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COME REALIZZARE UNA CATENARIA CON FILO ELASTICO

di Giulio Albini

Quando si tratta di scegliere tra una catenaria funzionante e una realistica (scala H0, 1:87), generalmente ci si trova ad accettare il compromesso estetico nel primo caso, oppure quello di materiale molto costoso nel secondo. Fortunatamente, il Web e i vari forum mi hanno fatto da guida nella scelta definitiva per il mio costruendo plastico.

Così ho optato per l’autocostruzione (sia per la palificazione che per la linea aerea). Nel caso della linea aerea mi ha convinto la possibilità del filo elastico. Rimane, come noto, il problema del pantografo, il cui strisciante non può restare a contatto per via della natura stessa del filo: l’elasticità. Sebbene a molti modellisti non piaccia la soluzione di bloccare il pantografo poco sotto il filo di contatto tramite sottilissimo filo da pesca a mo’ di ritenuta, personalmente l’ho considerato un espediente molto interessante.

Così, dopo essermi procurato due misure di filo elastico (mm 0,2 per il filo di contatto e mm 0,1 per il filo portante), ho dato inizio alla costruzione di una basetta applicandovi 2 vecchi pali della Lima, in plastica, tra i quali tesare una linea aerea da usare come riferimento per bloccare l’escursione dei miei pantografi.

Premetto che sono alla mia prima vera esperienza di modellismo ferroviario, e la costruzione della basetta è stata un’ottima palestra di lavoro, senza troppi rimorsi in caso di errori, imperfezioni o grossolanità.

La base è costituita da un banalissimo listello di legno (cm 37 x 7,5 x 2) sul quale ho incollato del sughero da 3 mm di spessore. Un vecchio rettilineo cod. 100 sarà l’alloggio delle loco destinate all’intervento sui pantografi. La quota del filo di contatto che ho scelto è di mm 65 dal piano del ferro (faccia superiore del fungo della rotaia).

Ho steso la massicciata (sassolini setacciati dalla sabbia che usano i miei bambini per giocare) e l’ho dipinta (non mi addentro nella descrizione della procedura perché esistono fiumi di informazioni sull’argomento).

Sono poi passato alla posa della vegetazione: spugne tritate (autoprodotte), tappeti erbosi vari (commerciali).

Mi sono divertito a sperimentare l’autocostruzione di una postazione telefonica di linea basandomi su foto varie e sul più volte citato metodo “spannometrico”, realizzata interamente con cartoncino, ad esclusione della recinzione protettiva ricavata dall’anima metallica delle fascette semi-rigide per chiusura sacchetti (mm 0,4), raddrizzata e sagomata (con pinze e morsa) e incollata con cianoacrilica (Attak).

Ho anche aggiunto le tabelle dei ranghi di velocità, grazie al Webmaster Andrea che le ha rese disponibili nel sito.

Il telefono è riuscito bene oltre le mie aspettative, nonostante la non perfetta ortogonalità, ma – come già accennato – si è trattata di un palestra e sul plastico i telefoni saranno impeccabili (almeno spero!). Per i sostegni delle tabelle di velocità mi sono servito di filo in ottone Ø mm 0,6. Il tutto dipinto con acrilici.

Da ultimo, ho voluto provare a riprodurre un tombino di servizio  con canalina per cavi elettrici, con relative mattonelle di copertura. Materiali utilizzati: Blister di medicinali ad imitazione della superficie del tombino, incollato su cartoncino sottile, e una striscia di plastica da minuteria di scarto (per la canalina), sagomata a dovere ed invecchiata con grigio chiaro per le superfici e nero molto diluito tra una mattonella e l’altra. Anche questa riuscita bene, ma meno di come avrei voluto.

Ma il cuore di questa presentazione è la catenaria.

Come anticipato, ho usato due pali “Lima”, reduci da un vecchio quanto ingenuo impianto iniziato anni fa con amici, ma mai concluso. L’aspetto è alquanto giocattolesco, ma con qualche pesante intervento si potrebbero migliorare. Tuttavia, per l’installazione su questa basetta mi sono limitato a rimuovere le bave di plastica, a ridipingerli e dare una parvenza di invecchiamento. Dopodiché mi sono divertito a posare la mia prima linea aerea, terribilmente incuriosito dalle decantate possibilità del filo elastico.

Ci si accorge subito della grande versatilità di questo materiale (per certi aspetti anche troppo). È elasticissimo ma altrettanto resistente. Si incolla con normalissimo Attak.

Ho posato per primo il filo di contatto (Ø 0.2), tesandolo quel poco che basta per dargli un aspetto perfettamente dritto. Con una punta di cianoacrilato in pochi istanti il filo è fissato all’estremità della “zampa di ragno”. É importante essere il più precisi possibile sin da subito perché il cianoacrilato asciuga rapidamente, ma non abbastanza da impedire eventuali aggiustamenti entro una manciata di secondi. Inoltre, questo prodotto resta liquido il tempo sufficiente per rimuovere gli eccessi di colla intorno al punto di unione dei pezzi: Spesse volte si forma, una goccia troppo vistosa. L’eccesso è facilmente asportabile tramite un pezzetto di carta lacerato. Si avvicina il lembo frastagliato alla goccia e le fibre della carta assorbiranno l’eccesso, un po’ come succede con la treccia dissaldante (per chi non la conoscesse è una fittissima treccia di rame che serve a rimuovere stagno in eccesso o inutile).

In seguito si posa – con gli stessi accorgimenti – il filo portante (Ø 0.1 ma per i meno pignoli, anche un altro spezzone di 0.20 fa la sua bella figura). Il filo portante andrà lasciato un po’ più lasco (quasi senza tesarlo) ad imitazione della tipica curva che si crea al centro della campata. I pendini saranno gli ultimi ad essere installati.

Per questi ultimi ho utilizzato il filo sottile (0.1), ma il risultato non è stato dei migliori per una serie di motivi. Innanzitutto la grande elasticità e leggerezza del filo: queste caratteristiche ne impediscono una posa geometricamente precisa (perpendicolare). Tenerlo fermo in posizione mentre si applica la colla non è facile come può sembrare: il corto spezzone di filo, leggero e flessibile com’è, inevitabilmente vibra e si sposta, e quando la colla agisce il filo si è deformato, con sgradevoli effetti estetici (2 volte su 3). Quasi impossibile effettuare correzioni.

Sconsiglio il filo da pesca poiché troppo liscio (io l’ho provato): l’Attak scivola via, a meno di non usare colle più fluide non rapide, ma i tempi di lavoro si allungano notevolmente.

Il mio primo esperimento si è concluso così, con pendini quasi inguardabili, ma essendo una basetta di prova decisi che l’avrei lasciata così com’era, riservandomi di elaborare qualcos’altro per la versione definitiva su plastico.

L’occasione per tentare un altro esperimento ha avuto il nome, o meglio, le mani curiose del mio nipotino, il quale, vista la loco sulla basetta, nel tentativo di afferrarla ha travolto la linea aerea. La grande elasticità dell’SBM Wire nulla ha potuto contro la furia distruttrice del pargolo!

Dopo aver contato fino a... 10? Macché: 1000 e oltre..., mi è arrivata l’illuminazione e l’intervento del nipote mi ha dato la motivazione per le migliorie di cui sopra: Avevo bisogno di pendini leggeri ma rigidi. Cerca che ti cerca, sono capitato sui sottili refoli dei fili elettrici, Ø mm 0.10! Leggeri, rigidi e soprattutto sagomabili. Così ho implementato l’impianto realizzando anche dei cavallotti di continuità, nelle loro varie forme.

Si possono facilmente realizzare fuori opera e poi, senza sostanzialmente modificare le geometrie dei già posati fili portanti e di contatto, applicarli nella posizione che più ci piace. Personalmente non bado molto alla riproduzione esatta della linea di contatto. Non ho voglia né tempo di documentarmi sui molteplici (e complicati) aspetti tecnici della funzione dei cavallotti, dei ponti, della distanza dei pendini ecc. Mi accontento di riprodurre una catenaria che sia sufficientemente realistica, ma soprattutto appagante per l’occhio.

Nel caso di questa basetta ho riprodotto un cavallotto ad angoli retti (quelli che somigliano alle porte di rugby, per intenderci), uno circolare (che al vero è solo per linee con 2 fili di contatto, mentre per 1 filo solo sarebbe un semicerchio), e infine un pendino doppio.

È bene lasciare degli spezzoni in eccesso un po’ lunghi: andranno rimossi in seguito: Va bene anche con un normalissimo tronchesino per unghie (ottima alternativa a certi costosi tronchesi per modellismo – OK le forbici per il filo elastico: il tronchese non funziona).

Se il taglio è fatto bene, la piccolissima punta di colla che unisce le parti simula bene i morsetti di sospensione. Con i refoli in rame si può ricreare di tutto, anche i complicati intrecci sopra gli incroci inglesi e i deviatoi.

Si dipinge il tutto con nero, oppure grigio scuro, pochissimo diluito. Attenzione alla formazione di piccolissimi grumi di colore: Bisogna stenderlo bene dappertutto. L’effetto finale è – a mio parere – grandioso.

L’utilizzo del filo elastico per catenarie solo estetiche fornisce una serie di vantaggi, tra i quali la resistenza e la capacità di tornare allo stato originario anche in caso di piccoli “agganci” da parte dello strisciante. Ricordando che il pantografo va comunque bloccato poco sotto il filo di contatto, può capitare che livellette o vibrazioni mettano temporaneamente lo strisciante in contatto col filo: Poco male, perché il filo si adatta e poi rientra. I punti più critici sono, ovviamente, in corrispondenza delle zampe di ragno e dei pendini, che se tuttavia sono troncati “a filo” non dovrebbero dare problemi. Altro non trascurabile vantaggio è che non è necessaria l’estrema precisione nella poligonazione della linea, tanto il pantografo “non tocca”!

Buon modellismo a tutti!

Giulio