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COME REALIZZARE TETTI IN COPPI CON STUZZICADENTI

di Andrea Robassa

I tetti sono sempre stati uno dei maggiori problemi per chi si cimenta nel realizzare un edificio ed è mia intenzione illustrarvi un metodo da me utilizzato per realizzarne di bellissimi a costo praticamente zero.

Di solito si utilizzano le classiche (ma non sempre fedeli) lastrine in plastica, oppure quelle in resina stampata od il cartoncino ondulato.

Molti anni fa, mentre stavo realizzando alcuni fabbricati per un mio diorama, non riuscivo a reperire le lastrine e fui costretto ad inventarmi questa nuova tecnica: tetti di stuzzicadenti incisi uno ad uno!

Dopo aver troncato le punte di uno stuzzicadenti, lo stesso andrà spianato perfettamente a metà longitudinalmente, con un pezzo di vetro piano o platorello su minitrapano e trattenuto tra il pollice ed indice ruotandolo per praticare longitiudinalmente una decina di intagli

 

 

Successivamente, lavorandolo con bisturi a lama stretta, lo si incide di sbieco, lo si incolla uno ad uno al sottotetto fresandone la testa.

Si otterrà quanto potete vedere nella foto.

 

Naturalmente questo metodo vuole essere un esempio, è chiaramente un procedimento lento, richiede molta pazienza e soprattutto pratica. Io ormai ci sono abituato, nel mio laboratorio trovate punte di stuzzicadenti ovunque!

E’ indubbio però che con questa tecnica ho realizzato sempre tetti perfetti, ed è per questa ragione che qualsiasi mio edificio lo eseguo esclusivamente con questo metodo.

Per eseguire l'incisione bisogna utilizzare esclusivamente il tipo a lama più corta e stretta poiché il controllo è maggiore, l'incisione avviene solamente quasi con l'estremità della punta, mentre il classico comunemente usato nel modellismo, non va assolutamente bene, ogni tanto la lama va sostituita ed il rischio di ferirsi è maggiore. 

 

Eccone il risultato in un mio diorama di una cascina e che trovate illustrato nelle fotostorie.

 

 

Infine dovranno essere dipinti ad aerografo come mano principale e differenziati a pennello con diverse tonalità di smalto opaco o acrilico ed esaltati con la tecnica del pennello a secco o drybruscing. Ecco un altro esempio della tecnica utilizzata in un diramino con una chiesetta romanica.

 

Ho pensato spesso a come trovare un metodo alternativo e più facile rispetto al mio e mi piacerebbe anche che questa divenisse una tecnica accessibile a tutti, ma si tratta di un metodo estremo e non so se in molti avranno la voglia di provarlo visto la notevolissima difficoltà.

D’altronde non ho mai provato a lavorare con resine, a Venezia non si trova proprio nulla ed è per questo che ho dovuto ricorrere a tale modalità. Allo stesso tempo le lastrine in plastica prestampata, o il cartoncino ondulato, non mi hanno mai convinto. E’ chiaro che la ricerca del massimo realismo va naturalmente a discapito di molta fatica e tempo impiegato... 

L'autore Andrea Robassa, è a disposizione per domande, curiosità, informazioni e chiarimenti: contattatelo nel FORUM e partecipate alla discussione sulla sua autocostruzione QUI.