ROKAL, storia di uomini e di industria (di Massimo Salvadori).
| il packaging | il gancio dei treni TT | il binario Rokal |
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la tecnica |
una panoramica dei veicoli | la fine e i successori |
GLI INIZI DELLA SCALA TT
Nel 1945, in Germania, all’indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale, per milioni di tedeschi si poneva l’assoluto imperativo di trovare un lavoro e un reddito che soddisfacente in una nazione distrutta economicamente e moralmente. Eugen Engelhardt, era uno di questi. In più però aveva in testa un’idea: costruire una ferrovia elettrica in miniatura. Poteva sembrare il momento meno adatto, tuttavia egli era certo che di lì a pochi anni il mercato dei beni di consumo sarebbe ripreso con il vigore di anteguerra. Eugen Engelhardt era un perito elettrotecnico, conosceva l’elettromeccanica e le tecnologie della lavorazione dei metalli, l’idea che gli ronzava in testa era seducente ed era sicuro che se avesse potuto svilupparla avrebbe concretizzato una sua aspirazione e raggiunto il benessere per sè e per la propria famiglia.
Si mise all’opera, assumendo come prototipo una locomotiva americana carenata, la "Commodore Vanderbilt", schizzò un progetto di locomotiva giocattolo che vagamente assomigliava al prototipo e la chiamò Baby 1001. Questa loco – non ci sentiamo di chiamarla modello - era mossa da un motore elettrico a corrente alternata come i più blasonati treni elettrici del momento i Marklin e Trix. Per la scala pensò a qualcosa di decisamente più piccolo della scala 00/H0 che allora era la scala di riferimento, lo scartamento era di circa 12 mm; credo che la scala 1:120 sia stata adottata da Engelhardt casualmente, senza sapere che negli Stati Uniti, in quegli anni, Harold Joice aveva inventato la scala TT, con rapporto di riduzione 1:120. Anzi nei primi anni di produzione era indicato il rapporto di riduzione 1:125, solo in seguito venne aumentato al canonico 1:120.
Ma torniamo al signor Engelhardt, adesso che il progetto era pronto, si trattava
di costruire il primo esemplare. Per il mantello della locomotiva fu utilizzato
del lamierino ricavato da latte di conserve alimentari, le bacchette delle tende
di casa fecero la funzione di rotaie, l’alimentazione era fornita dal
trasformatore del campanello di casa, che peraltro erogava 8 Volt. Engelhardt
stava ancora progettando il primo esemplare quando seppe che nella zona della
Germania occupata dalle truppe Inglesi era stata tolta la restrizione alla
fabbricazione di giocattoli, gli parve un ottimo auspicio per la riuscita del
suo progetto.
Il problema principale per avviare una produzione in serie era di avere la disponibilità di macchine per la fusione delle leghe di zinco. Parlando di questo problema con il signor Luepge, un rappresentante di commercio, questi fece il nome di Robert Karmann, che a Lobberich, nella regione del Basso Reno vicino al confine Olandese, possedeva una fabbrica di meccanica di precisione con annessa una piccola fonderia. Si incontrarono all’inizio del 1946. Engelhardt mostrò il prototipo, lo tolse dalla scatola e lo mise sul piano del tavolo di Herr Karmann, collegò la spina dell’alimentatore alla presa di corrente. Funzionava perfettamente. Da quel momento Robert Karmann legò indissolubilmente il proprio nome a quello delle ferrovie in miniatura.
L’ AVVENTURA INDUSTRIALE DEI TRENI IN SCALA TT ERA INIZIATA

Robert Karmann era un industriale oculato, desiderava diversificare la propria produzione, credeva nel prodotto, era disposto a rischiare ma… non troppo. La produzione ebbe inizio in un locale separato dei propri capannoni, lo stesso personale che vi si dedicava era numericamente ridottissimo, all’ inizio si contavano nove persone compreso lo stesso Engelhardt, in compenso non mancavano di entusiasmo e determinazione. Ed entusiasmo e determinazione ci volevano, perché doveva essere fatto tutto, i disegni esecutivi come i modelli e gli attrezzi per le lavorazioni meccaniche, nonché progettare e realizzare le rotaie e gli accessori.
I vagoni furono progettati da Engelhardt prendendo appunti al passaggio dei treni nella vicina stazione di Moenchegladt, contava il numero dei finestrini e la posizione delle porte e schizzava alla buona il progetto che sarebbe stato sviluppato poi in ditta. Gli stampi dei vagoni furono pronti nell’estate del 1948, le giornate di lavoro erano anche di 16 ore, ciononostante il cammino da compiere prima di arrivare al prodotto finito era ancora lungo.
I binari erano ottenuti da un basamento – e questa era già una novità – di bakelite (*), la prima produzione di rotaie aveva un assortimento ridottissimo, era previsto che gli spezzoni di binario di lunghezza inferiore allo standard fossero ottenute dal modellista tagliando i pezzi più lunghi. Se vogliamo guardare in dettaglio il primo binario, con la sua massicciata incorporata, era estremamente simile al binario Marklin serie M se addirittura non vogliamo paragonarlo all’attuale binario serie C.
| (*) La Bakelite è la prima materia plastica sintetica prodotta industrialmente . Nel 1907 un chimico Olandese , Leonard Baekeland , facendo reagire fenolo e formaldeide , ottenne un composto termoindurente, ovvero che una volta fuso assumeva stabilmente la forma che gli veniva data e non poteva essere modificato se non con un’ ulteriore fusione . La Bachelite è un prodotto che può essere colorato e verniciato , è durissimo ma molto fragile , solo dopo la Seconda Guerra Mondiale sono comparse materie plastiche in grado di sostituirla efficacemente ed economicamente . |
Per tutelarsi da concorrenze illecite tutti i principali componenti della ferrovia furono coperti da brevetto industriale.
Nella tarda estate del 1948, finalmente fu allestita la linea di montaggio e un gruppo di operaie iniziò le operazioni di assemblaggio dei rotabili e delle scatole.
La "Little Railway Baby 1001", la creatura di Eugen Engelhardt, doveva essere pronta per il Natale 1948. Di questo modello, in corrente alternata come il primo esemplare costruito, ne furono allestite 50 scatole nel 1948 e 100 nel 1949.
Dal tempo intercorso tra l’inizio dei lavori e la consegna delle prime 50 scatole è dunque facile capire quanto coraggio imprenditoriale e capitali abbia richiesto l’avvio di una produzione industriale di questo genere.
Una
breve descrizione meritano queste scatole, le primissime erano di legno (!!!),
l’alimentazione come detto era in corrente alternata e il treno era composto da
locomotiva, tender, tre vetture a carrelli, trasformatore, circuito di binari e
tre curiosi accessori: un cacciavite, un paio di pinzette (necessarie per lo
sgancio dei vagoni) e un flaconcino di vetro contenente i carboncini di ricambio
per il motore elettrico. La scatola aveva un bellissimo (erano ancora gli anni
’40!) disegno al tratto del treno che vi era contenuto e la foto di un bambino
(il nipotino di Robert Karmann), compariva inoltre la scritta "ROKAL" Klein –
Elektrobahn, ovvero Piccola Ferrovia Elettrica. Il gancio applicato ai veicoli
era del tipo "a bocca di pesce", brutto e poco funzionale, ma in quegli anni
eravamo tutti di bocca buona. La scritta "ROKAL", acronimo di Robert
Karmann Loebberich, racchiusa in uno scudetto con due ali stilizzate,
era stata ideata da uno studio di Duesseldorf, divenne il marchio più famoso
della scala TT.
I PICCOLI TRENI INIZIANO A CORRERE...
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