deportati e sterminati nel campo di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau

Ci scusiamo anticipatamente se la fotostoria riguardante quest'ultimo nostro lavoro richiede qualche riga di inquadramento storico.

 

Ci troviamo nella città di Milano nella seconda guerra mondiale. La città, costantemente bombardata dalle Forze Alleate, é occupata dai soldati della Germania del III° reich e dai fascisti della Repubblica Sociale Italiana. L’odio antisemita è un motivo conduttore del nazismo e la Germania vara nel 1935 a Norimberga una legislazione antiebraica che sancisce l’emarginazione. Tre anni dopo l’Italia approva anch’essa un complesso e aberrante sistema di "difesa della razza", rinchiudendo gli ebrei entro un rigido sistema di esclusione e separazione dal resto del paese.

 

Con la creazione della Repubblica Sociale Italiana, sotto diretta tutela della Germania, fu l'inizio della spietata caccia all'ebreo anche in territorio italiano, cui contribuirono attivamente reparti e bande armate delle SS italiane e delle varie polizie che infestavano il Nord, pronti a dedicarsi a questa caccia con tutto lo slancio possibile.

 

Talvolta, considerato che i tedeschi pagavano una certa somma per ogni ebreo consegnato nelle loro mani il movente era costituito da ricompense in denaro. È quindi accaduto quello che non deve accadere, in un passato non lontano, nella civile e "illuminata Europa", milioni di persone hanno permesso che ciò accadesse: l'eliminazione del popolo Ebraico... la soluzione finale... il loro orrendo e inenarrabile sterminio.

 

Il Binario 21 è una vasta area interna alla stazione, con accesso a livello stradale su via Ferrante Aporti e posizionata al di sotto del piazzale dei binari. Fu proprio dal Binario 21, un binario ferroviario situato nei sotterranei della Stazione di Milano Centrale che tra il dicembre del 1943 e i primi mesi del 1944, circa 1.200 Ebrei tenuti in prigionia nel carcere di San Vittore, vennero avviati ai vari campi di sterminio prevalentemente nella Polonia invasa nel 1939 dalla Germania di Hitler tramite convogli di carri ferroviari blindati (tra campi di concentramento, lavoro e sterminio solo in Polonia se ne stimarono l'esistenza di circa 180).

 

Di queste povere persone, tra cui 40 ignari bambini e parecchi anziani, solo una ventina riusciranno a tornare vivi dai lager, portandosi per il resto dei loro giorni gli indelebili segni fisici e psichici di quell'immana sofferenza. Nessun libro, film o testimonianza diretta possono realisticamente documentare come chi ha personalmente vissuto queste vicende, come chi, allora, era una "non persona" che da una parte per mano e volontà di centinaia di migliaia di fanatici aguzzini e dall'altra di milioni di persone "indifferenti" era considerata meno di un topo o uno scarafaggio. Mai, nella storia, s’è visto progettare a tavolino, con totale freddezza e determinazione, lo sterminio di un popolo. Studiando le possibili forme di eliminazione, le formule dei gas più "letali" ed "efficaci", allestendo i ghetti nelle città occupate, costruendo i campi, studiando una complessa logistica nei trasporti e tanto altro.

 

La soluzione finale non è stata solo un atto di inaudita violenza, ma soprattutto un progetto collettivo, un meticoloso sistema di morte.

 

Una volta giunti al Binario 21 (all'epoca binario 1), sotto un più o meno pacato invito delle milizie, dopo aver scritto con un gesso bianco il proprio nome e cognome per facilitare la fase di riconoscimento a destinazione ai Deportati veniva "consigliato" di lasciare le proprie valigie ed effetti personali. I poveri ignari  non sapevano che dal quel momento tali bagagli non li avrebbero più visti e, una volta svuotati e ben selezionati, sarebbero finiti in un enorme magazzino del campo di concentramento adibito al successivo reimpiego degli stessi oggetti. Tutti loro, braccati, incarcerati, detenuti per la sola colpa di esser nati ebrei partivano per ignota destinazione. Li aspettava un viaggio di 7 giorni tra sofferenza, fame sete e ansia.

 

Qui venivano formati i convogli con un ingegnoso sistema: uno per volta ogni carro bestiame veniva stipato con circa un'ottantina di persone accalcate tra loro e costrette a farsi i bisogni addosso (in origine i carri trasportavano 8 cavalli), piombato e quindi posizionato su un carrello traslatore, che si muoveva lungo un’enorme galleria. Veniva poi bloccato in corrispondenza di un ascensore montavagoni e sollevato dal ventre della stazione fino a raggiungere un binario di manovra all’aria aperta, situato fra i binari 18 e19. Completato il convoglio, il treno della morte partiva, lontano da occhi indiscreti, verso l’inferno di Auschwitz-Birkenau la "metropoli dello sterminio".

 

Auschwitz è il nome tedesco di Oswiecin, una cittadina situata nel sud della Polonia dove poco distante é nata mia moglie Marta e vi risiede ancora la sua famiglia di origine.

 

Come detto Auschwitz era una vera e propria metropoli della morte, composta da diversi campi come Birkenau e Monowitz ed estesa per chilometri. Ma questa é un'altra storia... anzi un altro diorama che realizzeremo nell'autunno prossimo.

 

Qui di seguito, la lista dei convogli di deportati ebrei partiti da Milano con destinazione:

 

6 dicembre 1943 MILANO-AUSCHWITZ

30 gennaio 1944 MILANO-AUSCHWITZ

11 febbraio 1944 MILANO-FOSSOLI da lì per Auschwitz il 22 febbraio

30 marzo 1944 MILANO-FOSSOLI da lì per Auschwitz il 5 aprile

19 aprile 1944 MILANO-BERGEN-BELSEN

27 aprile 1944 MILANO-FOSSOLI da lì per Auschwitz il 16 maggio

14 maggio 1944 MILANO-FOSSOLI da lì per Auschwitz il 16 maggio

9 giugno 1944 MILANO-FOSSOLI da lì per Auschwitz il 26 giugno

2 agosto 1944 MILANO-VERONA da lì per Auschwitz il 2 agosto

17 agosto 1944 MILANO-BOLZANO da lì per Auschwitz il 24 ottobre

7 settembre 1944 MILANO-BOLZANO da lì per Auschwitz il 24 ottobre

17 ottobre 1944 MILANO-BOLZANO da lì per Auschwitz il 24 ottobre

?  ?  1944 MILANO-BOLZANO da lì per Ravensbrück e Flossenburg

15 dicembre 1944 MILANO-BOLZANO

15 gennaio 1945  MILANO-BOLZANO

Ed ora alcune riflessioni sul diorama, poi il silenzio e la meditazione di ognuno di noi.

E' il 6 dicembre 1943... é quasi l'alba e a Milano c'é un freddo pungente. Dal carcere di San Vittore é appena arrivato un secondo camion militare telonato per tenere il "prezioso" carico umano lontano da occhi indiscreti.

Il popolo non deve sapere... il popolo non deve vedere. I precedenti 60 deportati sono già stati stipati su un carro bestiame e quindi pronti per essere portati in superficie dall'elevatore posizionato dietro queste arcate.

Nel diorama da noi riprodotto, l'elevatore è posizionato nella parte sinistra.

Alle povere persone è consigliato (ma non sono obbligate...) di depositare i propri bagagli in una recinzione a fianco di una vicina baracca.

Essi saranno successivamente caricati su un apposito vagone e "prontamente" riconsegnati all'arrivo a destinazione (grande menzogna!!!). Per un immediato loro riconoscimento è importante che i proprietari dei bagagli scrivano bene in stampatello il loro nome e cognome...

Alcuni di Loro non si fidano per niente di questo consiglio e preferiscono portarsi appresso i loro effetti personali, i loro libri, le fotografie e i pochi oggetti di valore; hanno paura che lasciandoli in custodia a sconosciuti, tali oggetti non saranno più restituiti.

Hanno ragione a non fidarsi... ma non sanno però che, una volta giunti al campo di lavoro (pochi sanno che Auschwitz è un campo di sterminio), tra spintoni, bastonate e grida di soldati delle ss, anche i pochi bagagli che viaggiano con loro saranno abbandonati e successivamente saccheggiati sulla Judenrampe; la pensilina degli Ebrei di Auschwitz Birkenau.

Ed ora... anziani, donne, uomini, malati e bambini... bambini... ahimé, innocenti bambini, partono per il loro interminabile viaggio verso la Polonia da quattro anni ormai annessa alla Germania nazista.

Jacob.... Jacob... affrettati! Non lasciarmi sola... Lasciatelo passare... quello la é mio marito...

Tra loro c'é chi é malato e che, anche con l'ausilio del bastone o delle stampelle, si regge a fatica.

E chi ormai, stremato e demoralizzato, si lascia cadere tra disperazione e preghiere. Ma anche chi tenta di scappare conscio di andare incontro a immediata morte per fucilazione.

Si... il Binario 21 é pieno di ss e fascisti della repubblica sociale italiana.

L'attesa, l'angoscia, il tormento e la solitudine sono ormai le uniche compagne di viaggio...

Ed infine un paio di vedute d'insieme.

Questo diorama é anche dedicato a:

mio Padre Giorgio due volte medaglia d'argento al valor militare che, con pochi altri colleghi finanzieri, il 25 Aprile 1945 partecipò alla liberazione della Prefettura di Milano fino a quel momento ancora temuto presidio fascista;

mia Mamma Elisabetta che allora abitava in via Felice Casati, che durante i bombardamenti delle Forze Alleate e fino a che non fu distrutta la casa dove abitava, si rifugiava nei sotterranei attigui al Binario 21.

Ma il Binario 21 in definitiva é soprattutto dedicato in memoria di tutti coloro che furono deportati e sterminati nel campo di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau oggetto del nostro prossimo lavoro fermodellistico.

"Antefatto" (marzo 2013) del Binario 21... Clicca sull'immagine sottostante.

Il diorama é visibile nel nostro piccolo ristorante tipico, chiamato Officina dei Sapori, nella medioevale Città Alta di Bergamo.

Per contattare gli autori del diorama, per informazioni, curiosità e chiarimenti, è possibile scrivere direttamente QUI, oppure al seguente indirizzo mail: info@officinaesapori.it