Una E.554 FS in scala 1:120 (di Marco Siccardi)

LOCOMOTIVE FS gruppo E.554 - Il canto del cigno della trazione merci trifase (foto P.Picchetti - Ormea 13 luglio 1973)

La maggiore critica che viene fatta ai modellisti che scelgono la scala TT è che al momento non esistono locomotive del parco FS. Ci sono vagoni merci, ci sono vetture passeggeri ma ancora mancano locomotive FS.

 

Essendo un grande appassionato di trifase, ha pensato bene di colmare la lacuna e la scelta è caduta su un macchina che ha trainato treni attraverso vari decenni, una scelta veramente impegnativa!

 

La storia:

Alla fine degli anni ’20, sebbene il sistema di trazione a corrente continua avesse già ampiamente dimostrato la propria superiorità su quello trifase a bassa frequenza, era tuttavia necessario elettrificare con quest’ultimo sistema varie linee del gruppo ligure-piemontese e di valico appenninico. Questa risoluzione condusse l’Ufficio Progetti delle FS a non replicare le macchine del gruppo 551, ma a progettare ex novo una locomotiva, la cosa oltretutto avrebbe permesso di aggirare i numerosi brevetti industriali che appesantivano i costi delle macchine precedenti.

Nacque così il gruppo E.554, la prima serie fu ordinata ai vari costruttori nazionali nel 1927, le prime consegne iniziarono nel 1928 e nel 1930 fu consegnata l’ultima macchina, la E.554 183, e 183 fu il totale delle unità costruite. I costruttori incaricati furono tutti: TIBB, Ansaldo, CEMSA, OM-CGE, Savigliano, Officine Reggiane, Off. Mecc. Navali Napoli,Vickers-Terni. La macchina non si discostava molto dalle precedenti unità dei gruppi per servizio merci, un semplicissimo rodiggio E, ovvero 5 assi accoppiati e priva di assi portanti, due motori con una potenza di 1000 kw orari ciascuno, una massa di 77.000 kg scorte comprese, una velocità max di 50 km/h. Il reostato di avviamento era anch’esso raffreddato ad acqua, ma miglioramenti nel raffreddamento e un più abbondante dimensionamento fecero sì che da subito questa macchina divenisse la preferita per trazioni merci più impegnative. Il movimento dai motori veniva trasmesso agli assi tramite un cinematismo – brevetto dell’ Ing. Giuseppe Bianchi – che azionava una biella di accoppiamento. Le ruote avevano una diametro a nuovo di 1073 mm, e la sala centrale era priva di bordino per facilitare l’inscrizione nelle curve più strette e diminuire le sollecitazioni del binario. Le velocità economiche – ovvero senza l’inserimento del reostato – erano due, la massima di 50 km/h e una intermedia di 25 km/h ottenuta eccitando i motori in "cascata". Nel 1958 – la linea del Brennero era ancora alimentata in corrente trifase e così rimase fino al 1965 – l’aumento di tonnellaggio dei treni impose una soluzione di ripiego ma non per questo meno brillante. Le E.554 furono accoppiate con un tipo di comando multiplo che eliminava taluni problemi elettrici che ne avevano sinora sconsigliato l’adozione, permettendo di realizzare unità binate della potenza di 4.000 kw. Fu il canto del cigno. Infatti dopo circa un decennio la corrente trifase e le sue macchine sparirono dal panorama delle ferrovie italiane. 

Alcune immagini della locomotiva scattate a Savigliano da Lorenzo Siccardi. La fotografia più a destra si riferisce alla partenza della macchina per Vado Ligure (SV) dove è posta attualmente all’interno dello stabilimento Bombardier. 

L’idea:

Ho sempre amato i locomotori trifasi sin da quando, da bambino ero incuriosito da quelle strane locomotive con “i musi”. Macchine affascinanti che profumavano di vacanze estive che io trascorrevo nei pressi di Acqui Terme e che io non mancavo di andare a vedere nei giorni di mercato dove i miei nonni avevano il banco del pesce... quanti ricordi...

Negli anni ’80 mi volli avvicinare al fermodellismo e come prima cosa acquistai alcune riviste e un libro sulle locomotive elettriche: fu così che rividi, almeno in fotografia, quelle meravigliose macchine: come prima cosa mi venne il desiderio di rivivere le stupende emozioni che mi avevano regalato e cercai qualche modello in commercio. La produzione dell’epoca era esclusivamente artigianale con dei prezzi ben al di fuori delle mie possibilità, quindi tentai la via dell’autocostruzione in scala 1/80 con alcune realizzazioni molto semplificate e alquanto giocattolesche fatte con il cartoncino e meccanica ricavata da vecchi modelli Lima… e tutto finì così!

Agli inizi del 2010 mentre stavo girovagando per i siti web di fermodellismo conobbi la scala TT, fui subito incuriosito e quasi per gioco rispolverai i vecchi disegni fatti su carta millimetrata e con un programma CAD li portai in 1/120… UN RITORNO DI FIAMMA!

La scelta è caduta subito su una macchina a ruote piccole perché disponevo di alcune parti di ricambio di una locotender DB gruppo 81 e la e.554 è stata la prescelta perché avevo già pronti disegni originali F.S. in perfetta scala.

La tecnica:

Dopo tanti anni di plastimodellismo ho acquisito una discreta manualità con l’autocostruire parti in plastica e con la resina. Ci è voluto poco coniugare la mia grande passione per le locomotive alle tecniche di autocostruzione che io già adottavo per gli aerei. L’unica differenza è stata nel volerla motorizzare rendendola però il più fedele all’originale, una vera sfida anche perché questo mi ha portato a sperimentare tecniche a me nuove come la fotoincisione.

La costruzione:

Come primo passo ho realizzato con il programma CAD lo sviluppo delle lamiere di tutte le parti interessate, quindi ne ho fatto alcune stampe su cartoncino come prova. Una volta che ho corretto alcuni dettagli ho realizzato il pianale e le pareti della cassa con fogli di plasticard da 0,75mm.,le ho quindi assemblate con normalissima colla da modellismo plastico, mentre ho iniziato la lavorazione degli avancorpi con alcuni pezzi di forex da 3mm. e cera da odontotecnico.

 

Il lavoro procede, in attesa di avere maggiori dettagli sulla costruzione, ecco una foto delle lastrine che originano le fiancate e del master degli avancorpi pronti per essere rifiniti e prodotti in resina.

Ecco un’anteprima del telaio con inseriti gli assi, nonché il motore e un robusto volano. Si noti il binario, è un Tillig di recente produzione con massicciata incorporata.

Ecco documentata la realizzazione delle parti fotoincise necessarie per dettagliare la cassa centrale. Il metodo prescelto e' stato quello di usare la carta P'n'P per stampanti laser riportata su lastrina di ottone da 0,25 mm.

 

 

 

Ritengo utile segnalare due riferimenti dove ho trovato la spiegazione del metodo P'n'P:

TRENO D.O.C.

MARMARI

 

Una volta lisciati gli avancorpi in maniera adeguata, ho preparato gli stampi per poter procedere alla realizzazione dei master in resina.

 

La tecnica è quella classica ed ho realizzato il contenitore con lastrine di forex da 3mm., mentre per la gomma siliconica mi sono affidato come mia consuetudine ad una gomma trasparente della Prochima molto utile per il controllo dei pezzi in fase di stampaggio.

Riposto il tutto in attesa di una completa catalizzazione ho iniziato le prove per la realizzazione del telaio, innanzi tutto con lo studio della cascata degli ingranaggi per la motorizzazione (per nulla facile!!!). Dopo innumerevoli prove sono riuscito a trovare la corretta disposizione motorizzando i tre assi centrali... questo mi sembra più che sufficiente!

 

Con lo stesso procedimento degli avancorpi ho iniziato a costruire un prototipo del telaio, questa volta utilizzando un foglio di Plasticard spesso 1,5mm, con larghezza, sia interna che esterna risponde alle norme NEM per la scala TT in modo da poter accogliere ruote ed assi di produzione commerciale.

   

Sto lavorando con una tolleranza di circa 0,1mm perchè, come avevo già sperimentato con la scala HO una locomotiva con rodiggio E può presentare difficoltà di inserzione in curva sviando facilmente, quindi ho prestato particolare attenzione che gli assi fossero correttamente paralleli fra loro e perfettamente perpendicolari al telaio.

 

Dopo aver fatto gli stampi siliconici, ho colato alcune copie degli avancorpi in resina poliuretanica ed ho iniziato a portarli perfettamente a misura ed in squadra scavandoli internamente con una fresa cilindrica per poter ricavare lo spazio per il motore ed il suo volano.

 

Una volta pronti gli avancorpi ho proceduto ad incollarli al resto della cassa, stuccando le fessure con cera da odontotecnico ed iniziando a tracciare con la matita la posizione di massima di tutti gli sportelli.

 

 

Con stucco da plastimodellismo ho iniziato la rifinitura di tutte le fessure e ho iniziato a rimuovere ogni residuo di colla o imperfezione dalla cassa. Nel contempo ho iniziato le prove di assemblaggio a secco delle parti componenti la meccanica con il telaio e la cassa studiandone gli ingombri anche in previsione della presenza di un biellismo che intendo fare perfettamente funzionante.

 

 

 

La cassa oramai è quasi finita ed aspetta solo di essere dettagliata, ho quindi steso una mano di colore uniforme per controllare meglio i dettagli ed ho iniziato il disegno del tetto di cui si vede un prototipo provvisorio in cartoncino.

 

 

 

Il lavoro di costruzione sta proseguendo con la realizzazione del telaio definitivo, questa volta utilizzando fogli di plastica da 1mm.

Nelle foto si vedono sia l'evoluzione dei vari telai che ho realizzato, sia la disposizione che avrà il motore a modello ultimato.

 

 

 

 

Essendo la prima realizzazione in scala TT ho avuto a disposizione degli spazi molto più ridotti rispetto alla scala HO, fortunatamente l'avancorpo anteriore è voluminoso e mi è stato facile inserire il generoso volano in dotazione al motore.

 

 

 

La cassa è stata verniciata di un grigio neutro per carrozzieri ed è pronta per essere lisciata e dettagliata; nel frattempo ho iniziato la realizzazione degli innumerevoli sportelli che caratterizzavano le macchine trifasi, una volta fatti i disegni ne ho realizzato una lastrina fotoincisa.

 

 

 

 

Il tetto continua ad essere provvisorio per meglio studiare la disposizione della motorizzazione, come prossimo passo mi sono dedicato alla completa carteggiatura della cassa con realizzazione dei panconi anteriori (con il gruppo ganci-respingenti) e delle scalette.

La prima cosa che ho fatto è stato di carteggiare completamente la cassa lisciandola completamente da ogni asperità o imperfezione, quindi ho iniziato il lungo lavoro di riproduzione degli sportelli presenti sugli avancorpi, un lavoro da vero certosino che però mi ha dato molte soddisfazioni come, per esempio, la griglia di ventilazione presente sul lato sinistro della cabina anteriore.

 

 

Il passo successivo è stato quello di realizzare i panconi frontali con una attenzione speciale alla corretta posizione dei respingenti che devono essere perfettamente a misura con i modelli di produzione commerciale. Ho anche realizzato anche la scaletta in un solo esemplare da stampare in più copie con la resina (foto a destra).

 

 

Il lavoro è proseguito con la progettazione del biellismo con il CAD realizzandone il disegno della lastrina da fotoincidere su lastrina di ottone da 0,3 mm.

 

Sto anche iniziando a studiare il trolley (nella foto lo studio degli archetti) ed ecco l’anteprima con parti provvisorie in cartoncino.

 

 

 

Quando ho iniziato l'autocostruzione avevo deciso di ricorrere il meno possibile ai pezzi di produzione industriale e di autocostruire il più che potevo... certamente questo ha comportato l'affrontare molte nuove tecniche come la fotoincisione passante.

 

In questo caso mi sono trovato a realizzare il bellissimo, ma complicato biellismo di queste macchine e la fotoincisione passante era l'unica soluzione.

 

Avendo già preparato i disegni con il prgramma CAD ho stampato il tutto su carta P'n'P ed ho proceduto all'incisione chimica su lastrina di ottone da 0,3mm., come indicato QUI.  Il risultato è stato notevole come si può vedere dalle fotografie, ma soprattutto ho sperimentato questa tecnica a livello casalingo anche in previsione della costruzione del trolley.

 

 

 

 

Dopo l'entusiasmante risultato ottenuto con le bielle, ho realizzato una lastrina con il dettaglio degli avancorpi, così facendo ho terminato la costruzione della cassa e degli avancorpi. Volutamente non ho realizzato alcuni dettagli troppo piccoli che avrebbero dato al modello un aspetto "bitorzoluto" ed alquanto "gioccatolesco" da riprodursi in fase di decorazione finale.

 

Ed ora le resine! Questo è un aspetto del modellismo che ho sempre prediletto unitamente alla verniciatura.

Una volta approntati i prototipi del telaio, della cassa e di alcuni particolari come i respingenti e la scaletta, ho realizzato gli stampi in gomma siliconica badando bene ad abbondare con le dimensione degli stessi stampi per garantire la massima robustezza ed evitare fastidiosi svergolamenti.

 

La vulcanizzazione è sempre molto lenta, ma non ho avuto fretta lasciando riposare il tutto per almeno una settimana, quindi sono passato alla fase di stampaggio dei primi pezzi.

 

 

 

Dopo un'accurata pulizia degli stampi ho fatto alcune prove utilizzando un flacone di resina di bassa qualità, in seguito visto che i risultati sono stati più che lusinghieri ho iniziato a stampare alcuni esemplari con l'ottima resina Sintafoam 1:1 della Prochima, l'elevata qualità di questa resina mi ha incoraggiato a realizzare alcune parti della meccanica ed ho iniziato ad assemblare il primo telaio.

 

 

Ora non mi resta che realizzare il trolley e alcuni particolari come i fanali, i ceppi dei freni e i vomeri spartineve, così potrò assemblare la locomotiva come se fosse un kit. Nelle foto seguenti potete osservare i contrappesi degli assi motori, i panconi anteriori ed l'inizio della costruzione del trolley.

 

 

 

 

Con tondini di ottone, filo di rame e graffette fermacarte, ho completato il primo trolley, mobile anche se non molleggiato, le stanghe aspettano ancora qualche altro dettaglio come i cavi che saranno aggiunti in fase di posa sul tetto della locomotiva. La tecnica usata è mista con alcune parti saldate ed alcune altre incollate con colla epossidica bicomponente.

 

La verniciatura:

 

Terminata la costruzione e l'assemblaggio di tutti i particolari sono passato alla verniciatura.

Ho deciso di decorare la nostra e554 con un look molto vissuto, tipico degli ultimi tempi di esercizio quando il destino del trifase era oramai segnato (circolava addirittura anche una macchina, la 554.130, senza un fanale!).

 

La tecnica utilizzata è la stessa che ho utilizzato per anni con i mezzi corazzati, detto in gergo "weathering", consistente in una pesante sporcatura su colore base e successiva lumeggiatura. Dopo la stesura a spruzzo di una mano uniforme di colore neutro che funga da base, ho proceduto a dipingere a pennello le parti in colore Isabella.

 

Appena asciutto, sono passato a sporcare grossolanamente l'intera cassa con un grigio ardesia molto diluito.

 

Dopo l'applicazione delle targhe ho passato in maniera casuale, ma molto intensa, una lumeggiatura a pennello asciutto con un colore più chiaro ottenuto mischiando in parti uguali l'isabella con un giallo sabbia di provenienza aeronautica (sandgelb tedesco).

Ora non resta che passare agli altri colori (castano e rosso pancone) per completare la cassa da sporcarsi con la stessa tecnica.

Oramai la costruzione volge al termine e dopo aver assemblato il telaio ho completato la motorizzazione.

Ed ecco finalmente il collaudo con il video della corsa di prova!

Non vi nascondo che vedere correre la piccola locomotiva dopo tutti questi mesi di lavoro è stato emozionante. Ora non mi resta che completare la macchina con gli ultimi dettagli come i vetri, le palpebre parasole dei finestrini frontali o gli accoppiatori pneumatici.

 

Ed ecco alcune fotografie della locomotiva finita:

Conclusioni

Ci sono voluti circa 9 mesi di lavoro per completare la e554, ogni scampolo di tempo libero l’ho ritagliato per il modellismo. Ho trovato molto entusiasmante portare a termine un progetto così complesso e pieno di sfide, in primis la motorizzazione avendo realizzato in passato molti modelli statici.

Una grande soddisfazione è nata anche dalle fotoincisioni tanto da spingermi a costruire un bromografo e tentare la costruzione di un modello in lamierino fotoinciso completamente fatto in casa (mia moglie è una santa!).

Lavorare con le resine è stato una grande trovata! Ora mi posso stampare più copie della locomotiva, anche se, purtroppo, i limiti di questo sistema non hanno tardato a manifestarsi. Infatti la resina poliuretanica tende a deformarsi nel tempo a seconda degli spessori di stampaggio. Questo ha determinato il fatto che il telaio lentamente ha iniziato ad incurvarsi tanto da compromettere l’inserimento nelle curve, specie quelle di raggio più stretto… Ho già pronti alcuni telai in plastica che sostituiranno quelli in resina almeno per i modelli motorizzati, mentre per Novegro ho approntato una versione statica. Per la cassa non ho avuto alcun problema grazie al fatto che avevo previsto degli inserti in metallo atti ad aumentare il peso della macchina e anche grazie al fatto che la sagoma della locomotiva è molto compatta.

Ma, permettetemi, la cosa più bella è che ho conosciuto delle persone meravigliose come Massimo Salvadori, Andrea Altrocchi, Giuseppe Risso di Chiavari, Diego Del Rio del Chiosco dei Treni di La Spezia e il carissimo sig. Pietro Picchetti di Savona.

Oramai ho convertito completamente i miei progetti ferroviari verso la scala TT che mi ha veramente affascinato e se qualcuno volesse saperne di più mi contatti pure all’indirizzo ilsikka@libero.it e sarò felicissimo di rispondere.

Grazie a tutti e… Buon modellismo!!!

Marco