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ELABORAZIONI MATERIALE ROTABILE D’EPOCA

COME REALIZZARE DEI CARICHI MODULARI INTERCAMBIABILI PER CARRI APERTI

di Oliviero Lidonnici

Premessa.

La maggior parte dei fortunati possessori di materiale rotabile RR tende a conservare inalterato il proprio patrimonio, esponendolo in bacheche o mantenuto nelle scatole originali, disdegnando modifiche o sporcature che ne ridurrebbero il valore storico ed affettivo.

Ogni tanto però si tira fuori dalla scatola "l’antico trenino" per qualche giro sul proprio plastico o su quello di qualche amico, oppure si utilizzano i preziosi modelli d’epoca, per animare il diorama appena realizzato e si fa qualche foto o si gira un breve video da mandare su Youtube. Però per quanto possa essere vasta la collezione, il materiale è sempre quello e viene la voglia di cambiare qualcosa.

Personalmente non oserei mai alterare definitivamente la mia piccola collezione di carri merci anni ’50-60, però la sfilata di carri aperti, rigorosamente vuoti, mi ha sempre lasciato perplesso.

Da piccolo riempivo i carri di sassolini, sabbia o segatura che spesso finiva nel plastico e invariabilmente andava a bloccare qualche scambio ed era poi difficile da ripulire.

L’idea è quella di poter riempire i carri con carichi, modellisticamente realistici ma nello stesso tempo leggeri e asportabili per poter riporre, inalterati in bacheca, i carri dopo l’uso.

Vediamo alcuni esempi di realizzazione di carichi modellistici, adatti ai carri FS a sponde (alte o basse) vuoti, dei tipi:

FS tipo P (RR. 2005-C P) (RR. 2006-CP/g)

FS tipo Ltm (RR. 2001-C Ltm) (RR. 2004-C Ltm/g)

SV tipo M (RR. C Ltm/a)

SEFTA  a sponde alte (RR. 2041)

Tutti i suddetti carri presentano le medesime dimensioni di fondo cassa, quindi si prestano ad utilizzare carichi intercambiabili che, ove la tipologia lo permetta, si possano spostare da un carro ad un altro, componendo treni merci, tematici, di aspetto sempre diverso.

I suddetti sono presi ad esempio, ma ovviamente il metodo è valido per tutti i tipi di carri aperti a sponde: Rivarossi, ma anche Pocher, Lima e di qualsiasi altra marca.

Per la scelta dei carichi da realizzare, come esempio di riferimento, prendiamo spunto dalla produzione Rivarossi:

 

Vedi anche: www.rivarossi-memory.it/Riva_carri_italiani/Rivarossi_Carro_Aperto_Po.htm

Tra il 1947 e il 1958 Rivarossi produsse alcuni carri a pianale a sponde basse con carichi di ghiaia, di tronchi ed anche con carichi più fantasiosi, composti da uno o due furgoni Fiat 1100 o da una coppia di schematiche auto di F1, direttamente bloccate al centro del pianale con viti o colla, senza riprodurre alcun elemento (rotaie, ceppi o corde) che giustificasse l’immobilità dell’automezzo durante il moto del treno.

Per quanto riguarda i carri aperti a sponde alte, l’unico riprodotto con un carico, mi risulta sia stato il 2003/CLtm C, caricato con carbone e prodotto (con modifiche tecniche ma immutato nell’aspetto) dal 1950 al 1988.

La maggior parte dei carri aperti  (soprattutto della produzione più recente) sono stati riprodotti vuoti.

A partire dal 1952 Rivarossi produsse una serie di 6 "figurine" rappresentanti casse da imballaggio, bidoni, damigiane ecc. "realizzate in scala H0 allo scopo di ornare paesaggi e plastici ferroviari". Questi oggetti potevano anche essere utilizzati come carichi per i carri.

 

Non mi risulta che Rivarossi avesse previsto altri tipi di carichi per riempire i suoi carri aperti, quindi o si facevano girare i carri vuoti o bisognava lavorare di fantasia.

Iniziamo con il carico più usuale per il carro aperto: il carbone.

CARRO  CON CARICO DI CARBONE

Ritagliamo da un sottile foglio di plasticard (polistirolo bianco in fogli, chiamato anche sheet styrene che si vende nei negozi di modellismo.) un rettangolo delle dimensioni del fondo del carro da caricare:

dimensioni: mm 78,0 x 32,8 per i carri:

2001(C Ltm)   -  2002(C Ltm/a)   -  2004(C Ltm/g)   - 2005(CP)   - 2006(CP/g)   -  2041[SEFTA]

dimensioni: mm 99,0 x 31,0 per i carri:

2009 (CL)

Suggerimento: se avete inserito il rettangolo di plasticard appena tagliato, nella cassa del carro, per verificarne le giuste dimensioni, e si è incastrato, non tentate di toglierlo con uno strumento appuntito, potreste danneggiare il carro! Usate invece un pezzo di nastro adesivo: incollatelo al centro del rettangolo e tiratelo fuori.

Poi riducete le dimensioni del rettangolo di plastica, con la carta vetrata per evitare di ripetere l’inconveniente.

Ritagliamo dallo stesso foglio di plasticard, delle forme ovoidali, irregolari di dimensioni decrescenti e incolliamole, sovrapposte in modo da formare tre rilievi di tre o quattro mm di altezza (foto 2).

Incolliamo su tutta la superficie del rettangolo e sui rilievi, un sottile strato di pietrisco mescolato con poca sabbia fine.

Per la plastica utilizzate colla per modellismo plastico. Per il pietrisco potete utilizzare una colla vinilica oppure cianoacrilica.

Nota: il pietrisco si trova nei negozi di modellismo ma è anche venduto (colorato) in negozi di materiali per belle arti e decorazioni (io ho utilizzato del pietrisco argentato per decorazioni natalizie). Se non trovate dove acquistarlo procuratevi della sabbia da cantiere e setacciatela eliminando la più fina, poi lavatela, colatela e lasciatela asciugare bene prima dell’uso. Comunque per coprire una basetta di cm. 10x3,2 è sufficiente il contenuto di un cucchiaio o poco più. In alternativa alla ghiaia provate a sbriciolare un tappo di sughero.

Nella foto 3 sono visibili due basette col pietrisco incollato, preparate per un carro 2009/CL e per un 2001 CLtm.

Quando la colla è asciutta, verniciate la basetta con vernice acrilica nero-opaco, mediante aerografo o bomboletta (foto 4).

Per dare volume al carico, senza appesantire il carro, conviene ritagliare uno o più rettangoli di polistirolo espanso o di poliuretano espanso, per riempire il fondo della cassa, prima di inserire la basetta verniciata (foto 5).

È interessante notare che a seconda dello spessore dell’espanso, si può rappresentare un carro mezzo vuoto o completamente pieno e lo stesso carico può essere utilizzato sia nei carri a sponde alte sia in quelli a sponde basse (ovviamente per carri con le stesse dimensioni in pianta.  Per esempio tipi Ltm e tipi CP di Rivarossi).

Insisto nel ricordare che l’espanso ed il carico non devono essere incollati ma solo poggiati all’interno della cassa; anzi (eventualmente) limate i bordi dei rettangoli con carta vetrata per evitare che si incastrino definitivamente!

 

Vediamo della foto susseguente, la composizione di un tipico treno trasporto carbone degli anni Cinquanta composto da carri di diverso tipo, trainati da una locomotiva a vapore.

 

CARRO CON CARICO DI ROTTAMI METALLICI

Ritagliamo il solito rettangolo in plasticard delle dimensioni (sempre lievemente ridotte di circa ½ mm) del fondo cassa del carro da caricare, poi con colla cianoacrilica, incolliamoci sopra striscioline dello stesso materiale, di vari spessori, alcune dritte alcune curvate, disposte in modo casuale. Aggiungiamo piccoli pezzi per simulare rottami: tubicini e molle (si possono ottenere da penne a sfera usate) - ruote e parti meccaniche (smontate giocattoli e frantumate rasoi da barba usa e getta).   Possono essere utili anche chiodini, piccole rondelle e sezioni di filo elettrico: l’unico limite è la fantasia! Selezionate comunque oggetti molto piccoli ma non vi preoccupate troppo della forma o del colore, state rappresentando rottami e la verniciatura renderà l’insieme uniforme.

Per dare un aspetto ancora più omogeneo, incollate piccole quantità di sabbia sottile nelle zone della basetta rimaste scoperte.

Quando la colla è asciutta, prima di iniziare la verniciatura, controllate che la basetta entri agevolmente nella cassa del carro senza rimanerci incastrata. Limate le eventuali parti sporgenti con carta vetrata.

Completato l’incollaggio dei “rottami” verifichiamo l’effetto  prima di passare alla verniciatura.

VERNICIATURA E RITOCCHI

Nella figura A (foto in basso a sinistra) si vede come si presenta la basetta prima della verniciatura. Per creare un sottofondo uniforme, verniciamo il tutto in nero opaco acrilico (figura B) e lasciamo asciugare. Quindi con la tecnica del pennello asciutto (1) stendiamo varie mani di vernice di color argento, mescolata con una piccola quantità di colore nero. Alla prima mano di colore piuttosto scuro seguono mani sempre più chiare (figura C e leggi note in basso). Per simulare la ruggine, aggiungiamo infine delle lavature (2) di inchiostro bruno-rossastro (figura D).

(1) - La tecnica del pennello asciutto: preferite i colori acrilici (si asciugano rapidamente) - utilizzate un pennello piatto a setole rigide (come i pennelli per vernici a olio) – sporcate appena la punta del pennello con poca vernice e, prima di dipingere, passate il pennello su un pezzo di carta o di stoffa in modo da lasciare pochissimo colore sulla punta del pennello. Strofinate più volte il pennello (quasi asciutto) sulla stessa zona da dipingere. Dopo varie passate, il colore apparirà più vivo sulle zone in rilievo, poi sempre più sfumato e non arriverà nelle zone più profonde che resteranno col nero di fondo, creando un effetto di chiaroscuro. Passate più mani di vernice: per la prima mano mescolate il colore principale con una piccola quantità di vernice nera; nelle mani successive utilizzate il colore sempre più chiaro fino all’ultima mano in cui utilizzerete il colore puro. Nelle prime mani il pennello sarà meno asciutto e la pennellata robusta; nell’ultima il pennello sarà quasi asciutto e la pennellata lieve. Il risultato è evidente nella figura C.

Lumeggiatura:  volendo evidenziare ancora di più l’effetto di chiaro-scuro si può aggiungere una piccola quantità di vernice bianca  nell’ultima passata a pennello asciutto.

Nota: la tecnica del pennello asciutto richiede un minimo di pratica quindi consiglio di fare molte prove su materiali di scarto prima di operare sul modello finale.

(2) – Lavature: in un certo senso la tecnica delle lavature è opposta a quella del pennello asciutto: si usano inchiostri o vernici acriliche molto diluite con acqua;  usando un pennello morbido si "lava" la zona da trattare, facendo accumulare l’inchiostro negli interstizi, creando ombreggiatura (nel caso di inchiostro di colore simile alla vernice di base) oppure sporcature (nel caso di tinte diverse). Particolarmente utile per dare l’effetto della ruggine o del materiale vecchio ed usurato (figura D).

Dopo le lavature si può fare una passata di lumeggiatura per migliorare il contrasto (vedi riquadro precedente).

Ecco come compare un CARRO Ltm CON CARICO DI ROTTAMI METALLICI .

Vediamo l’effetto di insieme sul plastico: un treno merci "anni Cinquanta" carico di rottami metallici, in viaggio per la fonderia, transita presso la stazione di Bellaria... 

CARRO CON CARICO DI PIETRAME

Il metodo è simile a quello impiegato per il carico di carbone con la differenza di utilizzare un pietrisco di dimensioni maggiori (è ottimo quello venduto per i presepi in epoca natalizia) da incollare alla base di plasticard, con colla vinilica.

Per la colorazione utilizzeremo, per base, un colore grigio scuro. Con la tecnica del pennello asciutto lo schiariremo con bianco sporco e, per finire, ritocchi con lievi lavature di inchiostri diluiti, color "terra di Siena bruciata".

Ecco un carro P con carico di pietrame da cava...

CARICHI SPECIALI PER CARRI A SPONDE BASSE: TRASPORTO BOTTI  DA VINO

Partendo da alcune piccole botti di legno, acquistate lo scorso Natale, come arredi da presepio e ispirandomi all’art 162 del catalogo Pocher del 1955, ho pensato di realizzare un trasporto per botti da vino (presumibilmente vuote).

Escluso l’incollaggio che avrebbe danneggiato il carro, non ho nemmeno voluto utilizzare il foglio di plasticard,  usato negli esempi precedenti, che ne avrebbe nascosto il pianale che in questo caso si deve vedere.

Ho deciso quindi di realizzare un telaio, di finto legno, da incastrare tra le sponde, su cui sistemare tre botti,  bloccate da corde, come nel carro Pocher.

Le botti da presepio che ho utilizzato sono di legno lavorato al tornio, hanno un diametro massimo di 19 mm che si riduce a 16 alle estremità; la lunghezza è di 22 mm. Essendo di legno grezzo le ho verniciate utilizzando inchiostri e colori a tempera diluiti, per non perdere le venature del legno. Per le cerchiature metalliche invece ho utilizzato smalto argento smorzato da una punta di nero.

Il telaio è stato realizzato in profilati di plasticard: questo materiale, denominato StripStyrene, è venduto nei negozi di modellismo in confezioni di 5 - 6 - 8 -10 pezzi a seconda dello spessore. Sono prodotti a sezioni quadrate, rettangolari, circolari, ovali ed anche con sezioni a L , T, ed H con spessori che vanno da 1 a 6 mm.

Per il telaio ho scelto profilati a sezione rettangolare (mm. 3,2x2,0) e quadrata (mm. 2,0x2,0).

Per evitare il rotolamento della botte ho creato una culla con piccoli pezzi di profilato tagliati con una lama e sagomati con una limetta e ho incollato con collante per plastica.  Le botti che si vedono in figura non sono ancora incollate, prima occorre verniciare il telaio.

Sul telaio prima ho passato un fondo di nero opaco a spruzzo, poi asciutto il nero, ho verniciato a pennello utilizzando diverse tonalità di marrone opaco per simulare le venature del legno.  Quindi ho incollato le botti al telaio.

Per le corde che legano le botti ho utilizzato una corda metallica usata, di chitarra ritmica (3° sol) piegata con pinza a becco curvo, fino a dare la forma che si vede nella foto. Non ho voluto utilizzare spago o altri fili morbidi che una volta tesi avrebbero piegato il fragile telaio deformandolo.

La corda è stata tagliata più lunga del necessario e le estremità infilate in appositi fori, fatti con un piccolo trapano a mano; poi incollata con colla cianoacrilica (sulle botti e nei fori del telaio) e le parti eccedenti tagliate a filo, con una tronchesina di precisione. Infine verniciata con una mescolanza di argento e nero al 50%.

A sinistra vediamo un particolare del telaio completo di botti e corda, a destra il carro P con il carico.

CARICHI SPECIALI PER CARRI A SPONDE BASSE: TRASPORTO AUTOMEZZO

Anche in questo caso ho voluto ispirarmi ad un carro già esistito: il CPF/g con furgone Fiat 1100 prodotto da Rivarossi tra il 1952 ed il 1958.  Non avevo il modellino del furgone ma anche se l’avessi avuto non lo avrei utilizzato per timore di creare un falso.  Però ho anche scartato l’ipotesi di acquistare un automodello 1:87, di produzione attuale poiché troppo raffinato e  lontano dalla tradizione e dalla scala di RR.

Occorreva cercare qualcosa che fosse vicino, per epoca e stile, ai carri P dei primi anni Cinquanta. Infine ho trovato un modellino di furgoncino Ford (Matchbox, Lesney n. 59) che si adatta come proporzioni  (ignoro la scala) e venne prodotto negli stessi anni del carro RR.

Ho realizzato un telaio con profilati StripStyrene con sezione ad H (mm.3,2x2,2) per le rotaie longitudinali, su cui poggiare le ruote del furgoncino, e le ho collegato tra loro con tre traverse a sezione rettangolare (mm 3,2x2,0). Alle estremità ho posto due barre (2,1x1,4). Ho aggiunto quattro cunei e quattro piastrine per impedire i movimenti del modellino durante la marcia del treno che viene solo poggiato sul telaio e non incollato.

Le dimensioni del telaio sono state definite per entrare con precisione sul pianale del carro P ed impedire spostamenti durante il movimento del treno.

Il telaio è stato inizialmente coperto con un fondo di nero opaco,  poi verniciato in grigio ferro e sporcato con lavature di inchiostro grigio scuro diluito con acqua. Ecco come si presenta il carro trasporto automezzo finito. Si confronti col carro CPF/g originale Rivarossi (nel riquadro piccolo).

CONSIDERAZIONI FINALI

Tutto questo è stato fatto per permettere un utilizzo creativo del treno Rivarossi pur preservandone l’integrità.

Confronto tra quattro delle basette da carico realizzate. Le due inferiori si possono utilizzare indifferentemente su carri a sponde basse o a sponde alte. Le due superiori sono adatte solo alle sponde basse.

Sono solo alcuni degli esempi possibili, l’unico limite è la fantasia. Suggerisco altri carichi di facile realizzazione:

a) Carico con vecchie traversine: ritagliate in legno di balsa un certo numero di striscioline delle dimensioni di una traversina di binario H0, incollatele sul solito rettangolino in plasticard, disposte allineate (ma non troppo ordinate) e verniciate con del marrone scuro.

b) Carico di ghiaia: stesso metodo del carico di carbone ma utilizzate sabbia (non troppo fina) al posto del pietrisco; verniciate in bianco a pennello asciutto sul sottofondo nero. Poi sporcate con lavatura molto diluita di inchiostro terra di Siena naturale.

c) Trasporto tubi in cemento: ritagliate due o tre cilindri tubolari da tubetti di medicinali usati e incollateli sulla solita base di plasticard o su traverse di StripStyrene o di legno di balsa e dipingete in grigio medio i tubi e in color legno le traverse.

Il nostro merci d’epoca è pronto per qualche giro dignitoso sul plastico sociale, senza tema di sfigurare nei confronti degli iper-realistici  trenini moderni.

Poi si torna a casa e si ripone tutto in bacheca.