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COME REALIZZARE UN PINO MARITTIMO

di Carlo Rastelli

 

Questa è la prima volta che mi cimento nella costruzione di alberi, dovendo realizzare dei moduli con paesaggio mediterraneo mi sono scontrato con la poca disponibilità che il mercato offre per questi tipi di alberi e per lo loro non fedele riproduzione. Sto sperimentando altre tecniche per ottenere altri tipi di piante “continentali” tipo: pioppo, ulivo, frassino, leccio, olmo e soprattutto il salice piangente che è introvabile in ogni dove. E’ un lavoro che mi appassiona molto e mi mette in condizione di poter riprodurre fedelmente il paesaggio unendo al lavoro la soddisfazione per la realizzazione.

 

Il tronco dell’albero si ottiene mediante l’avvolgimento dei fili di rame che compongono un cavo elettrico, del tipo che si usa per l’impianto di casa. Va da sè che più il numero dei fili sarà maggiore, più grande sarà il tronco e, più saranno lunghi, più la pianta sarà alta. Da tenere sempre presente la forma che si vorrà ottenere dell’albero e quanti rami (principali) si vogliono realizzare. Io ho usato, nel caso specifico, due matasse da 10 fili ciascuno ed ho iniziato ad intrecciarli insieme, per fare la diramazione principale ho separato le due matasse del tronco principale ed ho continuato a avvolgerle separatamente; per ottenere i rami, a loro volta, ho diviso la matassa principale in tre (4 -3 -3 fili) ed ho continuato ad avvolgerle separatamente. Ottenuto lo scheletro dell’albero, ho tagliato e sagomato i rami principali ed ho dato una mano di aggrappante (gesso acrilico – si trova nei negozi di belle arti in confezione da chilo) ed ho lasciato asciugare.

 

 

La chioma dell’albero l’ho realizzata utilizzando della comune paglietta di ferro sagomata in opera direttamente posta sui rami principali e tenuta in loco con alcune goccia di cianacrilato; una volta asciutta la colla ho proceduto a “gonfiare” la paglietta tirandola e sagomandola in altezza ed aggiustandola, alla bisogna, con le forbici. Sto sperimentando anche l’alternativa di utilizzare il cotone sintetico che si usa per i filtri degli acquari è molto più leggero e lavorabile della paglietta di ferro e sicuramente più economico.

 

 

Ho spruzzato su tutta la pianta del colore marrone medio acrilico (lavorando al chiuso mi è sembrato più igienico usare una vernice atossica e priva di solvente chimico) ed ho lasciato asciugare il tutto.

 

 

Utilizzando la colla spray ho spruzzato le pagliette di ferro ed ho fatto cadere accuratamente, a pioggia, il fogliame sia sopra che sotto la paglietta. Per questa operazione ho utilizzato il Coarse Turf (conifer) della Woodland Scenic, a mio giudizio è il più appropriato in quanto ha una giusta tonalità ed opacità e non riflette la luce come succede con altri prodotti. Il giudizio di alcune persone ha fatto si che mi accorgessi che effettivamente il tronco risultava troppo piccolo ed allora su suggerimento di mia moglie Paola, ho rivestito il tronco con  strisce di carta igienica imbevute nel vinavil e messe successivamente in opera; così facendo non ho dovuto rifare da capo tutto il lavoro, vi consiglio di verificare nelle prime fasi di realizzazione se il diametro è corretto in modo tale di porvi immediatamente rimedio mediante un secondo rivestimento di filo di rame.

 

Particolare del tronco.

Particolare della chioma.

Il lavoro ultimato.

Spero di esservi stato utile e mi auguro, grazie ad Andrea, di poter presto implementare le mie "fotoguide" mettendo così a disposizione di altri appassionati le tecniche che abitualmente utilizzo.

Buon lavoro a tutti e soprattutto buon divertimento!