Radiocomando sui trenini

Il sistema digitale (DCC) applicato al modellismo ferroviario.

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Criss Amon
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Re: Radiocomando sui trenini

Messaggio da Criss Amon » sab mar 03, 2018 4:32 pm

Fabio sei gentilissimo e chiaro come sempre. [264] [264] [264]
Riassumo considerando quest'ultimo aspetto.
Sui binari di un plastico digitale c'è una tensione a forma d'onda costante di 16 volt (grossomodo) alternata (grossomodo, perché mi pare sia un'onda quadra bidirezionale). La stessa alimentazione va alla centralina di comando; alimentazione e centralina costituiscono un solo blocco di comando. Dalla centralina digito l'indirizzo della locomotiva da comandare e poi eseguo l'operazione che mi interessa (variare la velocità ecc). Attraverso le unità remote (smartphone) è possibile controllare più trenini, possibilmente uno per ogni unità remota (non so se contemporaneamente, ma aspetto chiarimenti)!! Mi pare sia tutto!!!
Grazie e ciao!!! [264]
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Re: Radiocomando sui trenini

Messaggio da cf69 » dom mar 04, 2018 9:28 pm

Francesco, dalle domande che fai noto che non hai tutto perfettamente chiaro, ti invito a leggere qui una guida per principianti del DCC:
http://www.dccworld.com/index.php?page= ... index.html

Fatti un giro tra le varie sezioni della pagina al link e, ne riparliamo con i nuovi quesiti che, la lettura degli argomenti susciterà in te.
Fabio Cuccia - La teoria è quando si sa tutto e niente funziona. La pratica è quando tutto funziona e nessuno sa il perché. Noi abbiamo messo insieme la teoria e la pratica: non c'è niente che funzioni... e nessuno sa il perché! (Albert Einstein)
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Re: Radiocomando sui trenini

Messaggio da Criss Amon » dom mar 04, 2018 11:20 pm

Ti ringrazio!!! L'unico particolare che mi mancava era la funzionalità del booster, ho sempre creduto che fosse un alimentatore aggiuntivo, invece è qualcosa di molto più complesso: oltre a dare più potenza di alimentazione funge da ampilificatore ripetitore di segnale, soprattutto per i grandissimi plastici modulari; il booster consente che il segnale di comando e controllo giunga correttamente alla loco intertessata, qualunque sia l'estensione del plastico; un plastico molto grande può necessitare di più booster.
Confermo che una loco digitale può funzionare in un impianto analogico ma solo come loco analogica.
Confermo che una loco analogica NON può funzionare su un impianto digitale.
Confermo il principio di funzionamento: alimentazione AC onda quadra 15 volt efficaci costante, sistema ad onde convogliate lungo i binari per il comando delle loco attraverso decoder ricevitore (a bordo delle loco).
Apprezzabile la sua funzionalità nei grandi plastici ferroviari, e soprattutto l'estrema semplificazione impiantistica.
Tuttavia lo ritengo personalmente un criterio assolutamente innaturale verso cui si è evoluto il trenino elettrico, soprattutto per i modellisti di fascia bassa, come il sottoscritto (e siamo in gran parte di fascia bassa, anche se non lo si vuole ammettere).
Decisamente meglio sarebbe stata l'evoluzione verso un sistema tipo radiocomando (non necessariamente radiocomando), in cui ogni loco sarebbe stata corredata del proprio comando e soprattutto sarebbe stata in grado di funzionare, senza perdere le proprie caratteristice, su qualunque tipo di alimentazione impostata sui binari. Ma questa è solo la mia opinione ed ha valore zero.
Grazie a tutti per questa opportunita, e sopratutto grazie a Fabio che ha avuto la pazienza di farmi capire pienamente il criterio di funzionamento dell'impianto digitale.
Per me la discussione può essere chiusa, a meno di altre novità sul mercato!
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Re: Radiocomando sui trenini

Messaggio da claudio_62 » gio apr 26, 2018 1:06 am

X Francesco

Ho letto un po’ tardi questo argomento, ed ho impiegato un po’ di tempo per rimettere insieme uno studio di fattibilità di un sistema di comando come quello che hai descritto, prototipato da un mio amico, anche lui fermodellista e studente al 5° anno in telecomunicazioni (io sono un elettrotecnico).
Era il 1980 ed ho scritto “prototipato” perché, purtroppo, non ebbe seguito per problemi termici.
Realizzato nel modo il più semplice possibile, funzionava in modo soddisfacente.

Elenco le caratteristiche ed i difetti.

Caratteristiche

Comando via radio a modulazione di frequenza, con un trasmettitore fisso ed un ricevitore a bordo per ogni macchina comandata.
Azionamento dei motori ad onda quadra con duty-cycle variabile.
L’alimentazione delle luci di marcia e delle luci di bordo resa indipendente da quella dei motori.
La quantità di treni governabile dipende…. dal fornitore di componenti elettronici (come minimo è possibile realizzare 3 equipaggiamenti elettronici).

Difetti

Il sistema di bordo (ricevitore + alimentatore motore) deve essere installato in un veicolo provvisto di fondo metallico, utilizzato come dissipatore di calore per i transistor di alimentazione del motore.
Utilizzando componenti discreti, il circuito stampato ha dei limiti di miniaturizzazione che, in scala HO, lo rendono installabile in un vagone merci un po’ lungo (100 – 120 mm).
La realizzazione con componenti SMD porterebbe alla riduzione del c.s., ma non risolverebbe il problema della dimensione dei transistor finali (contenitore TO220) e della dissipazione del calore.

Personalmente, ho utilizzato per altri usi un sistema di trasmissione FM identico a quello del prototipo e sono riuscito nell’impresa.
Se ci sono riuscito io, che sono un elettronico dilettante armato solo di un tester analogico, significa che il grado di criticità dell’insieme è modesto.
La cosa più difficile è, a mio avviso, reperire alcuni dei componenti dello stadio AF ancora del tipo discreto e non SMD.

Se ti può interessare, posso inserire nel discorso gli schemi elettrici di base del sistema.


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Re: Radiocomando sui trenini

Messaggio da liftman » gio apr 26, 2018 7:29 am

claudio_62 ha scritto:
gio apr 26, 2018 1:06 am

Comando via radio a modulazione di frequenza, con un trasmettitore fisso ed un ricevitore a bordo per ogni macchina comandata.
Azionamento dei motori ad onda quadra con duty-cycle variabile.
L’alimentazione delle luci di marcia e delle luci di bordo resa indipendente da quella dei motori.
La quantità di treni governabile dipende…. dal fornitore di componenti elettronici (come minimo è possibile realizzare 3 equipaggiamenti elettronici).
E per comandare N treni come funzionerebbe? Un trasmettitore per ogni ricevente mi pare complicato e dispendioso, sia di costi che di spazio, senza contare che ad ogni trasmettitore aggiunto le frequenze si disturberebbero l'una con l'altra. Un trasmettitore unico a cui si possa variare la frequenza, diventa più critico da realizzare. Comunque sia, sarebbe interessante saperne di più.
Ciao! Rolando

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Re: Radiocomando sui trenini

Messaggio da claudio_62 » gio apr 26, 2018 11:37 pm

X Rolando

Concordo pienamente con l’incremento delle difficoltà nel caso di un unico TX con trasmissione plurifrequenza oppure con varie portanti modulate in FM (1 per ogni macchina).
Diventerebbe complesso come un impianto trasmittente TV DVB-T.
Una simile realizzazione richiede un laboratorio ben attrezzato ed un esperienza molto maggiore della mia.

Quello che ho “rivangato dalla memoria” è un semplice sistema monocanale realizzato con componenti discreti e qualche integrato.
Naturalmente, l’obbiettivo del sistema è trasmettere a qualche metro di distanza all’interno di un locale, senza dovere attraversare pareti o raggiungere distanze elevate.
Con tale obbiettivo “minimale” è possibile operare in un campo di frequenze non elevate (da 5,5 a 10,7 MHz).
Partendo dalla frequenza più elevata (10,7 MHz) e scendendo di almeno 250 kHz per ogni modulo, le varie frequenze non generano mutue interferenze.
All’atto pratico, la “scaletta” dei filtri ceramici era 10,7; 10; 9; 8; 7; 6; 5,74 e 5,5 Mhz.
Sono 8 frequenze realizzabili, ovviamente recuperando i relativi filtri ceramici.

Per adesso pubblico solo gli schemi, fatti a mano e scannerizzati perchè non ho il CAD.
Per i valori dei componenti del TX e dell’RX devo cercare le riviste dalle quali li ho ricavati e potrò farlo solo tra qualche giorno.


Lo schema a blocchi è il seguente.
schema blocchi.jpeg
Ogni singolo blocco ha una circuitazione la più semplice possibile.
Per adesso pubblico solo gli schemi, fatti a mano perché non ho un CAD.
Per i valori dei componenti devo cercare nel box una mia vecchia agenda dove ho tenuto gli appunti del caso.

L’oscillatore è del tipo con duty-cycle variabile ed è realizzato con un integrato c-mos.
oscillatore.jpeg
Il TX e l’RX provengono da una rivista, con le modifiche del caso.
Per evitare i problemi dovuti alle bobine avvolte in aria, il TX ha l’oscillatore AF realizzato con un filtro ceramico, modulato in FM mediante diodi varicap.
Inoltre, l’RX è del tipo a rivelazione diretta, con circuito AGC e MUTING (sono vitali!).
trasmettitore.jpeg
ricevitore.jpeg
Il pilota del motore è composto da due stadi di alimentazione per trenini (un circuito “classico”), nella configurazione A PONTE.
pilota.jpeg
Realizzando i c.s. in proprio, il costo di ogni singolo canale dovrebbe essere dell’ordine di 20 euro.

Claudio
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Re: Radiocomando sui trenini

Messaggio da liftman » ven apr 27, 2018 1:43 pm

Io non ho le competenze per comprendere bene gli schemi (e neppure le diottrie necessarie per vederli :roll: ) ma visto che il forum è frequentato da "specialisti" di ogni sorta, credo che anche se a titolo puramente teorico sia giusto parlarne. per disegnare gli schemi esistono diversi CAD free, ma sul momento non saprei consigliarti, ma sono certo che un suggerimento adatto verrà fuori.
Ciao! Rolando

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Re: Radiocomando sui trenini

Messaggio da claudio_62 » ven apr 27, 2018 11:52 pm

X Rolando
No problem, per gli esperti in elettronica sarà solo una lettura, anche divertente, relativa a cosa si può realizzare segando in due un alimentatore per trenini e rivedendo un vecchio sistema TX-RX sui 10,7 MHz nato per altri scopi (era su una rivista del 1975 o giù di lì).
Per il CAD ti ringrazio, ma cercherò di arrangiarmi settimana ventura.
Devo recarmi all’Universita di Pavia per un corso e penso di trovare lì le informazioni che cerco.

X Tutti
Sono stato fortunato, stamattina ho trovato l’agenda quasi subito.
Avevo scritto ieri sera gran parte di questo testo e, vecchia agenda alla mano, ripubblico gli schemi, ingranditi, corredati dai valori e con le note del caso.
Il tutto è realizzabile con componenti anche “surplus”.
Scusate se indico componenti di quasi 40 anni fa, ma tutto il lavoro fatto dal mio amico che studiava telecomunicazioni risale a quell’epoca.
Agli esperti di elettronica comunico subito che la trasmissione via etere non è accordata su 75 ohm.
L’antenna ricevente può essere, al massimo, un filo elementare lungo come l’unità rimorchiata che accoglie i circuiti di bordo.
Per le antenne trasmittenti si possono realizzare una serie di dipoli, con lunghezza pari all’impianto da comandare, posizionati (ovvero nascosti) sotto il piano del plastico, appesi in posizione centrale tra i sostegni dell’impianto e convenientemente distanziati tra di loro.
In telecomunicazioni, un tale sistema di antenne è….. da far ripetere l’esame di maturità a chi lo realizza, tuttavia, la distanza TX – RX risulta meno di un metro e si riesce a far funzionare il tutto.
(con lo stesso sistema, utilizzando antenne a dipolo a ½ onda ben accordate, si possono coprire, in campo aperto, oltre 100 m di distanza)

Oscillatore
oscillatore.jpeg
Tutte le resistenze sono da ¼ W.

R1 = R3 = 1 k ohm
R2 = 10 k ohm potenziometro lineare
R4 = 10 k ohm
R5 = 2,2 k ohm

C1 = 47 kpF poliestere

D1 = D2 = 1N4148

IC1 = CD 4011

Note:
L’alimentazione non deve essere maggiore di 12 V c.c., applicando il positivo al PIN 14 e la massa al PIN 7.
Il potenziometro R2 comanda il treno in avanti ed indietro, con la condizione di treno fermo in posizione centrale.
Con i valori indicati, il duty-cycle varia dal 10% al 90%, se si desidera un’escursione più ampia, il circuito diventa critico.
La frequenza di lavoro, riferita ad un duty-cycle del 50 %, è circa 2,5 kHz.
Risulta un pò bassa, ma è necessario ricordare che l’integrato demodulatore FM del ricevitore è del tipo per segnali analogici FM multiplexer e non è in grado di trattare onde quadre a 20 kHz a piena modulazione.
R4 ed R5 formano un partitore di tensione sull’uscita.

Trasmettitore
trasmettitore.jpeg
Tutte le resistenze sono da ¼ W.

R1 = 27 k ohm
R2 = 33 k ohm
R3 = 100 ohm
R4 = 1 k ohm
R5 = 22 k ohm trimmer
R6 = R7 = 56 k hom
R8 = 10 k ohm
R9 = 22 k ohm
R10 = R11 = 100 ohm
R12 = 270 ohm

C1 = 470 kpF poliestere
C2 = 100 kpF poliestere
C3 = 100 pF ceramico a disco
C4 = 100 pF ceramico a disco
C5 = 100 F elettrolitico 25 V
C6 = 47 kpF ceramico a disco
C7 = 47 kpF ceramico a disco
C8 = opzionale (vedi testo)


DV1 = DV2 = BB 105 (vedere anche note)

TR1 = BC 238 B

TR2 = 2N2222

FC1 = filtro ceramico 10,7 MHz (vedere anche note)

MF1 = media frequenza 10,7 MHz (vedere anche note)


Note:
Il TX è ridotto al minimo indispensabile, ha una potenza irradiante irrisoria, ed è realizzabile con componenti ancora reperibili.
Si realizza tranquillamente utilizzando un tester analogico “vintage” come il mio (ICE 680R), utilizzandolo come rivelatore AF semplicemente appoggiando, nei punti di prova, 1 solo puntale, con entrambi i puntali inseriti nei connettori 250 microampère in corrente alternata.
La tensione di alimentazione è 12 V c.c., la medesima dell’oscillatore.
La portata è funzione della frequenza, allo scopo è meglio partire con quella più alta: 10,7 MHz.

L’unico componente che lavora in AF è il transistor TR2.
Il transistor TR1 è in configurazione emitter follower, ed ha la sola funzione di disaccoppiamento tra l’ingresso modulante e gli elementi dell’oscillatore.
L’elemento oscillante è il FC1 e la modulazione in frequenza è realizzata con i varicap DV1 e DV2.
Il trimmer R5 serve per “centrare” la frequenza del TX rispetto a quella sintonizzata dall’RX (fissa).
La media frequenza MF1 è il trasformatore di uscita del segnale AF.
Utilizzando come elemento oscillante un filtro ceramico si hanno due vantaggi:
- buona stabilità in frequenza al variare della temperatura;
- possibilità di mettere più TX nello stesso contenitore data l’assenza di bobine in aria (la MF 1 è schermata).

Così configurato, il circuito funziona normalmente.
L’unica accortezza che richiede è quella di reperire filtri ceramici uguali per il TX e l’RX, in modo da essere certi di avere la stessa banda passante.
Tuttavia, utilizzando una MF1 acquistata, in pratica, come materiale surplus, non conosciamo le caratteristiche in termini di impedenza al primario e rapporto di trasformazione.
Normalmente le medie frequenze FM hanno un rapporto di trasformazione 2:1 con presa centrale al primario, ma l’impedenza al primario (delle grandezze oscillanti: L e C) può variare da 150 a 500 ohm, al crescere delle spire ed al diminuire della capacità.
Con un’impedenza di 300 ohm funziona benissimo, anche caricando l’uscita della MF1 con una resistenza da 75 ohm (due da 150 in parallelo).
Purtroppo, se il fattore “C…” viene a mancare e subentra il fattore “S….”, facendoci acquistare “al buio delle caratteristiche” delle MF FM con impedenza minore (150 ohm) è possibile che il circuito non possa innescare alcuna oscillazione perché l’impedenza accordata sul collettore di TR1 risulta troppo bassa per garantire il minimo guadagno utile a garantire il funzionamento.
Per ovviare a ciò, vi sono due possibilità:
riavvolgere la bobina con 14 spire al primario ed una capacità di 58 pF:
applicare un condensatore di bypass C8, con azione sperimentale, partendo da 100 pF ed, aumentandola progressivamente sino alla “guarigione” del circuito.
Una volta controllato che il circuito è in grado di sostenere l’oscillazione per tutta l’escursione del trimmer R5 di regolazione fine della sintonia possiamo accantonarlo per la regolazione finale che andrà realizzata congiuntamente al ricevitore.

Come cambiare frequenza?
Una volta realizzato il TX più semplice (ovvero, con la MF1 già pronta) è possibile, con pochissime modifiche, realizzare anche gli altri TX a frequenza inferiore.
L’unica accortezza sarà quella di scendere la scaletta dei valori dei filtri ceramici nel modo più graduale possibile.
Il valore iniziale è 10 MHz (i filtri ceramici sono sulla baia).
Una volta inserito il filtro ceramico da 10 MHz, bisogna agire sulla MF 1, per consentire l’accordo alla nuova frequenza.
L’azione dipende dal fattore “C…” od “S….” che ha accompagnato l’acquisto delle MF.

Se le bobine sono “giuste”
Se abbiamo acquistato una serie di MF 1 “giuste” (300 ohm o superiore), è necessario aggiungere un po’ di capacità tra i terminali del primario.
Di primo acchito si può provare con 4,7 pF, aumentando il valore se necessario, sino a potere accordare MF 1 sul massimo segnale di uscita a 10 MHz (tester collegato come rivelatore AF sul punto caldo del secondario della MF 1).
Una volta risolta tale condizione, visto l’incremento di capacità necessario a diminuire la frequenza di 0,7 MHz, è possibile ricavare una tabella di implemento della capacità per le altre frequenze inferiori.
Usando i relativi filtri ceramici sarà possibile realizzare tutta la famiglia dei trasmettitori.
Unica condizione è scendere gradualmente in frequenza (9 MHz; 8 MHz; 7 MHz, ecc), in modo da potere ricorrere ad un eventuale montaggio ordinato del condensatore di by-pass C8.
Dai 7 MHz in giù è necessario montare un terzo diodo varicap, anch’esso del tipo BB 105.

Se le bobine sono “sbagliate”
Se abbiamo acquistato una serie di MF 1 “sbagliate” (150 ohm), avremo già installato il condensatore di by-pass C8.
La differenza sostanziale tra una MF1 da 300 ohm ed una da 150 ohm è nella selettività.
All’impedenza più bassa corrisponde una banda passante più estesa.
Pertanto, è possibile accordare la MF 1 anche su valori di frequenza inferiori (sicuramente un gradino).
Di conseguenza, l’incremento della capacità in parallelo al primario della MF1 potrà essere realizzato per gruppi di TX e non in modo singolo.
Unica mia incertezza è il funzionamento alle frequenze inferiori (6 Mhz; 5,74 MHz e 5,5 MHz), perché non ho mai provato a prototipare tali circuiti con la MF 1 a “banda larga” ma solo con bobine realizzate ad arte.

Ricevitore
ricevitore.jpeg
Tutte le resistenze sono da ¼ W.

R1 = 1 k
R2 = 470 
R3 = 10 k
R4 = 330 
R5 = 6,8 k
R6 = 10 k
R7 = 470 
R8 = 470 k trimmer
R9 = 4,7 k

C1 = 4,7 pF disco (vedi testo)
C2 = 1 kpF disco (vedi testo)
C3 = 10 kpF poliestere
C4 = 22 kpF poliestere
C5 = 22 kpF poliestere
C6 = 220 kpF poliestere
C7 = 100 F elettrolitico 25 V
Il condensatore (non siglato) sul circuito AGC è da 4,7 microfarad, 25 V

JAF1 = 47 H

JAF2 = 18 H

TR1 = BF 241

IC1 = TDA 1200 (anche LM 3089 od SG 3089 perchè identici)

FC1 = filtro ceramico 10,7 MHz (vedere anche note)

MF1 = media frequenza 10,7 MHz (vedere anche note)

TP1, TP2 e TP3 = punti di misura del segnale (tronchini di filo pinzabili coi coccodrilli)


Note:
Il ricevitore è a rivelazione diretta e non necessita di bobine avvolte in aria.
La tensione di alimentazione è 9 V c.c., ricavata, per caduta o con stabilizzatore, da quella del pilota.
(mi sono dimenticato di disegnare i componenti)
L’integrato IC1 è del tipo per radioricevitore FM multiplexer, con una banda passante in BF di 40 kHz, per meglio sopportare il segnale ad onda quadra.
Il pin 13 dell’IC 1 è quello dell’S-METER e deve essere lasciato libero.
Il circuito integrato è completo di AGC e di MUTING, entrambi necessari per garantire il funzionamento dell’insieme.
La taratura è semplice, con il TX in funzione basta collegare il tester, commutato sui 50 V c.c., ai terminali TP2 e TP3 e ruotare il nucleo della MF1 sino ad azzerare la lettura.
Il terminale TP1 serve per capire la potenza ricevuta dal TX.
In assenza di segnale l’AGC è inattiva e la tensione in c.c. tra tale punto e la massa è al massimo.
In presenza di segnale la tensione deve scendere, proporzionalmente all’intensità del segnale ricevuto.
Per FC1 e MF1, al discendere della frequenza, ci si comporta come per il TX.
Il circuito di accordo dell’antenna ha un’impedenza risonante di circa 300 ohm, al discendere della frequenza è necessario aumentare la capacità C1.
Per collegare un filo elementare un po’ corto và bene così, se accordiamo il tutto su 75 ohm si rende necessario un filo elementare lungo come… una carrozza vera!


Pilota
pilota.jpeg
Tutte le resistenze sono da ¼ W, salvo diverse indicazioni.

R1 = R2 = R15 = R16 = 100 k ohm
R3 = R12 = 1 k ohm
R4 = R5 = R13 = R14 = 330 ohm
R7 = R8 = R9 = R10 = 0,47 ohm - 2 W
R6 = R11 = 33 k ohm

C1 = C2 = C3 = C5 = 100 kpF poliestere
C4 = 10 kpF poliestere

IC1 = IC2 = TL 081

TR npn = BDX 53 C (od altro darlington con hfe min. 500)
TR pnp = BDX 54 C (idem c.s.)

Il ponte raddrizzatore deve essere da almeno 1,5 A.
A valle del raddrizzatore deve essere inserita una capacità di livellamento (vedere le note).
Sullo schema non l’ho disegnata perché, per ragioni di ingombro, è meglio ricorrere ad un montaggio “ad arte” una volta appurati i volumi disponibili all’interno del rotabile.

Note:
Il circuito è in grado di erogare al motore una tensione picco-picco pari a circa Vcc – 5 V.
Per ottenere 12 V p-p sul motore sono necessari 17 V c.c. sul finale.
Tenendo conto di ulteriori 1,2 V di caduta sul ponte a diodi, sul binario sono necessari 18,2 V in corrente continua stabilizzata.
L’uso di corrente stabilizzata consente di “imbarcare” sul rotabile una capacità di livellamento dell’ordine di 470 - 1000 F.
La corrente continua sul binario permette di gestire le luci di marcia con la semplice inversione delle polarità al binario (ovviamente alle loco destinate a girare in contromano andranno girati i diodi dei fanali).
Il ponte raddrizzatore è lì solo per consentire tale operazione.
Gli OP-AMP che pilotano i finali a ponte hanno guadagno pari a 34 per il non invertente (IC 1) ed a 33 per l’invertente (IC 2).
Tale differenza non risulta influente, l’obbiettivo di tali valori è ripristinare al limite del possibile la forma squadrata dell’onda di tensione, facendo “clippare” gli OP-AMP.
I transistor finali devono essere del tipo Darlington.
La corrente a riposo nei finali (senza segnale in ingresso) deve essere piuttosto contenuta 15 – 20 mA.
Tale corrente dipende dal valore di hfe dei transistor.
Se risulta eccessiva, è necessario ridurre sperimentalmente il valore delle resistenze 4, 5, 13 e 14.
Il condensatore C4 ha funzione di antidisturbo e và montato sui morsetti del motore.
Per le loco non troppo vintage dovrebbe essere già presente, sennò basta mettercelo.
Tutti i transistor finali devono essere montati su di un unico dissipatore, ovviamente con i necessari isolamenti.
Con un carico di 0,5 A sul motore si dissipa una potenza complessiva dell’ordine di 2,5 - 3 W.

Note finali
Il tutto mi è stato “messo sotto il naso funzionante” dal mio amico, all’ITIS soprannominato “Archimede II” perche se la cavava sempre in modo egregio di fronte a tutti i problemi di natura tecnica che si trovava ad affrontare.
Da buon radiotecnico era a conoscenza che nessuno dei vicini possedeva una radio ad onde corte.
Di conseguenza, la ridotta portata del minisistema (pochi metri con antenne del tipo filo elementare) non poteva disturbare nessuno.
Aveva un bell’impianto, circa 4 x 1,5 metri ed il sistema rimase in esercizio per quasi un’anno, sino a che la famiglia si trasferì in altra città e dovette “sporzionarlo” per poterlo trasferire.
Dopo il trasferimento rimontò l’impianto ma non il sistema.
Al tempo, i materiali RR erano considerati “le produzioni industriali più belle” e riteneva seccante dovere segare il fondo dei rotabili chiusi, destinati ad accogliere al loro interno gli apparati mobili, per garantire una adeguata ventilazione.
Complessi inscindibili composti da locomotiva + carro POZ con un carico di componenti elettronici apparentemente giganteschi stonavano già allora.

Personalmente, non ero attratto da una simile soluzione per il piccolo impianto che possedevo allora.
Mi limitai a prendere gli appunti del caso sull’agenda che ho riesumato perché volevo realizzare il rilancio dell’audio stereofonico del TV sino all’impianto HI-FI.
Smoccolando non poco riuscii nell’impresa, ma dovetti alzare la frequenza nel campo SRD 27,5-28 e 29,7-30 MHz (segnali a corto raggio per telecomandi).
Dovetti realizzare due veri TX VHF e due ricevitori supereterodina per attraversare 1 parete perché non riuscii con il semplice rilancio delle portanti audio somma (5,5 MHz) ed audio differenza (5,74 MHz).
Tecnicamente funziona molto meglio, ma:
- le maggiori dimensioni dell’unità ricevente;
- le notevoli difficoltà incontrate nella realizzazione delle bobine,
- l’assenza di prove condotte con segnali differenti da quelli sinusoidali,
mi rendono poco appetibile la realizzazione un sistema di comando per trenini in tale banda di frequenza che non avrei mai il modo di usare perché, attualmente, non ho un impianto.
Per questo ho voluto “postare” quello che sono riuscito a ricostruire dell’antico minisistema e non un qualcosa di più tecnico che, per questioni etiche, dovrei prima prototipare e collaudare in tutte le salse.

Grazie per la pazienza che avete destinato a questa lettura.

Claudio
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